Κυριακή, 7 Ιουλίου 2013

Elisa, Silvia e il piccolo Martino: "Noi siamo già una famiglia"

Una impiegata, l'altra dipendente per una casa editrice. Storia di una coppia omogenitoriale bolognese che si è conosciuta sette anni fa e oggi ha un figlio: "Ma siamo dovute andare in Belgio"



BOLOGNA - Sveglia la mattina presto, colazione, il bambino da portare all'asilo, la pratica da sbrigare in ufficio, la rata del mutuo, la macchina nuova, qualche ora di relax la domenica pomeriggio sul divano di casa. E se va bene, un week-end al mare. Il lessico famigliare di Elisa e Silvia, coppia lesbica che vive a Bologna, è fatto delle stesse parole, preoccupazioni e gioie di tanti milioni di coppie, etero o gay: "Noi siamo già una famiglia, qualunque sia il giudizio degli altri".


Elisa ha 38 anni e fa l'impiegata per un'azienda di trasporti. È la mamma biologica di Martino, 17 mesi, che ha avuto assieme a Silvia, con cui convive dal 2006. "Per averlo siamo andati in una struttura pubblica in Belgio. Un centro per la fecondazione eterologa all'avanguardia nel mondo. Pensi, a un'ora da qui, forse meno: ormai ci sono pure i voli diretti", racconta.


Un figlio la vita te la cambia, sempre. Anche nel rapporto con gli altri, anche se fino a un mese prima potevi dire a tutti che quella donna che vive in casa con te è un'amica e in questo modo dimezzate l'affitto. "Quando abbiamo deciso di avere Martino è cambiato tutto. E la reazione delle persone che mi stavano attorno è stata molto bella. Mia nonna, 94 anni, è esplosa di gioia. Nella nostra casa alla Bolognina il bambino è diventato la mascotte del palazzo. E lì ci vivono molti anziani, a dispetto di quanto si vorrebbe far credere".

Elisa e Silvia hanno iscritto il figlio in un asilo nido pubblico della città. "Nell'Isee risultiamo come un nucleo familiare composto da due persone, quindi non paghiamo meno come fanno tanti altri, anche coppie etero, che si fingono single per abbattere il costo della mensa. L'accoglienza a scuola è stata ottima, dopo i primi giorni abbiamo persino fatto un incontro con tutto il personale: le maestre hanno voluto ascoltare la nostra storia dedicandoci un po' del loro tempo libero. Anche gli altri genitori hanno capito. Certo, Bologna è un'isola felice".



Se guarda al futuro, Elisa vede un figlio da amare e chissà, un giorno, il matrimonio con Silvia, "ma solo in Italia". Certe paure, però, restano: "Io e la mia compagna non siamo riconosciute dalla legge. Fino ad oggi abbiamo solo potuto sfruttare dei "buchi" amministrativi, con delle scritture private dai notai: tutte questioni di carattere patrimoniale. Però mi chiedo: se per una disgrazia io non ci fossi più, loro ce la farebbero senza di me? Pensi che anche per andare a prendere Martino all'asilo, io che sono la mamma biologica ho dovuto firmare una delega per Silvia, come se fosse la baby-sitter. Ecco, a me è piaciuto molto il discorso del sindaco Merola dal palco del Gay Pride, ma ci sono delle cose che lui può attuare subito, a partire da questo diritto".



Elisa e Silvia si amano da anni, dopo essersi conosciute in una biblioteca dell'Università di Venezia. Per lo Stato, per la burocrazia, l'unico momento in cui sono state davvero considerate una "coppia" è stato il giorno della firma del mutuo per comprare casa: "Alla banca o al notaio non interessava nulla sapere che tipo di famiglia fossimo. Giustamente a loro importava vedere le credenziali. Io e Silvia siamo una coppia. Da anni, a livello mondiale, medici e pedagogisti smontano la teoria secondo la quale a un bambino servono per forza un papà e una mamma per crescere bene. A un bambino serve una persona che lo ami, lo sgridi, lo coccoli. Gli serve una famiglia, qualunque essa sia. E noi lo siamo".
Le nostre famiglie vanno riconosciute perché è GIUSTO farlo e perché sono un bene per i nostri bambini.

Quando le donne hanno ottenuto il voto la maggioranza degli
italiani - e delle italiane- era contraria, ma il voto alle donne e
stato dato perché era giusto. Punto.

Ricordiamoci i sempre che Pinochet diceva: " io non sono un dittatore, e' che i cileni non sono pronti per la democrazia" .

Per favore non diamo ai nostri politici, tra i più pavidi del mondo, strumenti che gli facciano pensare che si, in effetti non c'e nessuna convenienza a sostenere una legge a favore delle adozioni per le nostre famiglie!!!!!!!

PER CORTESIA, FATE VEDERE
IL VIDEO DELLA TAUBIRA, ministro della giustizia francese -come sapete e' il mio mito- mentre difende i nostri bambini al parlamento francese.
È irresistibile.

Ilaria 
 http://www.laeffe.tv/Cos%27è+una+famiglia_/75,Programma.html

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