Τετάρτη, 19 Φεβρουαρίου 2014

QUAL'E'IL SEGRETO DI PAPA'? / IL PINGUINO SENZA FRAC



Qual'è il segreto di Papà? E' gay ed è fidanzato con Carlo che ha conosciuto dopo aver divorziato da mamma un anno fa. E' questo il senso di una favola - il titolo "Qual'è il segreto di Papà? edito da Stampatello - che è stata distribuita e sarà distribuita in moltissimi asili pubblici in Umbria sulla base di un progetto contro l'omofobia. Il testo fa parte di un "trittico" di volumi ("Educare alla diversità") pubblicati dall'Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali (Unar), organo che dipende dal Dipartimento pari opportunità, che a sua volta fa riferimento al ministero del Lavoro e delle politiche sociali. L'obietto è quello di spiegare ai bambini che avere un genitore omosessuale non è certo un problema, anzi è normale. L'osservatorio stima che sono 100mila i bambini in Italia che hanno un genitore con un partner dello stesso sesso. In Umbria si parla di qualcosa come 150 casi, ma è pura teoria.
La favola del papà gay sta suscitando reazioni tra alcuni genitori che, come riportato dal Giornale dell'Umbria, minacciano di ritirare i figli se non verrà ritirato il testo dagli asili di casa nostra. Segnalazione di questo genere arrivano da Perugia, Città di Castello, Marsciano e Terni.
La favola è anche un inno al matrimonio gay che in Italia non è consentito. Questo si legge:"Se qui si potesse, si sposerebbero - riferito al papà e al suo nuovo compagno presentato ai figli di sei e 9 anni - proprio come un uomo e una donna". Un argomento spinoso e certamente non proprio da discussione "politica sui diritti civili" per bambini che non hanno certamente ancora strumenti culturali per poter esprimere una propria opinione. Lo stesso varrebbe anche per una discussione all'asilo su legalizzare sì, oppure no le droghe leggere per togliere denari alle mafie. 
Ma qual'è la storia di Qual'è il segreto di Papa? Protagonisti sono Giulia, 6 anni, e Carlo, 9. Un anno fa la loro famiglia si è divisa: mamma e papà hanno deciso di separarsi. Ma non hanno subito nessun trauma: vedono regolarmente il papà e vanno in vacanza con lui. Ma l'uomo è misterioso....e loro se ne accorgono e chiedono di sapere cosa sta accadendo. Finchè un giorno il papà presenta a loro Carlo che il suo compagno tanto cercato nella sua vita.




DOMENICA 23 FEBBRAIO ore 15 e 17
TEATRO DELLE BRICIOLE / SOLARES FONDAZIONE DELLE ARTI
IL PINGUINO SENZA FRAC
liberamente tratto dal racconto di Silvio D`Arzo
adattamento teatrale e regia Letizia Quintavalla
con Salvatore Arena, Beatrice Baruffini, Agnese Scotti
disegni originali e scene Abel Herrero
elaborazione musiche Alessandro Nidi
ideazione luci Massimo Consoli
costumi Patrizia Caggiati
assistente alla regia Silvia Boschi
Un’avventura indimenticabile e commovente che esplora le sfumature della diversità, una grande lezione di vita sulla ricchezza che da essa nasce.

La storia
Piccolo, bianco, povero e senza frac: è Limpo, un pinguino che, triste e sconsolato, si allontana da Mamma e Papà pinguino avventurandosi nell'immenso e sconosciuto Nord alla ricerca della risposta a un'unica domanda: perché lui non ha il frac?
Sopravvissuto a paurose burrasche, a lunghi periodi di digiuno, incontrando foche, trichechi, gabbiani e  renne, a poco a poco impara che, di fronte alla sofferenza e alla violenza, tutti i cuccioli di animali, compresi i piccoli degli uomini, piangono allo stesso modo. Sconcertato e infelice al contempo, quasi folle nella sua solitudine e diversità, ormai stanco di rivolgere insistenti Perché? Lasciati senza risposta, fa ritorno a casa.
La tristezza si trasforma in sorpresa quando il piccolo si accorge di indossare il più elegante frac che pinguino abbia mai visto, segno del raggiungimento di una conoscenza fatta di esperienza e di coraggio; Limpo senza frac è diventato "Limpopo, diplomato in Tutto e altre cose". 
Un'avventura indimenticabile e commovente per adulti e bambini, una grande lezione di vita di un autore attento a sondare le più sottili sfumature della diversità, a mostrare la ricchezza del sentirsi diversi.

Leggere Il pinguino senza frac è stato scoprire un romanzo camuffato da favola.
Scriverne l'adattamento per il teatro è stata una lotta per non rinunciare alla quantità e bellezza dei temi presenti nell'opera senza fare uno spettacolo di due ore.
Lavorare sui personaggi con Salvatore, Beatrice e Agnese una dolcezza unica, una scalata della montagna in salita sì, ma dove scalare ha voluto dire scendere nelle grotte profonde e generose delle loro vite. Lavorare con questi attori è stata un'ulteriore conferma che la migliore scuola di teatro è farlo e farlo insieme, con dedizione e grande apertura sentimentale: Salvatore un attore che sa essere un maestro discreto e profondo per chi gli lavora accanto, Beatrice e Agnese due apprendiste attrici allegre, scrupolose e dotate...anche di lacrime.
I disegni di Abel Herrero per la scenografia, uno stimolo per la ricerca del climax durante il percorso di costruzione dello spettacolo. I nostri occhi si sono trovati sempre piacevolmente d'accordo con quello che Abel dipingeva.
Per la luce e le atmosfere di questo piccolo Polo Sud, Massimo Consoli, ideatore del progetto luci, si è dovuto misurare con il "risparmio d'apparato" per questo minuscolo spazio scenico e l'ha fatto con eleganza, pulizia e rigore, in sintonia con lo stile di Silvio D'Arzo..
Una registrazione della Banda di Ruvo di Puglia, trovata per caso in un mucchio di cd dimenticati nel magazzino del Teatro ci ha fatto scoprire un gruppo jazz di grande bravura che ha riscritto brani anche dal repertorio lirico; cd salvato casualmente dal macero, forse solo perché ho letto sulla copertina "Puglia", terra amata e ospitale, lontana dalla provincia padana certo, ma con la quale ha in comune l'attenzione per le relazioni umane.
Questo spettacolo è la storia di un pinguino senza frac, ma anche la testimonianza di un lavoro di gruppo oggi raro e prezioso.
Letizia Quintavalla
Lo spettacolo è adatto ai bambini a partire dai 3 anni di età.

Biglietti
adulto intero € 6,50 | adulto ridotto € 5 | bambino € 4 | diritti di prevendita € 0,50
porta un nonno a teatro: un nonno e due nipoti entrano con € 10

Info e prenotazioni
Ufficio Teatro Astra Contrà Barche 55 - Vicenza
telefono 0444 323725  - mail info@teatroastra.it


Ακομα και η πιο γνωστη ιστορια επιδεχεται πολλες ερμηνειες..
Βλέπετε, παιδιά, δεν είναι δύσκολο να γράψουμε ένα παραμύθι. Παίρνουμε δυο τρεις ηλίθιους στην τύχη και τους βάζουμε σε ένα Kάστρο ή σε ένα Δάσος... Να σας δώσω ένα παράδειγμα.

Η Κοκκινοσκουφίτσα είναι ένα παραμύθι που το κατοικούν αποκλειστικά και μόνο ηλίθιοι. Η γιαγιά της Κοκκινοσκουφίτσας ζει στο δάσος και είναι 95 χρονών. Πώς σου κατέβηκε, 95 χρονών γυναίκα, να ζεις μόνη στο δάσος και να αναγκάζεις τους συγγενείς να πηγαίνουνε μπρος πίσω, μπρος πίσω μέσα στον δρυμό;! Κι αν πεις για τη μαμά της Κοκκινοσκουφίτσας; Άλλη ανεγκέφαλη του λόγου της. Δίνει στη μικρή το καλαθάκι και της λεει: "Παρ' το και πήγαινε φαΐ στη γιαγιά!". Πού το στέλνεις το κοριτσάκι μόνο του στο δάσος, κυρά Μου; Το ρίχνεις στο στόμα του λύκου! Με το που φτάνει στο δάσος, συναντάει τον πιο Ηλίθιο λύκο στην ιστορία της WWF, ο οποίος δεν την τρωει, παρά ρωτάει με αγωνία:
"Πού πας, καλό μου κοριτσάκι;"
"Στη γιαγιά μου", απαντάει αυτό.
Κι ο λύκος, αντί να τη φαει επί τόπου, όπως θα έκανε κάθε λύκος με Φυσιολογικό δείκτη νοημοσύνης, πηγαίνει στο σπίτι της γιαγιάς και στήνει ολόκληρο σενάριο, που μπροστά του τύφλα να 'χει και η πιο κιτς λατινοαμερικάνικη Sαπουνόπερα. Φτάνει στο σπιτάκι και χτυπάει την πόρτα.
"Τοκ, τοκ".
"Ποιος είναι;"
"Η Κοκκινοσκουφίτσα".
"Πέρνα μέσα".
Κι εδώ έχουμε την επιβεβαίωση πως ο εγκέφαλος της γιαγιάς έχει χαζέψει τελείως:
Έστω κι αν η Κοκκινοσκουφίτσα έχει φωνή βραχνοκόκορα σε κρίση άσθματος, πώς γίνεται να μην καταλάβει η γιαγιά ότι πρόκειται για λύκο; Τότε πια μπαίνει ο λύκος και τρωει τη γιαγιά. Προσέξτε την καλή Aγωγή του λύκου, που δεν θα έμπαινε ποτέ να φαει κάποιον χωρίς προηγουμένως να χτυπήσει την πόρτα.
Εδώ έρχεται το αριστούργημα της ιστορίας. Το πραγματικά μεγαλοφυές: ο λύκος, αντί να στηθεί πίσω από την πόρτα με ένα ρόπαλο και να πει:

"Με το που θα έρθει η πιτσιρίκα, θα της τραβήξω μιας ροπαλιά στο κεφάλι, θα τη βράσω κι ύστερα θα τη ροκανίσω" - όοοχι, φίλε μου! Τι κάνει ο λύκος;! Φοράει τη νυχτικιά της γιαγιάς, το σκουφάκι με τα αυτιά του να βγαίνουν από ειδικές κουμπότρυπες που έχει φτιάξει ο ίδιος (είναι γνωστοί δεξιοτέχνες μόδιστροι οι λύκοι) και χώνεται στο κρεβάτι.
Φτάνει η Κοκκινοσκουφίτσα, που οι δικοί της άνθρωποι την αποκαλούν «Αϊνστάιν», εξαιτίας του ζωηρού και ευφυούς πνεύματός της, μπαίνει, κοιτάζει τον λύκο και, αντί να φωνάξει το 100 ή να του πει:
"Τι χάλια είναι αυτά, βρε ηλίθιε; Έχεις χάσει κάθε ίχνος αξιοπρέπειας ως λύκος. Ορίστε κατάσταση, σαν μαλλιαρή μουστόγρια είσαι", πώς αντιδράει;
Λεει:
"Ω, γιαγιά, τι μακριές τρίχες που έχεις!"

Τώρα, παιδάκια: όποιο από σας διαθέτει σκύλο, ας δοκιμάσει να του κοτσάρει σκούφο κι ένα ζευγάρι γυαλιά οράσεως, κι ας δει αν μοιάζει με τη γιαγιά! Εάν ναι, πετάχτε τη γιαγιά σας από το παράθυρο ή παραδώστε τη στις αρχές. Βέβαια, είναι αλήθεια πως η γιαγιά δεν αναγνώρισε τη φωνή του λύκου από τη φωνή της εγγονής της, σύμφωνοι - αλλά η γιαγιά είναι 95 χρονών και μπορεί να έχει πάθει μαλάκυνση. Όμως η Κοκκινοσκουφίτσα πώς και δεν ξεχωρίζει τη γιαγιά της από έναν λύκο με σκουφάκι;! Ποιον έχει για γιαγιά; Τον Κινγκ Κονγκ; Ακόμη κι αν η γιαγιά έχει να κάνει χαλάουα από το 1931, ποια είναι; Ο Λούτσιο Ντάλα; Ο άνθρωπος των Ιμαλαΐων; Εν πάση περιπτώσει, τέλος καλό, όλα καλά και ο λύκος την τρωει! Αμέσως μετά, για καλή μας τύχη, φτάνει ο κυνηγός, πυροβολεί τον λύκο και - δόξα να 'χει η Παναγία! - έκτοτε αγνοείται η τύχη και του λύκου και της γιαγιάς και της ηλίθιας με το κόκκινο σκουφί.

Jobe Kovata, Φεγγαράκι μου λαμπρό φέξε μου και γλίστρησα, 2000
Στο φάλτσο της ψυχής είναι η γοητεία



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