Σάββατο, 21 Νοεμβρίου 2015

Genitorialità trans come soggettività Queer





Genitorialità trans come soggettività Queer - di Egon Botteghi

Genitorialità trans come soggettività Queer

di Egon Botteghi

Come persona trans molte volte sono stato invitato a riflettere sui confini che ho attraversato e sulla mia esperienza, non sempre facile, di sconfinamento.
Già Kafka scriveva:
“E' pericoloso vivere tra i confini, i confini tra uomini e donne”[1]

Emblematiche, in questo senso, le parole della filosofa Judith Butler:
“Vi sono esseri umani che vivono e respirano negli interstizi della relazione binaria uomo/donna, rilevando che essa non è esaustiva ne necessaria.
Il passaggio da femmina a maschio non comporta necessariamente il permanere in una cornice binaria, ma assume la trasformazione stessa come il significato del proprio genere”[2]

Con il passare del tempo mi sono reso conto che uno dei confini più significativi che ho oltrepassato riguarda la mia famiglia, il mio essere genitore.
Essere infatti una madre uomo mi ha permesso di continuare a “vivere e respirare nell'interstizio” della binarietà, impedendo di esserne riassorbito e continuando a rappresentare una soggettività queer difficilmente eludibile e celabile.

Anche in una recente ricerca italiana sulla genitorialità t* si può leggere:
“Le persone transgender trasgrediscono l'espressione di genere che la nostra cultura idealizzava per ogni sesso, destabilizzando così le costruzioni dominanti di “mascolinità” e “femminilità”.
Questo è sopratutto vero, o per lo meno si evidenzia con più facilità, nel caso dei genitori T.
Queste persone si ritrovano in una posizione ideale per sfidare le pratiche tipiche di genere all'interno del sistema familiare, andando ad impattare sui significati dell'essere madre o padre”[3]

Così, ogni volta che mi presento come: “Uomo trans madre di due figl*”
sperimento senza meno il mio “potere destabilizzante”, anche all'interno della stessa comunità lgbtqi.
Come uomo trans rappresento già uno “strano”, essendo parte del corno meno conosciuto del percorso di transizione, quello da donna a uomo, ma come “uomo-trans-madre” rappresento proprio un ossimoro vivente.[4]
Lo stereotipo della persona trans è infatti quella della trans-donna (MtoF) sexworker, ed è quindi già un passo avanti scoprire che non tutte le donne trans sono sexworkers e che non tutte le persone trans sono nate nel genere biologico maschile e che esistono anche gli FtoM (trans da donna a uomo).
La sorpresa aumenta, ed anche la queerizzazione, quando capiamo che l'immagine della persona trans che non doveva avere alcun progetto genitoriale e familiare, è un'immagine vetusta e coercitiva, basata su vecchie (ma purtroppo ancora in parte attive) visioni della classe medica.
.
Riprendendo a tal proposito la già citata ricerca, si legge:
“La prassi consigliata dai medici era di abbandonare la famiglia e il ruolo genitoriale, non farlo sarebbe stato un segno di fallimento della transizione. Secondo questi clinici, i pazienti dovevano avere una storia pulita, completamente avulsa dal passato. Questo probabilmente ha influito ad alimentare immagini negative e stereotipi circa la transgenitorialità”[5]

La crudeltà di queste prassi è evidente, come pure la sterilizzazione obbligatoria per le persone trans  che richiedono la rettifica anagrafica, che si è perpetuata fino ad oggi.
Non meno problematico è il fatto che pochi medici si prendono il tempo per investigare con le persone trans che richiedono la tos (trattamento ormonale sostitutivo), che le porterà in pochi mesi alla castrazione chimica, quale possa essere il loro progetto genitoriale.
Ancora oggi si pensa che la persona trans non voglia, non possa, avere dei figli.
Nel nostro paese i figli di persone transessuali sono tali perchè concepiti prima del percorso di transizione.
In effetti, come riferito nella tesi citata, questa visione medica e medicalizzante della persone trans “nata nel corpo sbagliato”, che vuole soltanto adeguarsi e “rinascere” nell'altro sesso rispetto a quello biologico di nascita, crea degli stereotipi difficili da superare rispetto alla genitorialità trans, che come detto, attecchiscono anche nella stessa comunità lgbtqi ed addirittura in quella trans.
Difficile, anche per chi si vorrebbe definire queer, immaginare un uomo trans, che come me ha partorito ed allattato i suoi figli ed una donna trans che ha usato il suo pene per concepire i suoi bambini, di cui è il padre biologico.
Difficile associare la parola “mamma” ad un uomo, e la parola “papà” ad una donna...eppure molti figli di persone trans ci riescono, dimostrandosi più realisti del re, più queer dei queer.
I nostri figli a volte fungono da facilitatori della nostra soggettività queer.
Quando giro con mia figlia di sette anni che, nonostante il mio fisico “passi” l'esame della mascolinità a livello sociale, continua a chiamarmi indefessamente “mamma”, cinguettandolo continuamente in giro, mi rendo conto che non avrò in quel momento la possibilità di essere assimilato in una acritica casellina “maschio” e che lei “difende”la mia soggettività queer.
Ci sono state fasi iniziali in cui questo comportava per me un imbarazzo: era come se mia figlia, che allora aveva tre anni, con il suo continuo ripetere quella parolina in pubblico, “rovinasse” il mio lavoro, il mio passing.
Poi ho riflettuto, sia sul diritto dei miei figli di chiamarti mamma, sia sul mio senso di imbarazzo e su come e perchè la mia maternità avesse potuto minare la mia mascolinità.
Ho capito che l'imbarazzo riguardava soltanto la paura della reazioni delle persone intorno a me, la paura ed il peso di sostenere fino in fondo una soggettività non assimilabile nella cornice binaria “uomo” o “donna” classici.
I genitori trans, spesso non capiti e non previsti neanche all'interno delle loro comunità lgbtqi, dileggiati alle volte come “non puri”, spesso mostrano invece cosa vuol dire continuare a vivere sul confine, cosa vuol dire incarnare una posizione che non potrà essere mai del tutto assimilata all'interno della nostra società e rimanere su quel crinale, impervio sì ma assai interessante, per amore.





[1]     Citato in “Crimini in tempo di pace” di M.Filippi e Filippo Trasatti, Eleuthera, 2013
[2]     Judith Butler, “Fare e Disfare il genere”, Mimesis, 2014
[3]     Lorenzo Petri, “Transparenting. Essere genitore ed essere transessuale”, Tesi Magistrale in psicologia, Università Degli Studi di Firenze, anno accademico 2013-2014
[5]     Lorenzo Petri, op,cit.


Trans freedom means a world free of violence that separates us from our bodies, spirits, communities & the earth. Trans freedom means a world without borders and deportation. Trans freedom means abolishing all prisons, jails & detention centers.
All proceeds go to ALP's TransJustice community organizing.


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