Σάββατο, 18 Μαΐου 2013

Sono musulmano e sono contro l’omofobia, una campagna nel mondo arabo

Le persone e la dignita Corriere della Sera Amnesty International
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| Un cittadino marocchino manda una foto contro il codice penale che criminalizza i gay nel suo Paese. Sul cartello c’è scritto: “In solidarietà con gli omosessuali detenuti a Temara. L’amore non è un crimine“. Un altro si fa sentire dalla Tunisia: “Siamo umani come tutti gli altri, siamo ovunque e meritiamo di essere riconosciuti”. E’ la campagna Love for all lanciata dalla rivista online Aswat  che ha invitato i musulmani del mondo arabo a inviare immagini su questa pagina di Facebook contro la discriminazione sessuale, le leggi che criminalizzano i gay e il silenzio dei media sull’argomento. Finora i mi piace sono stati quasi seimila, hanno risposto persone da Marocco, Tunisia, Algeria e Yemen. Ma l’iniziativa, iniziata ieri nella giornata internazionale contro l’omofobia, sarà attiva per tutto il mese di maggio.
Le persone che hanno inviato le foto, però, quasi sempre hanno nascosto il viso perché essere omosessuale o dalla parte degli omosessuali in molti Paesi musulmani è veramente pericoloso. ”Non vedo nessun cittadino dietro questi cartelli – ha scritto un utente critico -. Fino a che la gente non sarà abbastanza coraggiosa da metterci la faccia nulla cambierà”.
L’omosessualità è considerata un crimine per la Sharia e viene punita in questi tutti i Paesi islamici.  Secondo il rapporto State sponsored Homophobia, pubblicato nel 2oo9 dalla International Lesbian and Gay Association (ILGA) sono 80 i Paesi del mondo in cui l’omosessualità è illegale. Tra questi cinque prevedono la pena di morte: Iran, Mauritania, Arabia Saudita, Sudan  e Yemen. Dalla rivoluzione del 1979 in Iran sono state giustiziate 4mila persone per il solo fatto di essere gay. Anche in alcune regioni della Nigeria e della Somalia si rischia la condanna a morte.

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