Σάββατο, 1 Νοεμβρίου 2014

«Siamo noiosamente monogami da otto anni / La prima volta che ho sposato Franco è stato sedici anni fa

http://www.iene.mediaset.it/puntate/2014/10/08/nobile-una-famiglia-arcobaleno_8804.shtml


VICENZA Cristina ha tre mesi, di notte non piange nè si sveglia quasi mai. Ma se succede, a prenderla in braccio c’è papà Paolo. E se ancora non dovesse calmarsi, niente paura, per rassicurarla è pronto l’altro papà: Massimo. Cristina è figlia di una coppia veneta omosessuale. «E’ bravissima, dorme anche nove ore filate», sorride il primo papà. La piccola vive con i due padri — vicentini — in un Comune di 10 mila abitanti. «Sia i vicini di casa che i colleghi di lavoro sanno, e la situazione è tranquillamente accettata — spiega Paolo — la gente comune è molto più avanti di certa nostra politica». Impiegato, 36 anni, insieme al compagno Massimo, infermiere 50enne, l’uomo ha avuto la figlia negli Stati Uniti «tramite la Gpa, cioè la gravidanza per altri». Entrambi parteciperanno, «a patto che Cristina non sia raffreddata, la stagione è quella», alla «Festa delle famiglie venete» organizzata da Arcigay, Famiglie Arcobaleno e altre associazioni a Vicenza il 16 novembre. L’iniziativa, un pomeriggio di musica, spettacoli e testimonianze, è la risposta del movimento «Lgbt» (lesbiche, gay e transessuali) a una recente mozione voluta dalla Lega Nord in consiglio regionale a favore della famiglia tradizionale.
Paolo racconta la storia della coppia. «Siamo noiosamente monogami da otto anni — sorride — ma non sposati. Aspettiamo che il matrimonio tra partner dello stesso sesso diventi possibile anche in Italia. Da sempre in noi c’era la volontà di avere un figlio». Attraverso informazioni fornite dalle «Famiglie Arcobaleno», i due aspiranti genitori hanno puntato sulla California. «Lì sono possibili non solo il matrimonio omosessuale ma anche la gravidanza per i single o per altre coppie e le adozioni per i single o per altre coppie. E tutto il processo è trasparente. Tramite una clinica per la ferti- lità siamo entrati in contatto con le altre due parti da coinvolgere, due donne». Una per gli ovuli, l’altra per portare a termine la gravidanza: «L’abbiamo conosciuta e c’è stata subito empatia, è una ragazza che ha già tre figli ed è sposata, una persona normale — precisa Paolo —. Lì le gravidanze per altri sono pratica diffusa». Per la donna che lo fa ci sono una serie di moduli di «prenascita » da firmare, che la escludono come madre, e un rimborso spese che tiene conto di tutti i rischi. «Ci sentivamo di continuo con lei e la sua famiglia.
Al telefono, i suoi figli ci dicevano che davano i bacinialla cuginetta italiana nella pancia della mamma». Cuginetta venuta alla luce i primi di agosto, prematura di qualche giorno: «Ci siamo precipitati negli Stati Uniti, siamo arrivati che era nata da qualche ora. E nel certificato di nascita è stato riconosciuto che i genitori siamo io e il mio compagno, senza alcun problema — continua Paolo —. Anzi, tutti ci chiedevano increduli perché non l’avessimo fatto in Italia, come mai qui non era ancora possibile ». Invece, nell’atto di nascita italiano viene riconosciuto solo il genitore naturale, Massimo. I due papà e la figlioletta sono tornati a Vicenza a metà settembre. «Con la famiglia americana manteniamo i rapporti tutt’ora: a Cristina spiegheremo tutto, quando sarà grande. Intanto frequenterà l’asilo e il normale percorso scolastico — conclude Paolo — non ci sentiamo diversi dalle altre famiglie».


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