Κυριακή, 3 Ιανουαρίου 2016

La giudice coraggio e i diritti dei bambini: "Vi spiego perché i gay possono adottare"





Melita Cavallo, presidente del Tribunale per i minori di Roma, in pensione da ieri: "Orfanotrofi lager e neonati in vendita. Così in quarant'anni ho visto cambiare la famiglia"


















ROMA. Le sue ultime sentenze hanno spalancato le porte alla stepchild adoption, facendole cadere sulla testa insulti e lodi in pari misura. Ma l'ironia è compagna fedele della giudice Melita Cavallo: "Prima o poi dovranno rassegnarsi, ho soltanto applicato la legge sulle adozioni". Per 40 anni ha difeso l'infanzia violata e abusata nei tribunali di Milano, Napoli e Roma. "Quando ho cominciato a fare il magistrato l'Italia era piena di figli. I bambini non avevano voce. Potevano essere comprati, venduti. Ricordo i loro occhi spaventati. Per questo ho deciso di dedicarmi alla giustizia minorile".

Da due giorni Melita Cavallo, presidente del tribunale per i minori di Roma, il più grande d'Italia, è in pensione. Classe 1943, "siamo nati sotto le bombe, forse è per questo che la mia generazione è così tenace", è stata testimone della metamorfosi della famiglia. Oggi a più di 70 anni ne abbraccia il cambiamento. Spiazzando colleghi e politici. Accanto a lei, in una casa fresca di trasloco, Giuseppe, marito (affettuoso) da quasi mezzo secolo.

Verrà ricordata come il giudice delle coppie gay...
"Un errore, sono un giudice e basta. E così come ho ritenuto, in sei sentenze, che per quel figlio fosse giusto essere adottato dalla compagna della madre, così ho curato le adozioni di centinaia di bambini nelle coppie eterosessuali".

E la legge che spacca il Parlamento?
"Le norme già esistono. Articolo 44 della legge 184 del 1983".

Direbbe di sì anche a una coppia di padri omosessuali?
"Se fosse giusto per i figli, perché no? Sono i legami affettivi che contano. A una coppia di donne l'adozione l'ho negata. Era evidente che il bambino non riconosceva la partner della madre come madre anch'essa. Ma ormai se ne occuperanno i miei colleghi...".

E la maternità surrogata?
"Soltanto come un dono. Se posso donare un rene a un'amica o a una sorella che grazie a questo sopravviverà, dov'è lo scandalo di far nascere un bambino grazie all'utero di un'altra donna. E del resto la "surrogacy" è sempre esistita. Ma era molto peggio".

Si faceva e non si diceva?
"Negli anni '70, quando ho iniziato, la condizione dell'infanzia era disastrosa. A Milano c'erano i figli degli immigrati calabresi e siciliani che non riuscivano a integrarsi, e spesso finivano nelle case di correzione. Ma a Napoli accadeva di tutto".


Adozioni illegali, compravendite?
"Tra i poveri chi aveva molti figli li vendeva a chi non ne aveva. Poi venivano in tribunale chiedendo di legittimare quell'adozione di fatto. Me li mettevano sul tavolo. "Lo faccia per la creatura, giudice...". Negli anni del terremoto dell'Irpinia fu l'apice. Migliaia di sfollati. I cacciatori di bambini ne approfittarono senza scrupoli. Abbiamo lavorato moltissimo per ricostituire i nuclei familiari".

Diceva della maternità surrogata...
"Accadeva nelle famiglie ricche. Il marito pagava una qualche ragazza sfortunata, la metteva incinta, poi questa scompariva, l'uomo riconosceva il bambino, in tribunale la moglie chiedeva l'adozione del figlio del marito...".



Stepchild adoption di fatto.
"Più o meno. Ma non sono storie di ieri. E ancora oggi abbiamo notizie di compravendite".

Però i bambini stanno meglio.
"Verso i bambini c'è più rispetto, e la grande differenza è che oggi la Giustizia li ascolta. Prima quasi mai venivano creduti. Le vittime venivano messe a confronto con chi le aveva violentate. Per paura molte ragazze ritrattavano. Una mi disse che scagionava il padre colpevole perché non voleva più vederlo".

Gli abusi sono diminuiti?
"C'è un'attenzione enorme. Ma gli abusi non sono diminuiti. Anzi, oggi i bambini sono addirittura più soli e più esposti".

Erano meglio le famiglie numerose?
"Senza dubbio".

Lei ha tre figli, un marito e nipoti. È stata dura conciliare?
"Sì, ma non ci avrei mai rinunciato".

Un ricordo forte?
"Era il 1989. Francesco, un bambino focomelico senza braccia e gambe, abbandonato da una ricca famiglia napoletana in ospedale. Misi un annuncio su Famiglia Cristiana per trovargli dei genitori. Lo adottò una coppia del Nord che aveva già una figlia disabile. Ricordo quando incontrò papa Wojtyla. Un'emozione enorme. E poi un padre camorrista".

Ne avrà conosciuto più d'uno.
"Disposi l'allontanamento dei suoi figli. Credo che mi abbia odiato con tutto se stesso. Dopo vent'anni mi scrisse dal carcere ringraziandomi perché i ragazzi si erano salvati".

Gli errori.
"Più che errori rimpianti. Per quei ragazzi che non sono riuscita a fermare prima che finissero male".

Nel 2001 diventa presidente della Commissione adozioni internazionali.
"Anni bellissimi. I Paesi stranieri ci spalancavano le porte. Vado ancora fiera dell'accordo che riuscii a fare con il Vietnam. Portai in regalo decine di cd con le canzoni napoletane".

Oggi l'adozione è in crisi.
"Spesso dall'estero arrivano ragazzi con seri problemi. Noi assistiamo al dramma delle restituzioni. Il 10% delle adozioni. Una sconfitta".

Finiscono negli istituti?
"Sì, e non sempre in luoghi adeguati. Ne ho chiusi diversi".

Il famoso brefotrofio dell'Annunziata a Napoli.
"Era 1986, un'altra era. I piccoli venivano lasciati nelle culle con i biberon legati alla bocca... Ma di recente ho dovuto chiudere un altro posto terribile, vicino a Frosinone. Però siamo riusciti a far adottare in Italia molti ragazzi anche grandicelli".

Si è schierata per il diritto alla conoscenza delle origini degli adottati.
"Conoscere la pianta da cui si proviene infatti è un diritto".

Sta per uscire a fine gennaio un suo libro per la casa editrice Laterza.
"La mia vita di giudice in 15 storie".

La famiglia italiana può farcela?
"Le famiglie dovremmo dire. Sì. Purché la società ne accetti la metamorfosi".


http://www.repubblica.it/cronaca/2016/01/02/news/la_giudice_coraggio_e_i_diritti_dei_bambini_vi_spiego_perche_i_gay_possono_adottare_-130510841/



http://www.gay.it/blogs/lavoltabuona/pinocchio-stepchild-affido-rinforzato

Il giurista Angelo Schillaci: l'affido rinforzato è inaccettabile


di   
Il giurista Angelo Schillaci: l'affido rinforzato è inaccettabile
Intervista su stepchild e ddl Cirinnà. E sulla Corte Costituzionale mette in guardia.
Angelo Schillaci, trentacinque anni, è dottore di ricerca in Teoria dello Stato ed istituzioni politiche comparate nell'Università di Roma "Sapienza", dove è stato assegnista di ricerca in diritto pubblico comparato. E' autore di numerose pubblicazioni in tema di tutela dei diritti fondamentali e diritti civili delle persone e delle famiglie LGBT. In particolare, ha curato il volume "Omosessualità Eguaglianza Diritti. Desiderio e riconoscimento" (Roma, Carocci, 2014); è membro della Redazione della Rivista GenIus e collabora conwww.articolo29.it . Da qualche mese, fa parte del Gruppo Legale dell'Associazione Famiglie Arcobaleno. A lui abbiamo chiesto di spiegarci perché la proposta dell'affido rinforzato è inaccettabile e quali sono le differenze tra questo e la stepchild adoptiontanto discussa e contenuta nell'attuale versione del ddl Cirinnà.
In questi mesi e soprattutto in questi giorni, in vista dell'appuntamento del 26 gennaio quando le unioni civili torneranno finalmente nell'aula del Senato, si sta sviluppando una discussione tutta politica sul "tallone d'Achille" delle unioni civili, la stepchild adoption. Come sai alcuni senatori del PD hanno presentato un emendamento alternativo a questo articolo del ddl Cirinnà, che è l'affido rinforzato. Che valutazione tecnico-giuridica ne hai? E' davvero così inaccettabile e perchè?
Bisogna ricordare, innanzitutto, che la cd. stepchild adoption (adozione del figlio del partner) è già il risultato di una mediazionetra le piena tutela dei diritti dei minori nati o accolti in famiglie omogenitoriali - rappresentato dall'adozione "piena" o legittimante - e forme più deboli e precarie di disciplina del legame con il genitore non biologico quale, appunto, il cd. affido rinforzato (di cui all'emendamento 5.19, Lepri-Fattorini, presentato in Commissione). Quest'ultimo, infatti, si pone ancora al di sotto delle pur minime tutele cui dà luogo la cd. stepchild. Si tratta di un istituto caratterizzato da una intrinseca precarietà, che non appare per questo in grado di garantire una tutela soddisfacente del legame tra il minore ed il genitore sociale. A differenza della stepchild, e solo per fare alcuni esempi, l'affido rinforzato è soggetto a possibili revoche, così come alla rinuncia da parte dell'affidatario, viene meno con la morte dell'affidatario (senza dare luogo a diritti di successione, a differenza del legame adottivo), ma anche con la separazione tra affidatario e genitore biologico o con la morte di quest'ultimo. Come ulteriore "aggravante", va segnalato che in caso di morte del genitore biologico, il legame con il genitore affidatario si tramuterebbe in legame adottivo solo su richiesta dell'affidatario e previa valutazione dell'autorità giudiziaria; ma ancora, va ricordato che, secondo l'emendamento, in caso di separazione non è garantita - se non in forma del tutto generica - la continuità affettiva con il genitore sociale. Insomma l'affido rinforzato espone il minore, nato accolto o cresciuto in una famiglia omogenitoriale, al rischio continuo di vedere polverizzato il proprio rapporto con il genitore sociale.

Quindi, mi par di capire, convieni con chi sostiene che sia meglio il nulla che l'affido rinforzato, come ha fatto recentemente il Senatore Airola dei 5 stelle, arrivando a dire che il suo gruppo voterebbe contro il ddl Cirinnà se passasse questo emendamento?
Resto radicalmente contrario - per valutazioni tecniche, prima ancora che politiche - allo stralcio dell'art. 5 (quello che, per intenderci, introduce la cd. stepchild adoption) o alla sua sostituzione con l'affido rinforzato. Non vorrei però si finisse per fare il gioco di quanti puntano sull'opposizione alla stepchild per ottenere l'insabbiamento o la bocciatura del ddl nella sua totalità. Anche se, lo ripeto perché è fondamentale, l'approvazione del ddl sulle unioni civili senza la cd. stepchild adoption (o con forme di tutela del minore insufficienti e inaccettabili sul piano tecnico) sarebbe una sconfitta gravissima per tutti, in quanto priverebbe di protezione proprio i bambini e le bambine che già crescono in famiglie omogenitoriali, e che più hanno bisogno di uno strumento giuridico che li riconosca e li tuteli. Quello che è sicuro è che la giurisprudenza - dapprima sovranazionale (Corte europea dei diritti dell'uomo, sentenza X c. Austria del 19 febbraio 2013) e poi anche nazionale (da ultimo, Corte d'appello di Roma, 23 dicembre 2015) - già ha riconosciuto la possibilità di disporre la cd. stepchild adoption all'interno di famiglie omogenitoriali. Pertanto, se il legislatore dovesse optare - alla fine - per il nuovo istituto dell'affido rinforzato, farebbe un passo indietro rispetto a conquiste già presenti nel nostro ordinamento, grazie all'intervento dei giudici, e violerebbe la Convenzione europea dei diritti dell'uomo. I giudici, tra l'altro, potrebbero continuare a disporre la stepchild adoption a favore del partner omosessuale del genitore biologico del minore, anche nel caso di introduzione dell'affido rinforzato o, peggio ancora, di stralcio di qualunque disposizione in tema di genitorialità dal corpo del ddl Cirinnà. Si tratterebbe, tuttavia, di tutele solo eventuali, disposte con ogni probabilità "a macchia di leopardo" sul territorio (possono esserci giudici favorevoli, ma anche giudici contrari...) e dunque del tutto insufficienti. Resta decisamente preferibile una chiara assunzione di responsabilità da parte del legislatore, almeno con l'estensione della cd. stepchild adoption al partner omosessuale del genitore biologico o adottivo.

Il quotidiano La Repubblica di ieri preannunciava che gli stessi senatori stiano preparando un nuovo emendamento che risponda alle molteplici critiche sull'affido rinforzato e che dia in qualche modo un "contentino" a chi non accetta la stepchild adoption. A tuo parere esiste una "terza via" tra i due?
Non esiste, e non può esistere. Per una ragione di principio, anzitutto: l'affido rinforzato è in radice discriminatorio. Si introdurrebbe, infatti, un istituto ad hoc valevole solo per le famiglie omogenitoriali, in assenza di una apprezzabile giustificazione costituzionale ed in palese violazione del principio dell'interesse superiore del minore, che deve guidare - dal punto di vista del diritto costituzionale e del diritto internazionale dei diritti umani - ogni scelta che riguardi la vita familiare dei bambini e delle bambine. Tale trattamento differenziato - ed in particolare l'esclusione delle coppie omosessuali unite civilmente dalla stepchild - è stato inoltre già censurato dalla Corte europea dei diritti dell'uomo nella sentenza X contro Austria.
Sul piano della concreta disciplina, una terza via non può esistere in quanto l'affido - nel sistema del diritto di famiglia - è istituto in sé provvisorio e precario e nasce per affrontare situazioni di temporanea inadeguatezza del contesto familiare. Non vedo come si potrebbe adattare alle esigenze delle famiglie omogenitoriali, che sono identiche a quelle di ogni altra famiglia: certezza giuridica e dei diritti e (soprattutto) dei doveri del genitore, continuità affettiva, tutele adeguate sul piano personale, patrimoniale e successorio. Esigenze che, peraltro, la stessa stepchild soddisfa in modo già limitato.


Perché?
Rispetto all'adozione cd. "piena" o legittimante,la stepchild garantisce unicamente il legame giuridico con il genitore non biologico, ma non già con la famiglia di origine di quest'ultimo: l'adottato, dunque, sarà figlio anche del genitore sociale ma - da un punto di vista strettamente giuridico - non sarà nipote dei genitori, né dei fratelli/sorelle di quest'ultimo, con la conseguenza - ad esempio - che sarà escluso dai diritti di successione nei loro confronti, acquistando la qualità di erede solo nei confronti dell'adottante.
Allo stesso modo, se in una famiglia omogenitoriale sono presenti minori che hanno un legame biologico rispettivamente con ciascuno dei due partner questi, ove adottati con stepchild dal genitore sociale, non saranno fratelli tra loro, sempre dal punto di vista giuridico (esempio: A figlio biologico di X e figlio sociale, poi adottato, di Y non è fratello di B, figlio biologico di Y e adottato da X).
Per non parlare della situazione di quei bambini e di quelle bambine nati e cresciuti da coppie omosessuali già separate al momento dell'approvazione della legge, che rimarrebbero privi di tutela, a meno di costringere i loro genitori, già separati, ad unirsi civilmente, dato che la legge consente la stepchild solo alle coppie unite civilmente.
Al contrario, l'adozione piena o legittimante riprodurrebbe in toto gli effetti del riconoscimento del figlio biologico, rappresentando così la più alta e completa forma di protezione del minore nato, accolto o cresciuto in una famiglia omogenitoriale.


C'è chi sostiene che l'istituto della stepchild vada pensato in modo tale che non sembri concedere una sorta di diritto alla paternità/maternità alle coppie omosessuali, ma in modo che sia chiaro che voglia solamente riconoscere al bambino che ha un solo genitore biologico un pieno diritto alla genitorialità nel caso in cui questi venga a mancare. Che ne pensi?
Ritengo si tratti di una posizione insostenibile sul piano giuridico e che, sul piano politico, nasconda chiusure pregiudiziali ed ideologiche, strumentalizzando i soggetti più deboli, cioè i bambini e le bambine che già stanno crescendo in famiglie omogenitoriali.
La stepchild, infatti, è rivolta unicamente al riconoscimento di una situazione esistente: si tratta, sempre e comunque, di minori già nati, accolti o cresciuti all'interno di una coppia omogenitoriale e che tuttavia vedono riconosciuto giuridicamente il rapporto con il solo genitore biologico o adottivo. La coppia unita civilmente, insomma, non potrà decidere di adottare un minore "ex novo" dando così vita ad un autonomo progetto di genitorialità condivisa, ma solo regolarizzare una situazione già esistente, in cui il minore riconosce come genitore anche il genitore sociale, è da questi cresciuto, seguito e accudito, senza che tuttavia tale relazione rilevi sul piano giuridico, sicché - ad esempio - il genitore sociale ha bisogno di una delega per andare a prendere a scuola il figlio del partner, come anche per assisterlo in ospedale, accompagnarlo a visite e vaccinazioni.


Proviamo infine a fare uno scenario. La legge passa con la stepchild: come abbiamo già dimostrato un mese fa, i numeri in realtà ci sono, se larga parte del PD tiene anche nel voto segreto. Scenario referendum: come si comporterebbe la Corte Costituzionale secondo te se le venisse chiesto di esprimersi su un referendum abrogativo sulla legge a quel punto approvata?
Fare previsioni sugli orientamenti della giurisprudenza costituzionale non è semplice. E tuttavia, quando si è trovata a decidere dell'ammissibilità di referendum integralmente abrogativi di leggi che assicuravano la disciplina - sia pure minima - di diritti fondamentalila Corte ne ha spesso dichiarato l'inammissibilità, ritenendo che il referendum non possa privare di qualunque copertura legislativa diritti fondamentali costituzionalmente garantiti, (penso in particolare, con le dovute differenze, all'inammissibilità del referendum integralmente abrogativo della legge 40 in tema di procreazione medicalmente assistita). Per questo, ritengo molto difficile che la Corte ritenga ammissibile un referendum integralmente abrogativo della futura legge sulle unioni civili: non dimentichiamo che è la stessa Corte che ha affermato che all'unione omosessuale "spetta il diritto fondamentale di vivere liberamente una condizione di coppia, ottenendone – nei tempi, nei modi e nei limiti stabiliti dalla legge – il riconoscimento giuridico con i connessi diritti e doveri". 

E come si comporterebbe invece la Corte se le venisse chiesta l'abrogazione del singolo articolo sulla stepchild?
In questo caso il referendum avrebbe forse vita più facile. Non è da escludere, però, che la Corte possa lasciarsi guidare da un altro ordine di considerazioni, ritenendo ad esempio che il venir meno della stepchild per via referendaria violi il principio dell'interesse superiore del minore o ancora facendo riferimento alla giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo che - come ricordato - ha censurato la discriminazione tra coppie eterosessuali e coppie omosessuali anche in relazione al ricorso alla stepchild. Ma, lo ripeto, fare previsioni in questo ambito è molto delicato.


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