Παρασκευή, 26 Απριλίου 2013

questa vicenda aberrante dell'albero genealogico...



in seconda la supplente stronza di geografia e storia ha pensato bene di lavorare sull'albero genealogico. ha chiesto ai bambini di cominciare a disegnare sopra la loro foto la mamma e il papà. Maya ha disegnato le sue mamme naturalmente e lei ha cominciato a dire che no, non andava bene, doveva disegnare un papà, che pure lei doveva avercelo il papà, che da qualche parte doveva pur venire anche lei....
Maya ha attaccato a spiegarle la storia del semino, il donatore, eccetera, a questo punto la maestra ha detto: ecco, devi disegnare il donatore nell'albero genealogico, non la mamma stefi, è il donatore il tuo papà...
Maya si è rifiutata e dice che la maestra ha disegnato al posto del papà un tizio con la barba (?!?).
Dopo lei non ha più lavorato all'albero genealogico e mentre gli altri lo completavano la maestra la mandava a fare "servizi" in giro, fotocopie eccetera....

Purtroppo Maya non ci ha raccontato subito tutta questa vicenda aberrante dell'albero genealogico, ma solo che la maestra era convinta che lei avesse un papà. La migliore amica di Maya ci aveva riferito in seguito di un episodio in cui la maestra aveva detto a Maya "sei una stupida".
Io quindi non sapendo tutto sono andata a protestare con la maestra di storia per quest'ultima cosa (grave) e per spiegarle che lei ha due mamme, "l'hanno scorso vi abbiamo regalato il libro di Tommy, non l'ha letto?"

Tutta la storia Maya me l'ha raccontata circa un anno dopo, quando la maestra non c'era più da un pezzo e lei si è sentita più forte da potermela dire, o forse ha valutato che io potevo reggerla!!!

Quindi abbiamo elaborato insieme, abbiamo tirato fuori tutta la rabbia e spero il dolore, abbiamo insultato quell'ignorante della maestra e poi abbiamo anche riso. Ogni tanto viene fuori questa storia e facciamo commenti e battute.

Dalla terza in poi, forte anche probabilmente grazie a questo vissuto, Maya vuole affrontare da sola le maestre nuove (sempre storia, geografia, inglese). Si arma di libri dello stampatello e va a farglieli leggere, spera (come noi) di mitigare l'ignoranza...

però ragazzi, che dura!!! l'albero genealogico sarà sempre un incubo!
Sarà per questo che Maya non vuol saperne più di conoscere il donatore?
Tra l'altro non ha la barba *:) sorridente



 ...continua

3) Quelli che io ho saputo in tempo utile per protestare (e l'ho fatto con molta forza, tanto che una bambina che allora stava in quinta ha commentato a Maya: tua mamma ha fatto proprio bene a dirgliene quattro alla maestra di storia) è che una volta la maestra l'ha chiamata stupida perchè non stava attenta (forse però non è stata la sola) e che non credeva al fatto che avesse due mamme (ma in quell'occasione tutta la classe di Maya le ha dato man forte). Sono andata a parlare per questi due episodi, non sapendo che in precedenza era successo il fatto dell'albero genealogico, perchè noi di fatto quest'albero non l'abbiamo mai visto a casa.

4) Tutta la storia del donatore al posto del papà e di Maya che veniva allontanata dalla classe con la scusa delle fotocopie l'abbiamo saputa più di due anni dopo e credo che la cosa importante per Maya sia stata riuscire ad elaborarla, come alla fine credo abbia fatto, un po' da sola e un po' con il nostro purtroppo tardivo aiuto.

a me gli alberi genealogici incuriosiscono molto. Mi affascina capire le storie delle persone che ci hanno preceduto e inseriscono le nostre vite nella linea della vita che ci precede e ci succede.

L'albero genealogico non ha molto a che fare con la trasmissione del DNA, quanto con la cultura particolare di quella famiglia che ha le sue tradizione e le tramanda di generazione in generazione.

Io per esempio che vengo da una famiglia molto numerosa e con notizie e documenti che ci permettono di risalire fino a circa il XiV secolo, mi sono domandato chi fossero queste persone che mi hanno permesso di esistere e mi sono incuriosito di cosa possono avermi trasmesso. Se c'è qualcosa, credo cha abbia a che fare molto di più con gli incidenti di percorso, sulla cultura e sull'ambiente di provenienza e su delle caratteristiche personali più che sulla copiatura delle tracce del DNA, anche se devo dire che avendo foto e ritratti delle generazioni precedenti è impressionante vedere come certi tratti si trasmettano a distanza di 100 e più anni.

C'è un sito molto ben fatto che permette di costruirsi il proprio albero genealogico, arricchendolo di foto e informazioni e trovando incroci con persone dall'altra parte del mondo che possono avere un parente in comune con l vostro. Si chiama My Heritage http://www.myheritage.it è gratuito e lo trovo fantastico per capire come siamo al centro di una intricata rete di storie.

Noi abbiamo fatto un albero genealogico per i nostri figli e, proprio perché non siamo una famiglia riconosciuta, li abbiamo messi al centro dell'unione degli alberi genealogici della mia famiglia e quella del mio compagno. E' qualcosa che nelle nostre intenzioni darà ai nostri figli il senso di appartenenza all'incrocio di queste due storie familiari.

Non è la genealogia del sangue che mi interessa, ma quella delle storie. Il DNA agisce in noi,  ma non sappiamo molto di come agisce in noi. E' un meccanismo molto complesso e impermeabile al nostro sguardo e credo che le varianti, pur partendo dallo stesso padre e madre genetica, sono talmente numerose che è praticamente impossibile arrivare a qualcosa di esatto. Invece abbiamo memoria delle persone, dei luoghi, dei riti delle nostre famiglie e capire da dove vengono e come ci influenzano è un esercizio molto interessante perché in qualche modo siamo il risultato delle generazioni che ci hanno preceduto.

Ernesto Galli Della Loggia, citando il Gran Rabbino di Francia, scriveva che neghiamo l'identità ai nostri bambini proprio perché il loro albero genealogico è inconoscibile, ma per me si sbagliava due volte.

La prima volta perché i nostri figli  l'albero ce l'hanno ed è quello dei loro padri e delle generazioni che li hanno preceduto , la seconda perché nel nostro caso la donatrice è conosciuta e conoscibile e la sua storia familiare aggiunge solo ricchezza e stratificazione all'identità ( o almeno spero) quando ai nostri figli scatterà la voglia di ricercare i confini del proprio essere al mondo.

Marco

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