Πέμπτη, 28 Νοεμβρίου 2013

On 1 December 2013, Croatian citizens will take part in a referendum asking if marriage should be defined in the Constitution as a union between a man and woman.


The campaign to define marriage as union of a man and a woman was initiated and promoted by an initiative "In the Name of the Family" which opposes any advance towards recognition of the human rights of lesbian, gay, bisexual, trans and intersex (LGBTI) people. The group gathered the number of signatures required by the law to initiate such referendum.


ILGA-Europe regrets that the Croatian authorities agreed that an issue of human rights affecting a minority group should be decided by a popular majority vote.
ILGA-Europe is disappointed that Croatia, a new member of the European Union marks its entry into a Union based on the principles of equality, dignity and respect for human rights for all with a referendum which has no other aim but to restrict the rights of some citizens of Croatia.
ILGA-Europe calls on all citizens of Croatia who value freedom, respect and human rights to vote no at this referendum.


We appeal to political leaders, opinion makers and prominent personalities in Croatia to publicly voice their opposition to this restrictive and discriminatory constitutional amendment.
Marriage equality and recognition of same-sex unions is not a threat or danger to anyone. It is simply another step towards the elimination of oppression and discrimination. Research from countries where same-sex unions are legally recognised and protection from discrimination exist, show a much higher level of happiness and content compared to those countries where inequality and discrimination still exist.
The number of countries that legally recognise same-sex unions is growing: 21 out of 49 European countries now do so.

It is time for Croatia to decide if it wants to build a democratic country where every person is respected and a society where happiness of all people matters, or a country which wants to anchor discrimination in its main law.
Vote for human rights, respect and happiness for all. Say no to discriminatory constitutional amendment.
Glasaj protiv this Sunday!
Brussels
28 November 2013


Hrvatska inačica
Hrvatska: recite „da“ ljudskim pravima za sve i odbacite ustavnu promjenu definicije braka!
Prvoga prosinca ove godine, hrvatski građani izaći će na referendum na kojem će odlučivati treba li se Ustavom definirati brak kao „zajednica muškarca i žene“.
Kampanju za ustavnu definiciju braka kao zajednice muškarca i žene pokrenula je i provodi građanska inicijativa „U ime obitelji“ koja se protivi napretku ka prepoznavanju ljudskih prava LGBTI (lezbijki, homoseksualaca, biseksualaca, transseksualaca i interseksualaca) osoba. Inicijativa je skupila zakonom potreban broj potpisa za pokretanje referenduma.


ILGA-Europe izražava žaljenje što su hrvatske vlasti dopustile da se o ovom pitanju o ljudskim pravima koje zahvaća jednu manjinu odlučuje glasanjem većine.
ILGA-Europe je razočarana što Hrvatska, nova članica Europske unije, obilježava svoj ulazak u Uniju, koja se temelji na principima jednakosti, dostojanstvu i poštivanju ljudskih prava svih osoba, ovakvim referendumom kojemu je jedini cilj ograničiti prava određenih građana Republike Hrvatske.

ILGA-Europe poziva sve građane Hrvatske koji cijene slobodu, poštivanje i ljudska prava da glasaju „protiv“ na ovom referendumu.
Apeliramo na političke vođe, utjecajne i istaknute ličnosti u Hrvatskoj da javno izraze svoje protivljenje ovoj restriktivnoj i diskriminatornoj promjeni Ustava.
Bračna jednakost i prepoznavanje istospolnih zajednica ne predstavljaju prijetnju ili opasnosti nikome. To je naprosto još jedan korak prema uklanjanju ugnjetavanja i diskriminacije. Istraživanja iz zemalja gdje su istospolne zajednice zakonski priznate i gdje postoji zaštita od diskriminacije pokazuju puno više razine sreće i zadovoljstva u usporedbi s onim zemljama gdje neravnopravnost i diskriminacija još uvijek postoje.


Broj zemalja koje zakonski priznaju istospolne zajednice raste: dvadeset i jedna od 49 zemalja Europe trenutno priznaje ovakve zajednice.
Vrijeme je da Hrvatska odluči želi li izgraditi demokraciju u kojoj se svaku osobu poštuje i društvo u kojem je sreća svakog pojedinca važna ili želi biti država koja ukorjenjuje diskriminaciju u svoj najvažniji zakon.
Glasaj za ljudska prava, poštivanje i sreću svih ljudi! Reci „ne“ diskriminatornoj promjeni Ustava.
Glasaj „protiv“ ove nedjelje!
Bruxelles
28. studenog 2013.

CROATIA-GAY-RIGHTS-RELIGION-REFERENDUM



La Croazia dice no alle nozze tra omosessuali

MINORANZE|
I croati dicono no alle nozze omosessuali. Ieri il Paese, la cui popolazione è in larghissima maggioranza di religione cattolica, ha deciso in un referendum di inserire nella propria Costituzione la definizione del matrimonio come un’unione esclusivamente tra “un uomo e una donna”. La consultazione è stata disertata dalla maggioranza dei 3,8 milioni di elettori, alle urne si è recato solo il 37,86%. Una forte maggioranza, il 65,77%,  si è espressa a favore del “sì “al quesito in cui si chiedeva:  ”Vuoi definire il matrimonio come l’unione tra un uomo e una donna?”. Contro questa modifica costituzionale si è schierato invece il 33,62% dei votanti, secondo i dati diffusi ieri  sera dalla Commissione elettorale sulla base del 99 per cento delle schede scrutinate.
E’ la prima volta in un Paese dell’Unione Europea che  l’istituto giuridico del matrimonio alle coppie eterosessuali è oggetto di consultazione. La Croazia è 28esimo Stato della Ue dallo scorso primo luglio, 4,4 milioni di abitanti che per il 90 per cento si professano cattolici.  I valori tradizionali hanno prevalso contro gli appelli del governo, del presidente della Repubblica, di una larga parte dei media e del mondo accademico che nelle scorse settimane hanno invitato i croati a non avallare questa forma di discriminazione e di divisione tra famiglie di primo e secondo grado. L’iniziativa è stata promossa dal collettivo conservatore “In nome della famiglia”, legato alla Chiesa cattolica croata, sostenuto dalla destra nazionalista all’opposizione e capace di raccogliere oltre 750 mila firme in difesa della “sola unione che consenta la procreazione”, come ha dichiarato il cardinale Josip Bozanic. Inserendo la definizione del matrimonio nella Carta fondamentale, i promotori intendono prevenire futuri tentativi di legalizzare le nozze gay attraverso modifiche al diritto di famiglia, che non richiedono la maggioranza dei due terzi in Parlamento.
Con questa modifica della Costituzione la Croazia si unisce alla Lettonia, Lituania, Polonia, Ungheria e Bulgaria, i cinque Paese dell’Ue che hanno già una definizione esclusivamente eterosessuale del matrimonio nelle rispettive Costituzioni.
Resta però, secondo alcuni esperti, l’ombra della legittimità democratica del referendum il cui tasso di affluenza è stato bassissimo, fatto che comunque non ne compromette la validità dato che non era richiesto nessun quorum. Ma il fatto che a un referendum di una così larga portata, con un potere costituzionale, abbia votato solo il 37,86 per cento dei 3,8 milioni di aventi diritto, suscita comunque qualche dubbio.
 Inoltre, la Corte costituzionale croata ha spiegato che la “definizione del matrimonio come un’unione tra un uomo e una donna”, non incide sulla definizione della famiglia e che l’esito del referendum “non può in nessun modo limitare uno sviluppo futuro della regolamentazione legislativa delle unioni civili tra le persone dello stesso sesso”.
La coalizione di centro-sinistra guidata dal premier Zoran Milanovic, che non ha mai proposto le nozze ma si prepara ad estendere alle unioni civili omosessuali i diritti delle coppie etero sposate, si era schierata contro il referendum. “Un’espressione di omofobia, un voto triste e insensato. Non dovremmo essere coinvolti in decisioni che invadono lo spazio intimo della famiglia”, ha detto Milanovic, preoccupato che il voto costituisca un precedente per legittimare altre consultazioni potenzialmente lesive dei diritti delle minoranze, prima fra tutte quella serba.
Proprio ieri scadevano i termini di raccolta firme per il referendum sostenuto dai nazionalisti contro il bilinguismo, dopo gli scontri dei mesi scorsi sulle iscrizioni in caratteri sia latini che cirillici a Vukovar, la città martire rasa al suolo nel 1991 dall’armata popolare jugoslava e dai paramilitari serbi.
“Una nazione si giudica dall’atteggiamento che assume nei confronti delle minoranze” ha dichiarato con amarezza il presidente Ivo Josipovic.
Le associazioni mettono in guardia dall’utilizzo dello strumento democratico del referendum a danno di un principio fondamentale come la tutela dei diritti umani e civili. Bruxelles, entrata recentemente in rotta di collisione con Zagabria per una legge sull’estradizione infine modificata, non ha preso posizione sul voto. Nella Ue la questione dei matrimoni omosessuali è di competenza dei singoli Stati.
In Croazia il primo Gay Pride si svolse tra duri scontri nel 2002.

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