Πέμπτη, 20 Φεβρουαρίου 2014

Η ΑΓΑΠΗ ΔΗΜΙΟΥΡΓΕΙ ΟΙΚΟΓΕΝΕΙΕΣ. Αλεξάνδρα Χαλκία




In Italia non è possibile educare i più giovani al rispetto degli altri che partono le polemiche. A maggior ragione se l’oggetto di discussione sono le persone LGBT. È successo a Venezia con il progetto voluto da Camilla Seibezzi per gli asili intitolato Leggere senza pregiudizi, per combattere tra i più piccoli la diffusione di stereotipi contro stranieri, separati e omosessuali. E succede di nuovo con gli opuscoli contro omofobia, bullismo e discriminazione dell’Unar – Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali – destinati agli insegnanti delle scuole primarie, secondarie di primo grado e di secondo grado.
A schierarsi, in prima linea, il quotidiano dei vescovi, Avvenire, che ha accusato gli opuscoli di imporre la“dittatura del gender” nelle scuole italiane, e di inculcare “nei bambini fin dalla tenera età preconcetti contro la famiglia, la genitorialità, la fede religiosa, la differenza tra un padre e una madre” e “un relativismo che non lascia scampo ad alcun valore”. A dar man forte alla voce della Chiesa cattolica italiana, sono arrivati, oltre ai soliti politici di area ciellina, anche il giornalista, nonché docente di Filosofia alla Statale di Milano, Stefano Zecchi. In una illuminante intervista al sito Tempi.it è possibile leggere una serie di argomentazioni contro la famigerata teoria del gender da far impallidire una Costanza Miriano qualunque.
Zecchi
Ecco due passi che, a mio parere, sono delle vere e proprie perle. Alla domanda – peraltro sgrammaticata - Si dice che l’omosessualità è naturale. Che non c’è nulla di male nell’insegnare la naturale diversità delle scelte sessuali ai bambini.” il professor Zecchi risponde:
I progressisti hanno sostituito il marxismo con la teoria del gender e ora vogliono imporla anche ai bambini. Quale sostenibilità scientifica abbia non lo so e la cosa non mi interessa. Quello che mi importa è la questione culturale. Il vero problema è trasformare una questione culturale in un fatto ideologico che entra a far parte dell’educazione del bambino in contraddizione con il diritto di una famiglia a educare i figli come crede. La cosa è grave anche perché questa proposta culturale si oppone a un’idea di famiglia, quella tradizionale, che comunque rimane il cardine della società.


E ancora, al quesito La teoria del gender sostiene che il modello di famiglia tradizionale non sia l’unico e che andrebbe superato in nome della libertà sessuale il professore dà una risposta che andrebbe incorniciata.
Gli omosessuali possono benissimo fare ciò che vogliono. Le proprie propensioni sessuali uno se le gestisce come crede. Dal punto di vista culturale, però, per quanto riguarda la libertà sessuale, bisogna porre dei limiti. Se questa teorizzazione libertaria sulle propensioni sessuali contempla la pedofilia non è lecito opporsi? Se in questa teoria che propaganda l’assoluta libertà di scelta sessuale c’è anche l’incesto, bisogna tacere? La libertà sessuale, che noi accettiamo, è comunque anch’essa un fatto culturale. Non è un fatto naturale. Se è naturale la pedofilia, non credo che la nostra cultura debba accettarla. Non credo che la nostra cultura debba accettare l’incesto. Se per qualcuno queste sono propensioni naturali, non significa che si debbano accettare e propagandare. Questa richiesta di assoluta libertà sessuale è valida fino a un certo punto.
Caro professor Zecchi, lei che insegna in una delle facoltà più prestigiose d’Italia, che ha un curriculum di tutto rispetto, si lasci dare un consiglio da un’ignorante come me: prima di parlare consulti un manuale, uno qualsiasi, di psicologia e scoprirà che tra pedofilia, incesto e omosessualità esistono delle differenze ancora più grandi del nostro buco di bilancio. Non è un caso che pedofilia e incesto vengano considerati disturbi da curare e il terzo sia un orientamento sessuale – al pari dell’eterosessualità – che non necessita di nessuna cura.
Il suo discorso, infatti, si basa su un assunto sbagliato, cioè quello di opporre il termine naturale al termine culturale, senza considerare altre variabili, che – mi consenta – è abbastanza deludente vederle escluse dal discorso di una persona dotta come lei. Le varianti possono essere tante, come il consenso, del tutto assente nella pedofilia – a meno che non stiamo parlando di una escort di 16 e di un capo di stato di 70 anni – o l’impossibilità di stabilire un rapporto equilibrato, di non dipendenza o di non attaccamento morboso – come nel caso dell’incesto.
Se poi, caro professor Zecchi, volesse fare bella figura si ripassi anche qualche bel manuale di antropologia, o di diritto, magari scoprirebbe che il concetto di famiglia tradizionale è un concetto diacronicamente variabile, e pertanto relativo. Per esempio potrei ricordarle l’origine stessa della parola famiglia – servi, schiavi, moglie e figli che appartenevano al capo della stirpe, il pater familias -. È parecchio diverso dal nostro concetto di famiglia, non crede? E se pensa che questo sia un esempio troppo lontano nel tempo, le ricordo che nel diritto civile italiano fino al 1981 esisteva il delitto d’onore, ovvero pene attenuate per il cui coniuge tradito che commetteva l’omicidio dell’adultero o dell’amante. Anche quella – voglio sperare – era un’idea di famiglia parecchio diversa da quella attuale.
Ultimissima cosa, caro professor Zecchi lei fa una gran confusione: la libertà sessuale e il libertinaggio non sono la stessa cosa. La libertà alla quale facciamo appello non è quella di fare ciò che ci pare e piace. Semmai l’unica libertà alla quale ci riferiamo è quella sacrosanta di ogni individuo di vedersi riconosciuti gli stessi diritti degli altri. E non mi tiri in ballo i diritti dei pedofili – o pedofobi come Giovanardi – che le faccio una risata in faccia.

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