Δευτέρα, 20 Ιουλίου 2015

da 25 anni vive ed è socialmente riconosciuta come donna.

Cambio sesso all'anagrafe, Cassazione: non è obbligatorio l'intervento chirurgico agli organi sessuali





Per ottenere il cambio di sesso all'anagrafe non è obbligatorio l'intervento di adeguamento degli organi sessuali: lo ha stabilito la Cassazione, che ha accolto il ricorso di Rete Lenford sul caso di una persona trans che, dopo essere stata autorizzata all'intervento chirurgico, aveva poi rinunciato al'operazione ma esigeva comunque di cambiare sesso all'anagrafe.
Sia il tribunale di Piacenza che la corte d'appello di Bologna, a cui la persona si era rivolta per ottenere la rettificazione dello stato civile in assenza dell'intervento chirurgico, avevano respinto la richiesta, spiega Rete Lenford che definisce "storica" la sentenza della prima sezione della Corte di Cassazione, depositata oggi.
Il tribunale e la corte d'appello avevano infatti aderito a quella giurisprudenza di merito, sino ad oggi prevalente, che subordina la modificazione degli atti anagrafici all'esecuzione del trattamento chirurgico sui caratteri sessuali primari, cioè gli organi genitali. Nella sentenza, la Cassazione sostiene che "il desiderio di realizzare la coincidenza tra soma e psiche è, anche in mancanza dell'intervento di demolizione chirurgica, il risultato di un'elaborazione sofferta e personale della propria identità di genere realizzata con il sostegno di trattamenti medici e psicologici corrispondenti ai diversi profili di personalità e di condizione individuale. Il momento conclusivo non può che essere profondamente influenzato dalle caratteristiche individuali. Non può in conclusione che essere il frutto di un processo di autodeterminazione verso l'obiettivo del mutamento di sesso, realizzato mediante i trattamenti medici e psicologici necessari, ancorché da sottoporsi a rigoroso controllo giudiziario".
In pratica,non può essere soltanto l'intervento chirurgico a determinare il cambio di sesso di una persona: la ricorrente, infatti, aveva rinunciato alla demolizione e ricostruzione chirurgica dei suoi organi genitali proprio perchè, riferisce l'associazione, aveva raggiunto nel tempo un equilibrio psico-fisico e da 25 anni vive ed è socialmente riconosciuta come donna.

http://www.huffingtonpost.it/2015/07/20/cambio-sesso-cassazione-intervento-chirurgia_n_7831552.html?


http://espresso.repubblica.it/attualita/2015/07/20/news/per-cambiare-sesso-non-e-necessario-operarsi-sonia-ha-vinto-la-sua-battaglia-1.221744?fb_ref=Default



http://www.retelenford.it/images/CassCiv15138-15rid.pdf


Flag  Ιταλία: Τετάρτη, 22 Ιουνίου 2015 | 12:20

Ιταλία: Το Ανώτατο Δικαστήριο αποφάσισε ότι οι ιατρικές διαδικασίες δεν είναι απαραίτητες για τη νομική αναγνώριση της ταυτότητας φύλου.


*

Μετάφραση για το transs.gr*Τζένη Πατεράκη


Η Transgender Europe καλωσορίζει την απόφαση του Ιταλικού Ανώτατου Δικαστηρίου της 20ης Ιουλίου διερμηνεύει τις ιατρικές παρεμβάσεις και τη στείρωση ως μη απαραίτητες για τη νομική αναγνώριση της ταυτότητας φύλου για τους τρανς ανθρώπους.


Το Ανώτατο Δικαστήριο της χώρας εξέτασε υπόθεση 45χρονης τρανς γυναίκας που ζει επί 20 χρόνια ως γυναίκα όμως το δικαστήριο της Piacenza αρνήθηκε να την αναγνωρίσει νομικά. Βάση της άρνησης ήταν η αυστηρή διερμηνεία του Νόμου 164 του 1982 (που τροποποιήθηκε αργότερα) σύμφωνα με τον οποίο υπήρχε η προϋπόθεση επαναπροσδιορισμού φύλου ή τουλάχιστον μόνιμη στείρωση.

Το Ανώτατο Δικαστήριο αποφάσισε πλέον ότι η υποχρεωτική προϋπόθεση χειρουργικής επέμβασης δεν μπορεί να δικαιολογείται ως θέμα δημόσιου ενδιαφέροντος για τη διαπίστωση του γένους. Αναγνωρίζει ότι η επέμβαση στα πρωτεύοντα χαρακτηριστικά του φύλου μπορεί να θεωρείται «απαραίτητη» μόνο αν το πρόσωπο το επιθυμεί.

Παρότι το Ανώτατο Δικαστήριο διατηρεί την αρμοδιότητα για την επέκταση του (παρόντος) νόμου, εκκρεμούν τρεις υποθέσεις ενώπιον του Συνταγματικού Δικαστηρίου της χώρας που θα τελεσιδικήσουν έως το τέλος του χρόνου. Συνεπώς η απόφαση αυτή του Ανώτατου Δικαστηρίου δίνει την ελπίδα ότι ο δρόμος ήδη έχει χαραχθεί. 

2 σχόλια :


  1. ·
    Mi auguro che questa sentenza della Corte Suprema costituisca il primo passo per l'approvazione di una legge che accolga inmaniera ancora più chiara ed inequivocabile il principio del diritto all'autodeterminazione delle persone trans, conseguenza diretta della depatologizzazione della transessualità, attraverso una semplificazione delle procedure, come accade oramai nella legislazione dei paesi più avanzati. E che a questo processo nessuno pensi di associare u na riduzione dell'accesso ad una Sanità Pubblica di qualità, in cui si investa con oculatezza e nella direzione di un miglioramento complessivo della qualità dei servizi sanitari. Ancora una volta l'Amministrazione della Giustizia è dovuta intervenire per colmare, dopo la giurisprudenza di merito di Roma, Rovereto, Siena, Napoli, Messina, Genova, l'incapacità della nostra classe politica e tenere il nostro paese nel novero dei paesi civili. Ora temo ancora i giudici "capra" che potrebbero, fomentati dalla propaganda ideologica sul "Giender", non tener conto della pronuncia della Cassazione, pur sapendo che eventuali ricorsi ai loro rigetti delle istanze sarebbero successivamente accolti dalla Suprema Corte.
    Ottavia D'anseille Voza

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  2. ricordo un (recente) convegno ONIG in cui diversi sostenevano l'assurdità del solo pensare che il concetto di "identità di genere" potesse essere contemplato dall'ordinamento giuridico. Lo ha fatto l'Europa, e la corte di cassazione vi fa riferimento. Dicevate e continuate a dire che non è possibile trasformare l'iter giuridico per la rettifica anagrafica in procedimento amministrativo, anche se è la prassi in tutti i paesi d'Europa che pensano alle e ai transessuali come persone, e non come un ricco piatto da spartirsi tra psicologi, medici ed avvocati.
    Ricordo anche le prese in giro quando usavo quella parola "autodeterminazione" che ora rileggo in questa sentenza. Ricordo anche un altro recente convegno, dove i senatori presenti evitavano qualsiasi presa di posizione su un cambiamento legislativo anche minimo riguardo l'identificazione di nome e sesso, perché "se si chiede una piccola modifica si rischia di bruciare una legge ben fatta" e perché "la legge ben fatta ha troppi detrattori in parlamento e non passerebbe". In un solo anno la 164/82 è stata colpita da ben due violazioni costituzionali. Ora è il momento di sentirvi vecchi e di allinearsi alle leggi di Irlanda, Malta, Danimarca ed Andalusia, di smettere di parlare per patologie e diagnosi differenziali e di unificare i termini transessuali, transgender ed intersessuali sotto un "persone libere di autodeterminarsi", anche se vi scoccia. È ora di abrogare la 164/82 e di abbattere un nuovo muro legislativo che causa discriminazione, sostituendolo con nuove prassi di integrazione, perché non per molto tempo ancora ci troverete in fondo all'autobus. È ora di eliminare qualsiasi costoso iter legale e qualsiasi colloquio psicodiagnostico o percorso psicologico preventivo dal percorso di AUTODETERMINAZIONE di sesso e genere. È ora di eliminare qualsiasi ritardo di riconoscimento delle ALTRUI IDENTITÀ e cambiare focus: la legge non deve più pensare all'imputat* trans* che chiede il riconoscimento dell'identità sociale che di fatto vive (o che questa società gli affibia guardandol* in faccia) ma deve pensare ad ABBATTERE LE SACCHE DI *FOBIA IN UN PAESE CHE NON PUÒ PIÙ SCHIERARSI CONTRO INDIVIDUI LIBERI, anche se transgender o intersessuali. A voi pensare come mantenere le vostre nicchie di potere cui tanto siete affezionati: non potete più bloccare il cambiamento ormai.
    Personalmente il cosiddetto "Attivismo" l'ho chiuso fuori dalla porta, perché ho capito che dipende solo da rapporti di potere e non dal cuore che ci metti. Ho imparato che se sei più avanti non puoi tornare indietro a spingere, ma devi aspettare gli altri arrivino. Fortuna vuole che la globalizzazione sia dalla nostra parte questa volta e che si faccia sentire sulle decisioni italiane. Ringrazio quella che per me è l'unica associazione italiana che ci mette cuore, testa e professionalità, Avvocatura per i Diritti LGBTI - Rete Lenford, sperando presto possa non dedicarsi più al rimodellamento della 164/82 a botte di ricorsi.
    Michela Angelini

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