Τετάρτη, 20 Νοεμβρίου 2013

Transgender Day of Remembrance, il punto della situazione con Laurella Arietti

di Riccardo Rocca 

Laurella Arietti (nuovavicenza)
Domani si celebra il TDoR, un evento nato nel 1999 negli Usa per ricordare le vittime della transfobia. Ne abbiamo parlato con Laurella Arietti, attivista LGBT, sindacalista e candidata sindaco al comune di Verona nel 2007. 
In questi 15 anni è cambiato qualcosa? Lei parteciperà a qualche evento in particolare?
Il 20 Novembre,  la giornata mondiale in ricordo delle vittime di transfobia nel mondo, ha certo dato un impulso notevole all’informazione non solo sulla transfobia, ma anche sul mondo transessuale in generale.
In Italia da 4 anni, come Coordinamento Nazionale Transessuale “Sylvia Rivera”, abbiamo condiviso in un’unica locandina tutte le iniziative legate al TDOR (Transgender Day of Remembrance) ed un testo per un volantino. In Veneto gli appuntamenti più in vista sono a Vicenza, grazie all’associazione lgbt “Delos”, che ha promosso un incontro con la sottoscritta, avvenuto mercoledì 13 Novembre, sulla tematica della transfobia e sull’identità delle persone transessuali.
A Padova, oggi martedi 19 Novembre, “Anteros”, associazione lgbti Padova, ha organizzato un incontro alle ore 18 presso la “Mela di Newton” in via della Paglia N°2 con la sottoscritta e Kai Trevisan, attivista FTM (da donna a uomo). Alle 21 ci sarà il “Candel-Light” in Piazza Erbe.
A Verona il TDOR si ricorderà domenica prossima (24 Novembre) al Circolo Pink/SAT Pink con il gruppo trans che organizza alle ore 18 in Pizzetta Scaletta Rubiani (Angolo Piazza Brà-Via Mazzini) un “Candel-Light” con “microfono aperto” a tutta la cittadinanza per lasciare libero spazio a considerazioni circa la strage transfobica che si protrae da decenni ai danni delle persone transessuali. Sarà un momento importante per la città di Verona che per la sesta volta ricorda le vittime di transfobia.

L’OMS considera la transessualità una malattia. Lei si sente malata?
L’essere persone transessuali è essere di identità diversa dal proprio corpo biologico, è avere un’esatta percezione di sé, che può alle volte andare oltre. Per questo la transessualità non è una malattia ma, anzi, una forte proposta di libertà, di viversi appieno ed in sintonia, sapendo che l’identità di genere l’abbiamo tutti e tutte. Ognuno sulla terra ne ha una ben distinta dagli altri e questo significa ricchezza del genere umano, potenziale cultura in più e quindi, quando si capirà che ogni essere vivente ha il diritto di vivere se stesso/a al di là delle convenzioni sociali, avremo uno scatto di civiltà non indifferente in termini culturali, ma anche di solidarietà e di pace, nonché nuovi stimoli per le scienze e la natura umana.


La comunità transessuale italiana paga l’influenza della Chiesa sulla società?
Da sempre la comunità transessuale, come la comunità lesbica e omosessuale, ma anche la comunità femminile, pagano incredibilmente ancora oggi i dogmi della Chiesa, che impedisce le libertà morali ed umane di ogni singolo individuo. Noi persone transessuali siamo ancora definite, come in passato, persone deboli, deviate e contro natura. Siamo, invece, le persone che più di tutte e tutti rispettano la natura umana perché natura e noi vi troviamo posto per arricchire il genere umano…con la nostra IDENTITA’ DI GENERE. Sono le chiusure mentali della Chiesa che giudica contro natura che generano in sé l’odio transfobico che arma la mano di chi ci ammazza e favoriscono intolleranza e pregiudizi. Sono preconcetti di una società che ci vuole suicidi piuttosto che visibili perché la nostra visibilità mette in discussione i disvalori che portano alla transfobia e che purtroppo nascono dalla Chiesa Cattolica.

Lo scorso settembre la Camera ha approvato una legge che estende la legge Mancino anche ai crimini d’odio contro omosessuali e transessuali; molte associazioni LGBT non hanno apprezzato il risultato finale che non considera atti di discriminazione le condotte delle organizzazioni di natura politica, sindacale, culturale, sanitaria e di istruzione. Lei cosa ne pensa? Non crede sia gravissimo legittimare, tra le altre, anche le strutture sanitarie ad avere un comportamento transfobico? 
In Italia ci vuole una regolamentazione chiara e forte contro omofobia e transfobia e può benissimo trovare posto nella legge Mancino. Nelle Istituzioni, negli ospedali, nelle scuole e non solo, non si sa nulla di orientamenti sessuali (Gay, Lesbiche ecc.) e di identità di genere (Transessualismo), ma sono ambienti (le istituzioni) troppo spesso sede di episodi gravi di omofobia/transfobia, che hanno condotto recentemente due giovani ragazzi gay di Roma al suicidio, non volendo più far parte di questo mondo. Di solito noi transessuali veniamo allontanate/i dalle famiglie, dal lavoro, oltre che derisi all’interno delle istituzioni e per strada. Manca la cultura identitaria come espressione culturale, che dovrebbe essere introdotta sin dalla tenera età di una bambino/a dagli asili alle università. Dovrebbe essere la base su cui si forma la persona per rendere il mondo meno violento, pieno di impulsi culturali e di varietà di pensiero, sempre atto a fortificare e a costruire una società di pace e di solidarietà umana.
La legge fa riferimento anche alle organizzazioni sindacali. Lei ha un passato da operaia e ha militato nella FIOM. Ci racconta quale atteggiamento avevano i sindacati di fronte a operai omosessuali o transessuali? Oggi è cambiato qualcosa?
Ribadisco che anche nella mia esperienza, sebbene la sottoscritta abbia avuto la fortuna di vivere il periodo del ’68 inteso come periodo culturale prolifico e propositivo di una società più libera (o almeno questi erano gli intenti che partivano da noi giovani), in quegli ambienti culturalmente progrediti le persone omosessuali erano comunque definite con disprezzo come “froce” e le persone trans come “sgorbi della natura”. Eravamo e siamo a sinistra! Ma quanto lavoro c’è da fare! A tutti i livelli!! Questo atteggiamento presente anche a sinistra rischia di legittimare, alle volte, la presenza di partiti fascisti in Italia, legittimati dai governi del Paese e delle città (vedi Verona con il Sindaco Tosi che permette a integralisti cattolici espressioni di violenza di stampo nazista!). C’è bisogno da parte di tutte le persone libere, antifasciste e antirazziste di una profonda riflessione.

L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro, ma per i transessuali è davvero così difficile essere assunti? 
In italia specialmente, ma anche in tutto il mondo, se esistono, come abbiamo detto, queste profonde intolleranze a causa di culture assolutamente mancanti soppiantate da pregiudizi e preconcetti, è ovvio che noi, in quanto persone non “esistenti” (se esistenti siamo solo persone percepite come matte o come fenomeno da baraccone o come prostitute, considerate solo per il sesso), non abbiamo accesso, se non in alcuni rari casi, al lavoro. Ci vuole anche in questo caso una regolamentazione che passi da una nuova legge (la 164 oramai è datata) e una lotta altrettanto profonda per depatologizzare le persone transessuali togliendole dal Manuale Diagnostico Statistico delle malattie psichiatriche del Servizio Sanitario Mondiale (non solo nazionale). La legge vigente 164/1982, per quegli anni una grande legge perché sanciva l’esistenza delle persone transessuali, imponeva però la perizia di “Disforia di genere” con conseguente Riattribuzione Chirurgica Sessuale, che comunque è un’enorme operazione, demolente, ricostruttiva e molto invasiva, anche se gli esiti stanno migliorando ultimamente. Si auspica una nuova legge in cui le cure mediche siano gratuite, garantite dal Servizio Sanitario Nazionale, e in cui la singola persona transessuale sia considerata nel pieno diritto di trasformare e adeguare il proprio corpo e di scegliere di vivere come si sente secondo il proprio tipo di identità. Non tutti vogliono operarsi e non tutti vogliono prendere gli ormoni. Perché il sentirsi donna, uomo e quant’altro deve essere libera espressione e la legge deve garantirlo. Deve garantire la gratuità della cura per le donne e gli uomini trans con un consultorio che li segua. Per prima cosa la salute e il rispetto delle propria integrità. In tutto questo anche l’eliminazione dalla patologia di Disforia inserita di recente come “Miglioria”del nuovo DSM5 è un grande passo per aiutare sempre di più la persona transessuale ad entrare nel mondo del lavoro!

Non tutti sanno che lei è anche genitore. In queste settimane si parla molto della possibilità di sostituire i termini “madre” e “padre” con “genitore 1″ e “genitore 2″. Lei cosa ne pensa? Si considera padre o madre?
Io mi considero Laurella e mio figlio mi percepisce come Laurella. Dipende molto da che educazione e sensibilità culturale sono state date ai propri figli. Mio figlio a 10 anni era già nei pride insieme a me e a mia moglie, purtroppo deceduta molto anni fa, per cui ha sempre avuto la sensibilità per un mondo diverso, che comprende molti generi e orientamenti. Quando sono riuscita finalmente ad essere me stessa dopo molto decenni di sofferenza, l’ha presa come una soluzione, un proposta possibile, molto naturalmente. Bisognerebbe fare questo nei riguardi dei propri figli, proprio nel segno dell’amore per loro. Poi ognuno ha il diritto di chiamare suo padre madre “Lauri” (come mi chiama mio figlio), ma anche “mamma” (Ora mi chiama cosi) e in mille altri modi, non è importante come, purchè di base ci sia la cultura di che cosa siano le persone transessuali e l’ identità di genere.
La sessualità umana è molto variegata tanto che spesso si usano termini “ombrello” che racchiudono al loro interno molte persone diverse. Lei si è arresa o crede che tutti possano essere etichettati?
Come già detto in precedenza, è il mondo accademico medico che ha coniato i termini (come “transessuale” coniato da D.O. Caudwell nel 1949 e successivamente ripreso e reso popolare dall’endocrinologo statunitense Henry Benjamin nel 1953). Sono le etichette che ci hanno resi patologie. Noi dobbiamo costruire un nostro nuovo mondo autodeterminato in cui la persona transessuale sia di diritto e per legge un soggetto giuridico a tutto tondo, in cui ci sia la possibilità di dire il proprio pensiero e di esprimere la propria variegata cultura e la propria storia. Non dimentichiamoci che la persona transessuale ha riferimenti in comunità in tutto il mondo e che ha storie culturali ben precise come i femminielli Napoletani, antesignani delle persone trans di oggi, risalenti all’inizio del rinascimento Italiano (1450).

Forse tra chi legge c’è qualcuno che non è sicuro della propria identità di genere, cosa gli consiglia? Con chi potrebbe parlane?
In Italia ci sono molti punti di riferimenti, consultori, associazioni trans. A Verona c’è il SAT-Pink, nato dalle ceneri del gruppo accoglienza Transgender Pink, che di recente si è trasformato da Gruppo Accoglienza Trans (SAT appunto) anche a consultorio con una propria psicologa (dalla cultura depatologizzante…e non è poco per una psicologa), un endocrinologo esperto e con la possibilità, per le varie fasi della transizione, di avere assistenza legale.

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