Παρασκευή, 21 Φεβρουαρίου 2014

Le nostre vite sono cambiate attraverso la maternità surrogata.

Breve relazione sulla nostra partecipazione alla prima conferenza europea sulla GPA, Londra 8-9 marzo 2014

Il week end scorso ho partecipato a nome di Famiglie Arcobaleno alla prima conferenza europea sulla GPA. 

Dico subito che è stata un'esperienza molto istruttiva, ma la relazione è un po' lunga e consiglio la lettura solo a chi è davvero interessato a capire meglio la pratica della GPA internazionale, un fenomeno ancora molto nuovo e in costante evoluzione.

La conferenza si intitolava Families trough Surrogacy ed è stata organizzata da Sam Everingham, un neo genitore australiano, che diventato padre in India di gemelle con il suo compagno, dopo un viaggio difficile e doloroso, ha sentito l'esigenza di creare una risorsa per tutti i genitori intenzionali, offrendo a chi vuole una importante fonte di informazione e di confronto. Sam non è la prima persona che incontro che ha sentito questa esigenza, ricorderete anche Ron Poole-Dayan con il suo Men Having Babies era mosso dall'idea di tenere viva la discussione sulla GPA e aiutare chi doveva iniziare il suo percorso di GPA.

Per parte mia ho imparato molte cose sui diversi viaggi intrapresi dai genitori intenzionali e le loro gestanti nei diversi paesi del mondo dove è permessa e praticata la Gestazione per Altri e ho raccontato ad un pubblico composto da inglesi, europei, indiani, australiani, canadesi e americani la nostra esperienza di essere diventati genitori tramite la GPA in California. Ho poi fatto conoscere la nostra associazione descrivendone i tratti essenziali e i numeri che al momento la caratterizzano e ho riscontrato molto interesse sulla situazione italiana.

Più in generale nella conferenza  si sono affrontati temi quali: la GPA in Regno Unito, negli USA, in Canada, in India, Georgia, Thailandia, Messico. La situazione di famiglie nate tramite la surrogacy dove questa non è permessa o proibita: Spagna (molto interessante e curiosamente simile alla nostra situazione), la Svezia e l'Italia, si è trattato dei costi e gli aspetti medici e legali della GPA, sugli aspetti etici e le relazioni tra genitori intenzionali e gestanti negli anni e quando e come dire ai figli della loro origine tramite GPA.

Sulla GPA in Canada e sugli Stati Uniti credo che in associazione ci siano abbastanza risorse per avere in informazioni e non mi dilungo nel raccontare cose che già sapete. Mi soffermo invece a riportarvi informazioni su altri paesi di cui personalmente sapevo poco.

GRAN BRETAGNA :Comincio con ciò che ho appreso sul la Gran Bretagna che il paese a noi più vicino dove la surrogacy è legale e regolamentata da molti anni. Nel Regno Unito è possibile accedere alla surrogacy indipendentemente dalla nazionalità, è sufficiente essere "domiciliati" nel Paese, ovvero, da quel che ho capito avere un indirizzo di residenza e eventualmente dimostrare di risiedere abitualmente nel Paese.  La GPA che si può fare qui è solo altruistica, ovvero, non si può compensare la gestante se non per spese attinenti alla gravidanza e c'è un tetto limite di £ 15.000 (Uk pounds). Il che se paragonato ai $ 22.000 di base che viene dato alle donne americane è un importo moto simile.
In teoria non ci sono altre spese perché sono vietate le agenzie commerciali che conosciamo negli USA e Canada, ma ci sono diverse associazioni no-profit che svolgono il lavoro di assistenza e collegamento per genitori intenzionali e gestanti. Le spese mediche per inseminazione,( di questo non sono certo), vengono assorbite dal servizio sanitario nazionale e le spese legali sono minime o nulle perché per avere il "parental order" che stabilisce la genitorialità dei genitori intenzionali basta fare una domanda in carta semplice al tribunale entro 6 mesi dalla nascita. Sembrerebbe una situazione ideale che rende la surrogacy legale, etica e ad un costo abbordabile da molte più famiglie. Non un business per dottori, legali e agenzie, ma un vero aiuto di chi può fare figli a chi non ne può avere all'interno della coppia.

La realtà inglese però è altra e i rappresentanti dell'associazioni no-profit (COTS, Brilliant Beginnings, Surrogacy UK) che assistono gli "intended parents" e le gestanti dicono che la legge va modificata perché così com'é molti inglesi scelgono di andare all'estero per una GPA che sulla carta potrebbero fare nel loro Paese. Tra i problemi denunciati: la mancanza di informazioni,è illegale farsi pubblicità (ma comunque esistono dei siti come surrogatefinder.com ofindsurrogate.com o gruppi chiusi facebook), i genitori intenzionali sono molti e le surrogate poche, la gestante ha fino a sei settimane dopo il parto per dare il suo consenso al parental order, non sono ammessi genitori singles (si invece a coppie gay sposate o stabili). La gestante può ufficialmente chiedere solo il rimborso spese, ma ci sono casi, (sopratutto quando le gestanti stabiliscono un rapporto diretto con i genitori intenzionali senza la supervisione di una associazione) in cui chiede sottobanco altre compensazioni non permesse dalla legge.

Nonostante questo i genitori intenzionali che hanno fatto un percorso di surrogacy nel Regno Unito con cui ho parlato sono molto contenti. Yvonne, una donna che aveva subito una isterectomia, parla della sua gestante con grande gratitudine, una persona con cui ha una grande intesa umana, qualcuno a cui anche ora lei e la sua figli adolescente ha un rapporto di amicizia che continua nel tempo (cosa che non è di fatto possibile per chi va in India).

Le persone con cui ho parlato,  rappresentanti delle associazioni sono ex genitori intenzionali o ex gestanti che vogliono mettere a disposizione degli altri la loro esperienza e parlano con cognizione di causa diretta, non vorrebbero una situazione come quella americana, ma apportare delle modifiche che renderebbero il percorso della GPA in UK più agevole per tutte le parti coinvolte. La legge è datata  (oltre 25 anni fa) è ha bisogno di essere riformata, tenendo sempre conto dei problemi etici che la surrogacy pone (commercializzazione del corpo, embrioni creati fuori dal corpo umano e altro) quindi regolando il percorso in modo che non diventi un business.

In ogni caso, i cittadini inglesi che per vari motivi vanno a fare un percorso di GPA all'estero sono tenuti a rispettare le regole che regolano la surrogacy in Inghilterra. Infatti, sopratutto nel caso di surrogacy in India, il tribunale inglese, prima di emettere il parental order che certifica la genitorialità della coppia, controlla tutte le carte e vuole la dimostrazione che la gestante indiana sia cosciente del suo consenso perché molte di loro sono analfabete o non capiscono l'inglese. Il tribunale vuole sapere quanto è stato il compenso ( non può eccedere quanto avrebbe preso nel Regno Unito), se c'è stato sfruttamento o la donna è stata forzata dal marito o da altri,

Ci sono altri paesi al mondo che hanno un approccio diverso dalla Gran Bretagna e permettono la surrogacy commerciale, ovvero dove  tutti i servizi sono pagamento ed è permesso un compenso (comunque limitato) per la gestante, oltre agli Stati Uniti, ci sono l'India, il Messico e la Thailandia.

L'INDIA come sapete ha chiuso le porte ai gay e anche per le coppie eterosessuali richiede che ci sia una lettera preventiva da parte del paese dei genitori intenzionali che autorizza esplicitamente i propri cittadini a cercare cure e assistenza medica in India. Ve ne parlo in ogni caso perché quello che accade in India è interessante per tutti coloro che intendono andare in un paese con dei costi molto più vantaggiosi, ma con delle notevoli differenze culturali.

Per dare un piccolo esempio di cosa sono le differenze culturali una dottoressa indiana, avendo saputo che uno dei miei figli (di 4 anni) ha l'abitudine di chiamarmi per nome invece che "papà" o "babbo" era rimasta scandalizzata perché in India chiamare il padre per nome è un reato!

In India la surrogacy ha una lunga storia. E' presente da millenni nel pantheon indù e si racconta che diverse divinità hanno portato i figli per altre divinità che non potevano avere figli. Portare i figli per altri è considerato qualcosa di sacro. In India è permessa solo la gestazione per altri non tradizionale (ovvero solo con ovodonazione di altra donna). Esistono centinaia di cliniche che praticano la PMA con una grande quantità e varietà di standard.

Consapevoli dei vari abusi e pratiche moralmente discutibili che girano attorno alla GPA in India, alcuni medici dell'ordina dei medici indiani, hanno promosso il protocollo INSTAR, che elenca una serie di standard etici e medici ai quali le cliniche firmatarie devono attenersi per ottenere il marchio della INSTAR. Le donne che aderiscono devono rispondere a dei questionari in cui si verifica se il percorso comporta stigma sociale, se è una decisione libera e informata (sempre tenendo conto del concetto di famiglia indiana) quale sia la posizione della famiglia, se questo comporta l'abbandono da parte della famiglia.  Nella stragrande maggioranza dei casi le donne rispondo che il motivo percui lo fanno è per aiutare la propria famiglia a comprare una casa o assicurare un futuro ai figli. Non sono interessate a mantenere un contatto nel tempo con i genitori intenzionali, le basta sapere che il figlio è voluto e sarà accolto con amore. Alla fine la situazione è vista come : io aiuto la vostra famiglia a realizzare il suo sogno, voi aiutate la mia. Siamo due culture diverse, non possiamo diventare davvero amici o mantenere dei contatti, ma ci aiutiamo. Almeno questo nei migliori dei casi.

Da quando l'India ha chiuso le porte alle coppie gay le cliniche indiane hanno aperto un canale con il Nepal dove garantiscono gli stessi standard medici che si trovano in India - e a detta di un neo padre svedese, medico nel suo paese,  che ha avuto due figli in India, gli ospedali indiani non hanno nulla da invidiare a quelli svedesi. In ogni caso, questa opzione non è possibile ai portatori di passaporto italiano, perché è comunque necessario che il governo del paese d'origine sia d'accordo con la pratica della surrogacy - quindi di sicuro non l'Italia.

Ci sono molti altri paesi che permettono la surrogacy a dei costi notevolmente più bassi , tra questi la Georgia, l'Ukraina, la Tailandia, Israele, il Sud Africa, il Messico .Tra questi paesi gli unici attualmente aperti alle coppie gay sono la Tailandia e il Messico (solo lo stato del Tabasco).

La TAILANDIA, un po' come la California, non ha delle leggi specifiche sulla surrogacy, ma sembra il percorso sia abbastanza semplice - salvo il fatto che la gestante, pur rinunciando ai diritti sul figlio,  apparirà sul certificato di nascita, infatti molte delle coppie che prima andavano in India ora vanno in Tailandia. Anche per il ritorno nel paese di origine sembra semplice anche se alcune ambasciate richiedono il test del DNA (ma non l'Italia per il momento).

Lo stato di Tabasco in MESSICO regola con una legge la surrogacy e non discrimina in base all'orientamento sessuale o lo status matrimoniale. Sul certificato di nascita non appare la gestante, ma solo i genitori intenzionali. 
In entrambi i casi  i costi totali si aggirano intorno ai $ 35.000, ma si consiglia comunque di prendere informazioni più approfondite e cercare assistenza legale in Italia e nei paesi dove si compie il percorso. 

Siamo diventati genitori in California, l'opzione forse più costosa fra tutte le possibili, ma dove ci sentivamo garantiti per la familiarità con la cultura locale, legami personali, garanzia dei diritti GLBT, libertà di scelta delle donne coinvolte e qualità dell'assistenza medica. Ce lo siamo potuti permettere all'epoca, ma se non ce lo avessimo potuto permettere avremmo inseguito il nostro sogno in capo al mondo purché questo non comportasse il calpestare i diritti degli altri e permetesse comunque ai nostri figli di essere contenti delle loro origini senza menzogne e mezze verità.

Riprendendo le tante discussioni che abbiamo avuto all'interno dell'associazione, incontrando alla conferenza molti genitori che son diventati tali in India e in Tailandia, ero perplesso e sospettoso, ma non mi sento di giudicarli anche perché alcuni di loro, sfidando l'informazione che condanna a priori la surrogacy praticata nei paesi non occidentali, sono andati a vedere di persona e hanno verificato se ci fossero le condizioni per praticare una surrogacy etica e nel rispetto di tutte le parti coinvolte - come ha fatto il medico svedese e il suo compagno citato precedentemente.

Sono convinto che pur con tutte le conseguenze personali che comporta fare una GPA in un paese culturalmente e socialmente molto diverso dall'Italia sia possibile compiere un percorso eticamente accettabile, ma è necessario compiere molte più verifiche e controlli. I protocolli come INSTAR in India dimostrano che anche in quei paesi ci sono persone che hanno a cuore l'etica del percorso e vogliono portare la surrogacy all'interno di un ambito rispettoso dei diritti universali dell'essere umano.

In ultimo cito l'interessante intervento di Antonio Villa-Coro  un genitore  spagnolo, padre con il suo compagno con una GPA di due bambine che dal 2008 ha fondato un'associazione nel 2008 che si chiama " Son Nuestros Hijos " un'associazione di mutuo aiuto e che si batte per i diritti di oltre 300 famiglie spagnole create tramite la surrogacy. Antonio (come la nostra presidente) scrive sull'Huffington Post ed ha parlato dell'importanza del linguaggio, che può promuovere o umiliare la dignità delle persone coinvolte, invitando ad usare una nuova terminologia in tutte le lingue europee. 

Il discorso sulla GPA è sempre e comunque complesso e non posso esaurirlo in una breve relazione,  sono a disposizione per chi volesse approfondire, anche se la vista la recente interrogazione parlamentare ci dobbiamo forse aspettare degli ulteriori ostacoli alla GPA fatta all'estero.

una caro saluto,

marco





Sul treno per Roma c'è una ragazzina. Sola e in fuga, dopo un violento litigio con i compagni di classe. Fiera e orgogliosa, Eva legge tanti libri e ha il dono di saper raccontare storie: ha appena undici anni, ma già conosce il dolore e l'abbandono. Giose è stato una meteora della musica punk-rock degli anni Ottanta, poi si è innamorato di Christian, giovane professore di latino: Eva è la loro figlia. Padre esuberante e affettuoso, ha rinunciato a cantare per starle accanto, ma la morte improvvisa di Christian ha mandato in frantumi la loro famiglia. Giose non è stato ritenuto un tutore adeguato, e si è rintanato in un casale sugli Appennini. Eva è stata affidata allo zio e si è trasferita a Milano. Non si vedono da tempo. Non hanno mai smesso di cercarsi. Con Giose, Eva risalirà l'Italia in un viaggio nel quale scoprirà molto su se stessa, sui suoi due padri, sui sentimenti che uniscono le persone al di là dei ruoli e delle leggi, e sulla storia meravigliosa cui deve la vita. Drammatico e divertente, veloce come un romanzo d'avventura, Sei come sei narra con grazia, commozione e tenerezza l'amore tra un padre e una figlia, diversi da tutti e a tutti uguali, in cui ciascuno di noi potrà riconoscersi.


Proponiamo un estratto da “Sei come sei” di Melania G. Mazzucco (Einaudi), la storia di una famiglia omogenitoriale, che sarà presentato venerdì 28 febbraio alChiaja Hotel (in via chiaia 216) nell’ambito della rassegna Poetè.
la copertina del libroQuando mi chiedono in che anno sono nata, rispondo. Perché ritengo scontato mentire – ci si aspetta che le donne non dicano la verità. E nemmeno i giovani, a meno che non ostentino il privilegio della loro età per trarne beneficio. Alla gioventú si perdona piú volentieri l’errore, la presunzione e il coraggio. E io detesto il determinismo della biologia. Chi mi interroga inoltre non sa che considero ogni anno della mia vita un miracolo, e me ne vanto. Però rispondo a modo mio.
Sono nata nell’anno del cavallo, dico. Secondo l’oroscopo cinese i nati sotto il segno del cavallo sono ribelli che non sopportano costrizioni, parlano molto e non hanno il senso del tempo. Amano viaggiare – criniera al vento. La criniera ce l’ho, e anche il carattere imprevedibile e l’impazienza dell’equino, il resto pure. Ma vorrei possedere la geniale stupidità del cavallo da corsa, di cui favoleggia mia nonna, la capacità irresistibile di puntare verso il traguardo.
Altre volte dico: sono nata nell’anno dell’unione monetaria. Perché mi sento cittadina di questo vecchio continente, anche se ho aperto gli occhi da un’altra parte del mondo. È l’anno in cui si è realizzato un sogno, che sarebbe sembrato un’utopia di matti fino a poco tempo prima. E poi mi sento nuova come l’Europa, e chiamata a costruire un mondo diverso da quello che mi ha preceduta.
Altre volte ancora dico: sono nata nel 1423. E ogni volta dico la verità. Perché alcuni anni fa, quando frequentavo la terza elementare, ho fatto una scoperta che mi ha lasciata di sale. All’inizio dell’anno scolastico, arrivò in classe un nuovo alunno. Scuro di pelle, timido e però altero, non parlava l’italiano. La maestra gli ordinò di sedersi accanto a me. Me la sono sempre cavata piuttosto bene con la lingua italiana e lei mi considerava ideale per fargli da guida. Il ragazzino si chiamava Khalil. Era pakistano. Lui visse come una degradazione l’avere per tutrice una femmina e solo dopo qualche settimana mi rivolse la parola. E fece crollare il mio mondo. Mi disse che non vivevamo nel 2009, ma nel 1430.
Quando chiesi spiegazioni a mio padre, mi disse che il mio compagno contava gli anni in un modo diverso. Lui, come tutti i musulmani, dall’Egira di Maometto. Noi dalla nascita di Cristo. Poiché mio padre – Giose, intendo – era ateo, questa rivelazione mi lasciò senza parole. Dunque può essere vera anche una cosa in cui non credi.
Ma insomma in che anno viviamo? gli chiesi. Nel 2009 e nel 1430, rispose mio padre. E anche in tanti altri anni. I popoli della terra credono in cose diverse, non usano lo stesso calendario. Gli ebrei contano gli anni dalla creazione del mondo. Gli indiani contano in un modo, gli aborigeni in un altro. Non è importante il numero – è solo un segno, una convenzione.
Dunque io vivevo in una finzione! Ero come un personaggio letterario? Magari! Sono dei privilegiati, quelli che esistono solo nei libri. Il loro tempo ha inizio ma non ha fine, è fermo ma scorre. Nascono, ma non muoiono, raggiungono un’età, ma non la superano. Se hanno vent’anni quando il libro finisce, possono vivere per sempre giovani, come i vampiri e gli dèi. A volte vivono nel presente – accanto a noi. Abitano i nostri stessi giorni. Le loro date segnano anche la nostra vita. Ciononostante il tempo scorre a velocità diverse per noi, che siamo qui e ora, e loro – che esistono solo nel mondo di carta della letteratura.
Se il mio qui e ora non esisteva davvero, se era una costruzione, fantasiosa come quella immaginata dagli scrittori per i loro personaggi, chi aveva immaginato il mio tempo? Chi era l’autore del libro che stavo vivendo?

Allora mio padre – Christian, intendo, perché era lui che ci spiegava queste cose – mi ha raccontato che aveva un nome e una storia. Ascoltatela: è anche il vostro autore.
Veniva dalla Scizia. Da una terra chiamata poi Dobrugia, abitata in gran parte da goti. Insomma, oggi sarebbe rumeno. Si chiamava Dionysius. Per cognome volle solo un diminutivo: Exiguus. Il Piccolo. Per umiltà. Perché era un uomo, e voleva lasciare gli aggettivi altisonanti a Dio.
Studiò a Tomi, e ciò mi piace, perché Tomi è il luogo in cui, esiliato da Roma dall’ira funesta di Augusto, andò a morire Ovidio. È il mio preferito tra gli scrittori: mi piacerebbe essere uno dei personaggi delle sue Metamorfosi – una ninfa scontrosa, una sacerdotessa di Artemide, una dea – e mi piace pensare che abbia lasciato qualcosa della sua immaginazione alla sua ultima patria.
A dire di un testimone che lo conobbe, Dionysius Exiguus possedeva molte qualità: la semplicità, la cultura, la dottrina, l’umiltà, la sobrietà, l’eloquenza. Il mio obiettivo nella vita è possederne almeno qualcuna. Avrebbe voluto vivere da eremita come un mistico egiziano, ma era socievole, e passò la sua vita in mezzo agli altri. Avrebbe voluto restare a studiare nel suo monastero in Oriente, e lo chiamarono a Costantinopoli e poi a Roma, alla corte dell’imperatore e del papa. Avrebbe voluto digiunare come un asceta, ma frequentava i banchetti e le cerimonie. Era casto, ma apprezzava l’intelletto delle donne. Insomma era tollerante. Ma soprattutto era colto, coltissimo. E ciò mi piace. Sono di quelli che considerano la cultura l’unica ricchezza che si possa arrivare a possedere su questa terra. Era uno scrittore. E ciò mi piace ancora di piú, perché anche io sarò una scrittrice.
Però non scriveva romanzi né poesie. Del resto a quel tempo – dopo la caduta dell’Impero romano d’Occidente – non se ne scrivevano quasi piú. Inoltre era un monaco. Dedicò la sua prosa elegante a controversie teologiche, al diritto canonico, alle agiografie dei santi, all’oratoria. Un giorno, intorno alla fine del 496, dopo la morte di papa Gelasio, arrivò a Roma. E anche questo mi piace: Roma è la sezione dello spazio dove sono stata piú felice, e dove vorrei fermarmi. Non si sa se era giovane o già vecchio quando cambiò il tempo – per tutti.
In quel periodo, uno degli argomenti piú dibattuti era la data della Pasqua. Ogni comunità, in Oriente e in Occidente, la festeggiava in un giorno diverso. Stabilirne la data esatta era questione di vita o di morte. Era un’epoca in cui gli uomini si accusavano di eresia in nome di concetti metafisici come la natura del Verbo divino, la superiorità del Figlio, generato dal Padre e fatto da lui ma di sostanza diversa, o la trasmissione automatica del peccato originale, e si trucidavano per una parola o se credevano che l’uomo meritasse un destino senza essere preordinato a esso. Il primicerio dei notai della corte di papa Giovanni I incaricò Dionysius di risolvere la questione. Dionysius era un conciliatore. Voleva unire, mai dividere. Ebbe un’idea talmente semplice che dovette stupirsi che nessuno ci avesse pensato prima.
Per stabilire una volta per tutte quando cadeva la Pasqua, cioè la Resurrezione di nostro signore Gesú Cristo, bisognava stabilire la data della sua nascita.
C’era molta confusione in proposito. I Vangeli non davano riferimenti cronologici precisi e citavano pochi personaggi e fatti documentati – Erode, il censimento di Augusto… E gli storici romani avevano annotato in ritardo la morte di un agitatore, un sovversivo ebreo crocifisso alla provincia dell’Impero.
Dionysius però era coltissimo, come vi ho già detto, e dopo studi accaniti e meticolosi fissò la data della nascita di Cristo. Per Dionysius Exiguus l’evento decisivo per la storia dell’umanità cadde l’anno 753 dalla fondazione di Roma.
Poco dopo, questo piccolo immenso intellettuale morí. Era l’anno 242 – ma non il nostro 242. Affinché non vi prendano le vertigini, vi dico che in quel momento si contava il tempo dall’inizio dell’impero di Diocleziano (che per noi sarebbe il 284). Ma Dionysius ritenne che fosse ingiusto contare il tempo dall’acclamazione di un tiranno, per giunta responsabile di aver scatenato l’ultima tremenda persecuzione contro i cristiani. Perciò la sostituí con l’incarnazione del Redentore, che per lui, come per tutti i credenti, coincideva con l’esordio della speranza nel riscatto dell’umanità.
Come tutti gli artisti, gli scienziati, gli esploratori e la maggior parte degli scrittori, Dionisio il Piccolo non seppe di aver lasciato al mondo un’opera di valore incalcolabile. Qualche secolo dopo, si cominciò davvero in tutto l’Occidente a contare il tempo dall’incarnazione di Cristo (e poi dalla sua nascita), accettando il calcolo che aveva fatto lui, un uomo venuto da lontano, il cui corpo ormai era polvere nella ter- ra di Roma, ma le cui opere continuavano a essere trascritte e copiate nei monasteri d’Europa. E nel tempo inventato da Dionysius noi abitiamo ancora.
Inventato, sí. Immaginario, sognato, letterario. Perché Dionysius Exiguus aveva sbagliato i calcoli – non aveva a disposizione tutte le fonti necessarie. Biblisti, cronologi e studiosi piú attrezzati di lui ritengono che il tempo sia piú vecchio di sette o sei anni – dal momento che Gesú sarebbe nato il 7 avanti Cristo e non l’anno 1. Ne deriva che il 2013 non è il 2013, ma il 2020, il 2015 è il 2022, e cosí via.
Però che cosa importa? Ciò che è inventato spesso diventa vero. Sette anni sono caduti dalla storia – e non saranno mai vissuti. Come quei dieci giorni di ottobre del 1582, quando la riforma del calendario giuliano impose un’accelerazione al mondo, e gli uomini andarono a letto una sera e si svegliarono dieci giorni dopo.
Cosí a me piace immaginare che vivo non qui e ora, in una frazione esigua e misera del tempo, ma nell’anno piú letterario di tutti. L’anno zero – quello che non esiste e non è mai esistito.
Perché Dionisio l’Esiguo non conosceva lo zero, che il matematico Fibonacci avrebbe rivelato agli occidentali solo molti secoli dopo la sua morte. Per Dionysius all’anno 1 avanti Cristo seguiva l’anno 1 dopo Cristo. Ed è in quell’an- no che nessuno ha mai vissuto che io voglio abitare – là dove vivono i personaggi dei romanzi che ho letto e che scriverò, quelli che esistono solo nelle pagine dei libri. Quelli che nascono ma non invecchiano, quelli che sono per sempre perché non furono mai.
Eva Gagliardi


“Sei come sei”, la Mazzucco e l’omogenitorialità a Napoli

mazHa regalato con uno dei suoi ultimi lavori la possibilità ad Ozpetek di portare sul grande schermo la sua pellicola intitolata “Un giorno perfetto”, ma Melania Mazzucco è di nuovo in libreria con “Sei come sei”, opera presentata presso il Chiaja Hotel de Charme di Napoli come appuntamento della rassegna “Poetè” organizzata da Claudio Finelli.
Durante l’evento moderato dallo stesso Finelli e dalla scrittrice e giornalista Antonella Cilento, è stato presentato il tema centrale del romanzo, ovvero l’omogenitorialità.
Protagonista del libro è infatti Eva, figlia di una coppia gay, soluzione che ovviamente mette al centro dell’attenzione un argomento molto spinoso per l’Italia che ancora non decide di legiferare in tal senso, alzando polveroni mediatici ad ogni tentativo di discussione.
L’autrice ha affermato come però il suo libro non sia la storia di una coppia omosessuale formata da due uomini che decide di avere un bambino, bensì il cammino di una ragazzina nel ritrovare uno dei suoi due padri, affrontando temi forti come appunto le difficoltà per due persone dello stesso sesso che decidono di vivere insieme la propria vita e di ottenere la paternità, nonché l’arduo compito di una bambina nel gestire come famiglia quella formata da due papà, andando contro la feroce schiettezza dei propri coetanei.
Presente all’incontro, la Presidentessa delle Famiglie Arcobaleno Giuseppina La Delfa ha, con semplicità e precisione, illustrato quale sia il complesso iter che uomini e donne gay debbano fare per diventare genitori, sottolineando come l’Italia offra purtroppo molte più restrizioni, rispetto ai paesi europei più vicini.
Il libro della Mazzucco tocca quindi temi che al giorno d’oggi fanno ancora parlare molto, ma come suggerisce la stessa autrice è spesso la cultura, più che il dibattito politico, che aiuta alla riflessione e al progresso, esprimendo quindi l’augurio che il termine “normalità” venga adottato anche da alcune tipologie di famiglie per sentirsi ancora più famiglie.
Gaetano Cutri

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