Δευτέρα, 27 Μαΐου 2013

“I am gay, I am 17-years old and this letter is my last alternative to suicide in a troglodyte society; in a world that does not accept me even though I’m born that way.

Riporto l'intervista al ragazzo che ha scritto la lettera a Repubblica qualche giorno fa.
Una consapevolezza e un modo di esprimersi meravigliosi per un ragazzo di 17 anni.

Forse l'avrete già letta, in ogni caso la ricopio per intero perché non vorrei andasse smarrita insieme a tanti link....


DAVIDE, lo abbiamo chiamato così anche se non è il suo vero nome, frequenta il penultimo anno del liceo classico e non sa ancora che cosa farà da grande. Anche se a sentirlo parlare sembra molto più grande della sua età. È gay, ha scritto una lettera a Repubblica chiedendo di essere ascoltato. Non chiede altro. È la prima cosa che spiega: "La mia era solo la voglia di esprimere un sentimento, le parole mi scivolavano sulle dita perché era un  argomento che mi toccava, ma adesso ho la sensazione che la cosa si stia facendo troppo grossa per poterla  affrontare serenamente. Non ho mai avuto ambizioni di gloria: da piccolo gli altri bambini desideravano diventare attori belli e famosi, io sono sempre rimasto con i piedi per terra. Terra che adesso non vorrei mi franasse sotto i piedi. A 17 anni".

Centinaia di mail al giornale, migliaia di condivisioni su Facebook. Molti apprezzamenti e molte critiche. Sei pentito di averla scritta?
"Nessun pentimento, ma molta ansia, questo sì. Non mi aspettavo tutto questo. Volevo lanciare un sasso nello stagno, con la speranza che chi deve farlo lo andasse a recuperare e da me non si pretendesse altro. Non voglio diventare qualcuno da mostrare in televisione. Non sono il rappresentante di una categoria. Già mi sento molto esposto".

Lanci la pietra e ritiri la mano?
«Non la ritiro 
per codardia, ma perché provo a fidarmi delle istituzioni. È una fiducia mal riposta? Tocca a loro lavorare adesso. Se i parlamentari si svegliassero la mattina pensando che il luogo in cui vanno è costato la vita a molti, ci sarebbe ancora la speranza di un miglioramento».

Immagino che tu debba proteggere non soltanto te stesso.
«È vero. Ho vissuto la mia storia con altre persone».

Quali?«La mia famiglia. Una famiglia che sta facendo quadrato attorno a me e che io sento liberamente di dover rispettare».


Ti ha scritto una madre. Dice: «Mio figlio aveva 21 anni quando mi ha detto di essere gay. A dispetto del mio essere atea e lontana dai pregiudizi è stato un duro colpo. È difficile accettare l'idea che non sarai mai nonna, ci vuole tempo per capire che ci saranno nuovi motivi di orgoglio e complicità. Ricordati di essere orgoglioso di quello che sei».
«Parole molto belle. Mia madre e mio padre sono sempre stati molto presenti nella mia vita. Hanno notato i miei cambiamenti, qualche tempo fa mi hanno domandato se c'era qualcosa che dovevo dir loro. Gli ho detto sì, sono gay. Ci sono state conseguenze positive e negative, di cui non voglio parlare. Ora siamo assieme. I miei genitori sono cattolici, penso di poterli definire molto credenti, ma non religiosi, nel senso che non si curano dell'esteriorità della fede. Alcune cose sono diventate più facili».

Chi altri sa?
«Nessuno. Non tra gli amici, non a scuola».

È come se tu vivessi nascosto.
«In un certo senso è così. Diciamo che sono consapevole delle conseguenze a cui andrei incontro svelandomi. Preferisco restare al mio posto. La gente mi guarderebbe con occhi diversi. Credo invece di dover essere giudicato per ciò che valgo e per quanto posso dare agli altri».

I giornali, la Rete. Hai letto tutto?
«Quasi tutto. Un fiume che è diventato via via più impetuoso e a tratti oscuro. Accetto anche i dubbi di tanti e i commenti negativi, ma non quelli di chi mi accusa di vittimismo. Non ho pianto su me stesso. Perché ci sia una vittima deve esistere un carnefice. Nel caso dell'omosessualità non c'è. A meno che non si voglia tirare in ballo Dio. Qualcuno nasce con i capelli biondi, qualcuno con gli occhi neri, altri nascono gay».


La tua lettera ha diviso la trincea del centrodestra e riacceso qualche dubbio nei cattolici. Si affaccia l'ipotesi di una iniziativa di legge bipartisan per i diritti degli omosessuali. Te l'aspettavi questa risposta politica?
«Mi viene da ridere. Di politico io non ho nulla, non riesco neppure a leggere ad alta voce in classe. C'è chi in quella lettera ha voluto vedere anche cose alle quali neppure avevo pensato. Non sono molto ottimista, credo che tra un paio di giorni tutto tornerà come prima. I partiti hanno bisogno di tenere le questioni aperte per scopo elettoralistico. Il diritto alla normalità non ci è concesso. Temo che l'Italia non sia pronta a fare questo passo, pensi alle difficoltà che sta incontrando un paese liberale come la Francia, dove il cardinale di Parigi si è vantato di essere riuscito a portare nelle piazze anti-gay anche gli atei. Noi siamo un paese che si accoda, anche in guerra ci siamo sempre andati dopo, cercando di scegliere l'alleato vincente. Azzeccandone pochi. Prima di fare il passo aspetteremo il resto dell'Europa».

Torno alla Chiesa. È l'ostacolo principale?
«Una spina nel fianco. Il potere temporale della Chiesa ha soffocato il cristianesimo. Eppure la Chiesa dovrebbe essere madre di tutti quanti, anche dei figli di cui non è particolarmente orgogliosa. Credo che nelle alte gerarchie vaticane l'odio contro i gay sia forte, ma se poi vai a parlare con i preti delle parrocchie ritrovi la chiesa cristiana, quella che sta accanto alla nostra piccola vita quotidiana. Penso a don Gallo, per esempio. Ecco, sembra di essere tornati alla Francia del 1700, alla divisione tra alto e basso clero. Ripongo molte speranze in papa Francesco, nella sua volontà di affidarsi al Vangelo».

Laura Boldrini ti ha scritto per invitarti a un incontro alla Camera. Ci andrai?
«In questo momento non lo so. Le risponderò privatamente. È stata pacata e risoluta. Nelle sue parole ho colto anche una raccomandazione, come se volesse mettermi in guardia da qualche pericolo accostando la mia esperienza al dramma della ragazza di Novara. Mi ha parlato da madre, vorrei riuscire a risponderle da figlio».

Quanto frequenti il web?
«Non moltissimo, lo studio mi lascia poco tempo libero. So che per sottrarsi all'odio che scorre nel paese non basta staccare la spina del computer. Le parole possono uccidere, a volte sono peggio dei pugni perché ti colpiscono più in profondità e il livido non va via».

Perché c'è così tanto odio in giro, secondo te?
«La crisi, la rabbia, la disoccupazione, il futuro di noi ragazzi cancellato. Si vive nel proprio giardino, si tira su il filo spinato».


Tu pensi come un adulto, meglio di tanti di noi.
«Si sbaglia, sono un adolescente che fa i conti con qualcosa di più grande di lui. Forse è solo una questione di maggiore o minore sensibilità. È difficile tenersi tutto nel cuore, ci sono problemi che non si risolvono unicamente con le proprie forze. Allora cerchi qualcuno che ti accetti, che ascolti. La mia lettera non vuole dire altro, se non: siamo qui, esistiamo, fateci esistere. E vuole sapere una cosa: non mi aspetto nulla».

Quanto dolore c'è stato nella tua vita?
«Quello che prima o poi tocca a tutti quanti: eterosessuali, single, sposati, conviventi, donne e uomini. Ho letto da poco un bel libro di Peter Cameron sul rapporto tra un padre e il figlio omosessuale dal titolo “Un giorno questo dolore ti sarà utile”. È la sola risposta che le so dare e che mi auguro».


Εντονη συγκίνηση αλλά και κοινωνικό και πολιτικό προβληματισμό έχει προκαλέσει η επιστολή ενός δεκαεπτάχρονου ομοφυλόφιλου αγοριού προς την εφημερίδα της Ρώμης Λα Ρεπούμπλικα, με την οποία ζητά «να μπορέσει να ζήσει και να μην αναγκασθεί να αυτοκτονήσει». Η επιστολή είναι ενυπόγραφη – ο νέος ονομάζεται Ντάβιντε Τανκρέντι – και δημοσιεύθηκε στο πρωτοσέλιδο της ιταλικής κεντροαριστερής εφημερίδας.
«Το να πεθαίνει κανείς για να εναντιωθεί στην εξέλιξη της κοινωνίας, είναι ένδειξη ότι υπερεκτιμά τις δυνάμεις του και δεν διαθέτει ανοικτό μυαλό» γράφει ο Ντάβιντε, αναφερόμενος στην πρόσφατη αυτοκτονία του Γάλλου συγγραφέα Ντομινίκ Βενέρ στην Παναγία των Παρισίων, σε ένδειξη διαμαρτυρίας κατά του γάμου των ομοφυλόφιλων που ενέκρινε η χώρα του.
«Το γράμμα μου αυτό, όμως, μπορεί να είναι η μόνη εναλλακτική στην αυτοκτονία», προσθέτει ο Ντάβιντε, και εξηγεί:
«Ζητώ να εισακουσθώ, μιλώ σε μια κοινωνία σαν την ιταλική που δεν με δέχεται επειδή γεννήθηκα ομοφυλόφιλος».
«Η αναγνώριση των γάμων μεταξύ ατόμων του ίδιου φύλου σημαίνει μόνο ότι επιτρέπεται σε δυο ανθρώπους που αγαπιούνται να καλλιεργήσουν τον έρωτά τους. Δεν είμαστε δαίμονες, δεν μας άγγιξε ο δαίμονας όταν ήμασταν στην κούνια. Ζητάμε μόνον να μπορούμε να υπάρχουμε. Να εγκριθεί άμεσα ένας νόμος κατά της ομοφοβίας» καταλήγει ο Ιταλός έφηβος.
Στην επιστολή του απάντησε, μεταξύ άλλων, και η πρόεδρος της ιταλικής Βουλής, Λάουρα Μπολντρίνι, τονίζοντας ότι «μια κοινωνία που δεν ξέρει να προστατέψει όλα της τα παιδιά δεν μπορεί, σε καμία περίπτωση, να χαρακτηρισθεί πολιτισμένη».
«Ελπίζω το ιταλικό κοινοβούλιο να εγκρίνει, το γρηγορότερο δυνατό, έναν αποτελεσματικό νόμο κατά της ομοφοβίας, ώστε να μην υπάρξει καμία άλλη αυτοκτονία νέου που δεν άντεξε τους χλευασμούς κάποιων συνομήλικών του, λόγω της σεξουαλικής του ταυτότητας», υπογραμμίζει η επικεφαλής της ιταλικής Βουλής και καλεί τον Ντάβιντε να την επισκεφθεί στο γραφείο της για να μπορέσει να τον γνωρίσει.
Μετά την επιστολή του Ντάβιντε Τανκρέντι, τέλος, έλαβαν θέση επί του όλου θέματος και στελέχη της μπερλουσκονικής κεντροδεξιάς. Ο πρώην υπουργός πολιτισμού Σάντρο Μπόντι και ο μέχρι πρότινος περιφερειάρχης της Βενετίας, Τζανκάρλο Γκαλάν, ζητούν «να τεθεί τέρμα στην υποκρισία και να αναγνωρισθούν τα δικαιώματα των ομοφυλόφιλων ατόμων και ζευγαριών, διότι πρόκειται για υπόθεση που ξεπερνά ιδεολογικούς και πολιτικούς φραγμούς».


A gay teenager in Italy who wrote an impassioned letter published in a newspaper has been invited to parliament by the President of the Chamber of Deputies.
Davide Tancredi wrote to La Repubblica newspaper in a letter published 25 May: “I am gay, I am 17-years old and this letter is my last alternative to suicide in a troglodyte society; in a world that does not accept me even though I’m born that way.
“Not everyone is fortunate enough to be born heterosexual. If there was a little less discrimination and a little more sympathy or Christian charity, people would stop hating.”
The Independent reports that Laura Boldrini, the President of the Chamber of Deputies, responded to the letter by inviting Mr Tancredi to parliament to discuss LGBT rights with him.
“I have a daughter not much older than you, and I’m deeply disturbed by your cry for help,” she wrote.
“A country that considers itself civilised cannot afford to live without a law against ‘homophobia, an evil that drives many young people to take their own lives,” she added, criticising Italy’s lack of anti-discrimination laws.
ILGA-Europe’s 2013 report states that Italy is not taking any legislative initiatives despite having a “relatively high level” of violent homophobia and transphobia.
Boldrini has angered the Italian right by defying her neutral position as speaker to make statements on social issues such as LGBT rights.
On the International Day Against Homophobia and Transphobia this month she gave a speech condemning macho culture for reducing “women to objects and homosexuals to caricatures.”
Earlier this month a junior equalities minister lasted less than 24 hours in her post as a member of Italy’s new coalition government, after she said that gay people invite discrimination by “ghettoising” themselves.



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