Πέμπτη 5 Μαρτίου 2015

Chi si occuperà del bambino queer? / «Το παιδί μου είναι γκέι».


Roberto Corradino legge Beatriz Preciado su Liberation




Orientamento sessuale e genitorialità

con la collaborazione del Tavolo Tecnico LGBTQI del Comune di Bari e Rete Lenford
12 marzo 2015, ore 16.30
Ex PalaPoste (sala A), Piazza Cesare Battisti, Bari
coordina Rosy PAPARELLA (Garante Minori Regione Puglia)
intervengono
Giuseppina LA DELFA (Famiglie Arcobaleno)
Alessandro TAURINO (Dipartimento di Scienze della Formazione, Psicologia e Comunicazione-UniBA “A. Moro”)
Antonio ROTELLI (Avvocatura per i Diritti Lgbti-Rete Lenford)
Michela LABRIOLA (Osservatorio Nazionale Diritto di Famiglia-sezione di Bari)
Pasqua MANFREDI (Tavolo Tecnico LGBTQI del Comune di Bari)
L’incontro verrà introdotto dalla proiezione di un video dell’attore Roberto Corradino che legge un articolo della filosofa Preciado, “Chi si occuperà del bambino queer”, pubblicato su Liberation.
Il video è consultabile a questo indirizzo:
https://www.youtube.com/watch?v=0Wd94TIycN4
L’articolo qui:
http://www.liberation.fr/…/14/qui-defend-l-enfant-queer_873…


http://www.babyarcobaleno.net




Penso alle mie amiche Francesca e Meri editrici dello Stampatello che hanno avuto il torto di immaginare un mondo pieno di colori e dove c'è posto per tutti. Di seguito riporto un mio intervento su libri, biblioteche e famiglie arcobaleno di 2 anni fa e mi chiedo: ma finirà mai?
Leggo sul Corriere di Bologna di oggi -giovedì 4 ottobre 2012- le riflessioni che nascono dalla presenza in biblioteca Sala Borsa di un librino per bimbi piccoli che racconta una famiglia con due mamme e leggo della difficoltà di un genitore a rispondere alla domanda della sua bimba: «Perché quei bambini hanno due mamme e non un papà e una mamma?»
Anch’io qualche anno fa ho avuto lo stesso problema: ho dovuto spiegare alla mia bimba come mai alcuni dei suoi compagni di scuola materna avessero una mamma e un papà anziché due mamme come lei. E’ stato abbastanza semplice: le ho detto che quella mamma e quel papà si erano incontrati, si erano innamorati e dal loro amore era nata la loro bimba o il loro bimbo, esattamente come era capitato a lei con le sue mamme. Alla fine le cose importanti sono sempre semplici.
Deve essere proprio così perchè per i suoi compagni nostra figlia ha una mamma e una mimmi e questa cosa è evidente come gli alberi del giardino di scuola, come i giorni di sole e quelli di pioggia, come correre e come crescere.


E’ stato più difficile spiegarle perché sua cugina ha due fratelli più grandi che il suo papà ha avuto quando era sposato con una donna diversa dalla sua mamma. E’ stato difficile spiegarlo perché -con logica implacabile- la nostra nipotina (5 anni) argomentava: se il mio papà ha avuto due figli con un’altra signora e quei due figli sono i miei fratelli allora anche quella signora è la mia mamma, cioè io ho due mamme, come mia cugina, evvvvvviva!!!!!
E’ stato più difficile spiegarle perché alcuni dei suoi compagni avessero due nonni, altri quattro, alcuni tre e altri nessuno. E’ stato difficile perché la nostra società ha talmente rimosso la morte che oramai siamo inabili a parlarne.
Leggo le parole del Corriere: “La domanda che ci siamo posti noi, e sulla quale si è dibattuto intensamente, è invece questa: un libro grazioso e ben disegnato che pone i bambini molto piccoli di fronte alla questione della famiglia «diversa» crea problemi se collocato, come in questo caso, sugli scaffali per l’infanzia della più importante biblioteca pubblica comunale?”
Queste righe raccontano la visione della famiglia che solo un adulto può avere: tutte le famiglie “normali e omogenee” da un lato, l’unica famiglia “diversa” dall’altro.
Qualche giorno fa un adulto ha chiesto a nostra figlia: “cosa ha di speciale la tua famiglia?” Nostra figlia -che ha 7 anni- ha risposto: “la mia famiglia è speciale perché vivo in campagna e i nostri gatti e il mio cane e io possiamo correre liberi”.

I bambini hanno sguardi acuti e potenti e vedono cose che noi adulti nemmeno sappiamo immaginare e classificano le famiglie in un modo tutto loro. Per esempio: cani, gatti, pesci e tartarughe fanno sempre parte della famiglia e ahime, ci sono famiglie senza animali!!!
A quel papà che non sapeva cosa rispondere alla sua bimba in Sala Borsa mi verrebbe da dire una cosa e porre una domanda: vorrei dirgli che presto ci incontreremo o forse -se lui e la sua bimba sono habitue di Sala Borsa- ci siamo già incontrati senza nemmeno saperlo. In effetti, anche se la nostra è una famiglia “diversa” nessuno di noi ha le orecchie a punta, le squame luccicose e i capelli verdi. Quindi magari le nostre bimbe si sono divertite a giocare insieme tra le poltroncine di Sala Borsa e noi non lo sappiamo.
La domanda invece è questa: se forse è meglio rimuovere da Sala Borsa il libro che racconta la storia della famiglia con due mamme perché “nel reparto della letteratura per l’infanzia di una biblioteca comunale collocata in piazza Maggiore sarebbe meglio non proporre temi controversi”quando, anziché il libro, in Sala Borsa quel papà incontrerà la mia bimba che racconta la stessa storia, cercherà di rimuoverla finchè, “a casa e con calma”, imparerà ad affrontare “temi controversi”?
Io credo che Sala Borsa sia un luogo meraviglioso di una città aperta al mondo che ha scelto di accogliere tutti i suoi bambini sapendo che tra i loro diritti c’è anche quello di veder raccontata la loro storia in un libro. Sala Borsa racconta il mondo alla velocità della pagina voltata, un mondo in cui c’è posto per tutti.
A volte accade che i bambini ci colgano impreparati con le loro domande. E’ un momento meraviglioso: è quando ci rendiamo conto che i bambini ci mostrano cose che da soli non avremmo saputo vedere. Anche rimanere spiazzati è un dono, magari è in quel momento lì che proviamo l’emozione vertiginosa di essere genitori.





Πώς αντιδρούν οι γονείς όταν το μαθαίνουν.
ΠΕΡΙΓΡΑΦΗ:
«Ένα εξαιρετικό βιβλίο, τέλεια ισορροπημένο και γεμάτο συμπόνια, όπου καθημερινοί άνθρωποι μιλάνε απλά και από καρδιάς. Ένα διαφωτιστικό βιβλίο για κάθε γονιό με παιδιά στην εφηβεία. Για όσους έχουν κάποιον στην οικογένεια που είναι ομοφυλόφιλος, οποιασδήποτε ηλικίας, θα κάνει το δρόμο πιο εύκολο και θα κρατήσει το κανάλι της επικοινωνίας ανοιχτό».
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Το παιδί μου είναι γκέι είναι μια συλλογή από επιστολές γονιών που έχουν έναν ομοφυλόφιλο γιο ή κόρη. Τα γράμματα έχουν γραφτεί με σκοπό να βοηθήσουν άλλους γονείς να αντιμετωπίσουν και να διαχειριστούν τα συναισθήματά τους, καθώς και να βοηθήσουν γκέι άντρες και γυναίκες που σκέφτονται να αποκαλύψουν την αλήθεια.
Λίγοι γονείς το αποδέχονται εξαρχής ενώ πολλοί είναι εκείνοι που βρίσκονται σε σύγχυση. Δεν είναι σίγουροι πού μπορούν να αποτανθούν για βοήθεια και πώς να διαχειριστούν τα συναισθήματά τους. Σε αυτό το βιβλίο, οι γονείς μιλούν για τα συναισθήματα που βιώνουν – θυμό, ντροπή, ενοχή και σύγχυση.
Στο σύνολό τους, οι επιστολές επιβεβαιώνουν τη δημιουργική δύναμη της αγάπης και δίνουν την ευκαιρία σε αυτούς που έχουν προσωπική εμπειρία να περιγράψουν τα πιο σημαντικά βήματα στην πορεία προς την κατανόηση. Το παιδί μου είναι γκέι δείχνει τον τρόπο με τον οποίο απλές, καθημερινές οικογένειες ξαναβρήκαν την αγάπη και την ευτυχία.
τιμή: 15.00 Ευρώ
Για παραγγελίες επικοινωνήστε μαζί μας τηλεφωνικά στο 2108826600 (10:00 - 20:00) από Δευτέρα έως και Παρασκευή.
ή μέσω της φόρμας παραγγελίας



Τετάρτη 4 Μαρτίου 2015

Congratulations Slovenia! legalizes gay marriage and adoption rights‏ / Ban Ki-moon: Making Equality Work


Today, HRC commended the government of Slovenia for passinglegislation that will make it the 21st nation to grant full marriage rights to all of its citizens. 
“We commend the elected representatives of Slovenia for passing such historic legislation ensuring the nation’s LGBT citizens receive the rights they deserve, and we congratulate the LGBT activists and advocates who helped make this momentous day possible,” said Ty Cobb, Director of HRC Global.
Slovenia’s national parliament approved the bill by a vote of 51 to 28. The bill will be sent to President Borut Pahor to sign into law.
Argentina, Belgium, Brazil, Canada, Denmark,France, Iceland, Luxembourg, the Netherlands, New Zealand, Norway, Portugal, South Africa, Scotland, Spain, Sweden, Uruguay, as well as England and Wales in the United Kingdom, have marriage equality laws that have gone into effect. In addition, Finland is set to extend full marriage rights to their LGBT citizens in the coming year.

The situation for LGBT people around the world varies widely, as some countries embrace equality, while in others, LGBT people continue to suffer from discrimination, persecution and violence.
  • Same-sex conduct is criminalized in 76 countries
  • In 10 countries same-sex conduct is punishable by death
  • So-called anti-LGBT “propaganda” laws inhibit LGBT advocacy in threecountries
  • Same-sex marriage licenses are issued nationwide in 21 countries
  • In 2014 there were over 200 documented reports of transgender people murdered in 28 countries. There continue to be countless undocumented cases of violence against transgender people throughout the world.
http://www.hrc.org/blog/entry/marriage-equality-comes-to-slovenia




The Secretary-General of the UN speaks to UN-GLOBE,

 the staff group fighting for the equal rights of LGBTI 

employees in the UN system, about his advocacy for the

 human rights of LGBTI people.

Δευτέρα 2 Μαρτίου 2015

Παιδοθεσία – Μια αναγνώριση που δεν κοστίζει τίποτα (στο κράτος)





(Με αφορμή τη συζήτηση που οργάνωσε στις 4/2/2015 το Κέντρο Φιλελεύθερων Μελετών «Μάρκος Δραγούμης» με θέμα: «Παιδοθεσία από ομόφυλα ζευγάρια»)

Σύμφωνα με το άρθρο 7 της αναθεωρημένης Ευρωπαϊκής Σύμβασης για την παιδοθεσία, η οποία έχει υπογραφεί μόνο από τρεις χώρες της Ευρώπης από τις 27/11/2008:

«Τα κράτη είναι ελεύθερα να επεκτείνουν το πεδίο της Σύμβασης σε ζευγάρια του ίδιου φύλου, τα οποία έχουν συνάψει γάμο ή σύμφωνο συμβίωσης. Είναι επίσης ελεύθερα να επεκτείνουν το πεδίο της Σύμβασης αυτής σε ζευγάρια διαφορετικού και ίδιου φύλου που ζουν μαζί σε μια σταθερή σχέση».

Παρόλα αυτά το ζήτημα των παιδιών που μεγαλώνουν σε LGBTQI ζευγάρια αποδεικνύεται ακανθώδες και έχει καθηλώσει άλλα αιτήματα, όπως αυτά της ισότητας σε πολιτικό γάμο και σύμφωνο συμβίωσης για όλα τα ζευγάρια ανεξαρτήτως σεξουαλικού προσανατολισμού και ταυτότητας φύλου. Επίσης, όταν μιλάμε για το δικαίωμα στην παιδοθεσία, το μυαλό μας πηγαίνει στα ζευγάρια του ίδιου φύλου ξεχνώντας ότι το ίδιο δικαίωμα έχουν και οι τρανς άνθρωποι, με αποτέλεσμα να διαιωνίζεται μια ανισότητα.

Ας δούμε πρώτα ορισμένα στατιστικά στοιχεία που αφορούν την παιδοθεσία:
Σύμφωνα με την απογραφή του 2000, στις ΗΠΑ ζούσαν 65.000 παιδιά με γονείς του ίδιου φύλου. Η απογραφή του 2012 ανεβάζει τον αριθμό των παιδιών στα 110.000 (δηλαδή, διπλασιάστηκε ο αριθμός των παιδιών). Επιπλέον το 4% των παιδοθεσιών, πάλι σύμφωνα με τα επίσημα στατιστικά στοιχεία της χώρας, αφορά LGBT γονείς.

Στην άλλη πλευρά του Ατλαντικού, και συγκεκριμένα στην Ιρλανδία, αναμένεται να συζητηθεί πρώτα η αναθεώρηση της νομοθεσία για τις παιδοθεσίες και μετά η χώρα θα αποφασίσει με δημοψήφισμα (τον Μάιο του 2015) για την ισότητα στον γάμο. Εν ολίγοις, υπάρχει μεγάλη πιθανότητα να ανοίξει η παιδοθεσία για τα LGBT ζευγάρια και μετά να διευθετηθεί το θέμα της νομικής αναγνώρισης των ζευγαριών.



Τι γίνεται στην υπόλοιπη Ευρώπη:
Πλήρη δικαιώματα δίνει πρώτη η Ολλανδία την 1η Απριλίου του 2001 (και δεν είναι καθόλου πρωταπριλιάτικο). Θεσμοθετημένη παιδοθεσία έχουν 12 χώρες μέχρι στιγμής, οι: Ανδόρα, Βέλγιο, Δανία, Γαλλία, Ισλανδία, Λουξεμβούργο, Μάλτα, Ολλανδία, Νορβηγία, Ισπανία, Σουηδία και Αγγλία. Επίσης, επιτρέπεται η παιδοθεσία του παιδιού του άλλου συντρόφου σε Αυστρία, Φιλανδία, Γερμανία και Σλοβενία. Η Εσθονία ανοίγει την παιδοθεσία την 1η Ιανουαρίου του 2016 και έχει ήδη κατατεθεί (16/1/2015) στη Βουλή της Πορτογαλίας ανάλογο σχέδιο νόμου.

Σύμφωνα με δημοσκόπηση του 2003 της Gallup Europe για λογαριασμό της ILGA-Europe, οι νέες γενιές και οι ανώτερου μορφωτικού επιπέδου άνθρωποι υποστηρίζουν πιο εύκολα τον γάμο και την παιδοθεσία. Η κοινή γνώμη στην Ελλάδα είναι αρκετά αποθαρρυντική αν κρίνουμε από το αποτέλεσμα του Ευρωβαρομέτρου  του 2006 όπου το 89% είναι κατά με ένα 11% υπέρ μόνο (ΔΓ/ΔΑ=0%).

Μερικές αλήθειες σπάνε τους μύθους:
Κάποιος κόσμος πιστεύει πως τα παιδιά χρειάζονται έναν πατέρα και μια μητέρα. Κάποιοι άλλοι θεωρούν πως το φύλο των γονέων δεν παίζει κανένα απολύτως ρόλο. Η πραγματικότητα μας δείχνει ότι αυξάνει γεωμετρικά ο αριθμός των παιδιών που μεγαλώνουν με LGBT γονείς και όσο αυτή η τάση παραμένει ανοδική τόσο πιο υποστηρικτική θα γίνεται η κοινωνία και η κοινή γνώμη σε θέματα γονεϊκότητας και παιδοθεσίας.

Βέβαια, τίποτα δεν κερδίζεται από μόνο του χωρίς ορατότητα. Που σημαίνει ότι όσο παρισσότερο βγαίνουμε προς τα έξω, όσο περισσότερο πιέζουμε να δοθεί λύση σε πρακτικά ζητήματα τόσο μεγαλύτερη υποστήριξη θα έχουμε. Η παιδοθεσία από LGBT ζευγάρια είναι ακόμα κάτι το νέο γιατί η «εικόνα» που έχουμε για την οικογένεια τείνει να περιορίζεται (ακόμα) σε γονείς διαφορετικού φύλου. Αυτό ακριβώς το στερεότυπο έρχονται να σπάσουν τα LGBT ζευγάρια που αποφασίζουν να γίνουν γονείς είτε με επιβοηθούμενη αναπαραγωγή, με παρενθεσία ή με παιδοθεσία.

Εξ’ άλλου οι έρευνες, που δεν είναι λίγες σε αριθμό, δείχνουν ότι η σεξουαλική ταυτότητα του παιδιού δεν επηρεάζεται καθόλου από την ταυτότητα των γονέων. Δηλαδή, από το αν ένα παιδί μεγαλώνει με γονείς του ίδιου ή του αντίθετου φύλου. Δεν υπάρχουν αδιάσειστα στοιχεία που να συνομολογούν ότι ο σεξουαλικός προσανατολισμός και η ταυτότητα φύλου των γονέων εμποδίζει στο παραμικρό την ψυχική υγεία του παιδιού. Ούτε υπάρχουν εμπειρικά στοιχεία που να αποδεικνύουν την ακαταλληλότητα των LGBT γονέων. Το παιδί επηρεάζεται από τη σχέση που έχει με τους γονείς του και όχι από τη σεξουαλικότητα των γονέων. Να προσθέσω εδώ ότι η πράξη μας έχει δείξει πως η αγάπη, η ηρεμία, ο σεβασμός, η προστασία, η ασφάλεια και ένας γονέας που νοιάζεται βαραίνουν περισσότερο από το οτιδήποτε άλλο.




Έρχομαι, τώρα, στο ερώτημα που απασχολεί όλους τους γονείς, ακόμα και αυτούς που δεν έχουν γίνει ακόμα: «Πώς αντιμετωπίζονται τα περιπαιχτικά και απαξιωτικά σχόλια;» (όχι απαραιτήτως εντός του σχολικού περιβάλλοντος). Τα παιδιά έχουν μια τάση να αστειεύονται για πάρα πολλά πράγματα. Το ερώτημα εδώ δεν είναι «τι θα κάνω αν έλθει το παιδί μου με παράπονα και κλάματα στο σπίτι», αλλά «υπάρχει κάτι για το οποίο δεν κάνουν αστεία τα παιδιά;» Η εμφάνιση, η συμπεριφορά, η εξυπνάδα, οι βαθμοί και οι επιδόσεις είναι μερικά εξ αυτών. Είναι πράγματα που γνωρίζουν καλά οι γονείς, τα αντιμετωπίζουν και δεν υπάρχει λόγος να τα θέτουμε ως ανυπέρβλητα εμπόδια και να δημιουργούμε αναπάντητα ερωτήματα. Είναι καταστάσεις που έχουμε και εμείς βιώσει στην παιδική και σχολική μας ηλικία. Θα υπάρξουν δύσκολες στιγμές, όμως ας το δούμε ως μια ευκαιρία για να θωρακίσουμε τα παιδιά μας, να τους δώσουμε τις κατάλληλες απαντήσεις και να τα μάθουμε τι σημαίνει σεβασμός και ανθρωπιά.

Εν κατακλείδι, ο σεξουαλικός προσανατολισμός και η ταυτότητα φύλου δεν μπορεί να χρησιμοποιούνται ως μαξιλάρι για να κρίνουμε ως δυσλειτουργική την οικογένεια των LGBT ανθρώπων. Ούτε να μεταθέτουμε στις «καλένδες» ζητήματα που απαιτούν άμεσα την νομική τους λύση. Ουσιαστικά χρειάζεται να δημιουργηθεί άμεσα ένα προστατευτικό νομικό πλαίσιο το οποίο θα δίνει λύση σε υπαρκτά πρακτικά θέματα και δεν θα λειτουργεί ως πυρήνας διακρίσεων που υποβαθμίζουν ελευθερίες τις οποίες εγγυάται το κράτος σε άλλους γονείς.

Τέλος, είναι ανυπόστατο να προβάλλεται ως επιχείρημα ο (δήθεν) διχασμός της επιστημονικής κοινότητας. Ο Αμερικάνικος Σύνδεσμος Ψυχολόγων έχει τοποθετηθεί επίσημα κατά των διακρίσεων στην παιδοθεσία για λόγους σεξουαλικού προσανατολισμού από το 2004(δυστυχώς, δεν αναφέρθηκε στην ταυτότητα φύλου): «Δεν υπάρχουν επιστημονικές αποδείξεις ότι η αποτελεσματικότητα της γονεϊκότητας σχετίζεται άμεσα με τον σεξουαλικό προσανατολισμό των γονέων».

Ειρήνη Πετροπούλου




Gli studi sull'omogenitorialità: una guida per i perplessi


Pubblicato: Aggiornato: 
FAMIGLIA GAY

Accolgo sul mio blog un articolo di Tommaso Giartosio che risponde indirettamente a una certa stampa nata con lo scopo esclusivo di nutrire l'odio e buttare obbrobrio sulle persone omosessuali, transessuali e sulle famiglie omogenitoriali usando bugie, alterazioni di dati, storie strappalacrime fondate su presupposti sbagliati.
Invito alla lettura chiunque voglia davvero capire dove sta la verità non solo sugli studi che dimostrano che le famiglie omogenitoriali funzionano ma anche chiunque voglia riflettere su presupposti molto più importanti come la legittimità, che dovrebbe essere indiscussa, a volere tutelare delle famiglie e dei minori nell'esclusivo interesse loro. Chi può sostenere in fatti che in qualunque modo una famiglia si formi, non sia un grande benefico per tutti quelli che la compongono trovare sicurezza, stabilità e riconoscimento legale?
Solo gli omofobi accecati dall'odio. Ricordo infine ancora che le famiglie arcobaleno, i genitori omosessuali, non chiedono altro e da sempre, la possibilità di prendere le proprie responsabilità nei confronti dei bambini che hanno messo al mondo. Niente di più, niente di meno. E questo non può mai essere sbagliato. Per nessuno.

Gli studi sull'omogenitorialità: una guida per i perplessi
Quando si parla di omogenitorialità, a volte i media danno spazio ad alcune ricerche scientificamente e metodologicamente inutilizzabili, ma abilmente sfruttate dal fronte omofobico. Vorremmo perciò offrire qualche strumento per smascherarle.
DUE PREMESSE IMPORTANTI
Prima premessa: tutte le famiglie vanno studiate, comprese quelle omogenitoriali; e gay e lesbiche devono essere i primi a incoraggiare ricerche simili e devono accettarne gli esiti con onestà intellettuale. In effetti moltissime coppie dello stesso sesso hanno consultato questi studi prima di decidere di avere figli. Ma l'esito delle ricerche non ha nulla a che fare con la legittimità delle famiglie formate da coppie dello stesso sesso.
Immaginiamo di confrontare i figli di famiglie di migranti giunte in Italia e i figli di famiglie autoctone. I primi probabilmente saranno più esposti a episodi di razzismo, chi lo negherebbe? E mediamente i genitori avranno maggiori difficoltà ad ambientarsi, con ricadute sulla vita quotidiana della prole. Ma chi userebbe questo dato come un argomento per sostenere che gli stranieri non debbono avere figli in Italia? O che i figli degli stranieri dovrebbero avere meno diritti in termini di riconoscimento familiare?
Se da una ricerca emergesse che le famiglie di stranieri sono più svantaggiate socialmente, come occorrerebbe reagire? Impedendo ai genitori, magari con l'aiuto del prefetto, di far riconoscere i loro figli all'anagrafe? No: compiendo un lavoro culturale e politico che dia a tutti pari diritti e pari opportunità. Che è appunto ciò che chiedono le Famiglie Arcobaleno.
Ed ora la seconda premessa.
Nell'opinione pubblica priva di conoscenze specialistiche si è diffusa (o è stata diffusa ad arte) l'impressione che, per quanto riguarda l'omogenitorialità, la scienza sia divisa. Si pensa che alcuni psicologi e sociologi abbiano raccolto dati che permettono di vedere nelle famiglie omogenitoriali una semplice variante della genitorialità, che non mette in pericolo i figli, e che altri psicologi e sociologi abbiano invece raccolto dati allarmanti, che mostrano una realtà famigliare drammatica.
Non è così.
Attenzione però: negli studi teorici - che siano veri e propri saggi oppure riflessioni, interviste, semplici prese di posizione - chiunque può sostenere e argomentare le sue idee senza bisogno di dimostrarne la validità con dati concreti. Uno psicoanalista freudiano classico, per esempio, può sostenere che le famiglie arcobaleno non permettono ai figli di affrontare il complesso di Edipo: e può dirlo senza tema di essere smentito, se rimane sul piano strettamente teorico, cioè se non presenta dati a sostegno della sua tesi. E ovviamente non c'è nulla di male nel fatto che psicoanalisti, filosofi, teologi lascino viaggiare liberamente i pensieri: è anzi necessario che lo facciano.
Ma se si passa alle ricerche sul campo le cose cambiano. Qui troviamo molte decine di studi pubblicati sulle riviste più autorevoli nel corso di più di quarant'anni, e le indicazioni che forniscono vanno sempre nella stessa direzione. Se non si trattasse di un tema reso controverso da pregiudizi ancestrali, il dibattito sarebbe inesistente e il discorso sarebbe già chiuso. Ormai tutto il mondo accademico serio - psicologi, sociologi, pediatri - ha tratto da anni le sue conclusioni, e le organizzazioni professionali si sono più volte espresse a sostegno dell'omogenitorialità. Non esistono dunque studi che si esprimano diversamente? Sì, ci sono, così come c'è ancora chi sostiene il creazionismo o il negazionismo. Si tratta comunque di pochissimi studi e molto discutibili, per tante ragioni che ora diremo.
E questo ci porta al cuore della questione.
GLI STUDI A FAVORE
Si può partire dal report di Charlotte Patterson del 2005, che prendeva in esame circa 150 ricerche dei decenni precedenti per concludere che "gli ambienti domestici forniti da genitori omosessuali hanno la stessa probabilità di quelli forniti da genitori eterosessuali di supportare e realizzare lo sviluppo psicosociale dei figli". Nel decennio successivo, ancora molte altre ricerche (come quelli di Gartrell, Bos, Stacey, Biblarz, van Gelderen, Goldberg ecc.) hanno confermato questi dati.
Questi studi non sono semplici da realizzare. Prima di tutto perché non è facile intercettare le famiglie omogenitoriali - un gruppo minoritario, discriminato, talvolta riluttante a esporsi, e (fino a tempi recentissimi) non rilevato nei censimenti. Se molti studiosi hanno reperito le famiglie necessarie attraverso il passaparola e l'associazionismo, non è perché obbedissero agli ordini di una fantomatica "lobby gay", ma semplicemente perché non c'era altro modo di trovarle.
Pochi hanno potuto studiare più di una cinquantina di famiglie alla volta (anche se cumulativamente sono state indagate migliaia di famiglie in molti diversi paesi). Si tratta di una forma d'indagine del tutto legittima, i cosiddetti "studi qualitativi", che dichiaratamente prendono in esame un numero limitato di soggetti, ma lo fanno in modo approfondito e giungendo a risultati certi, benché non generalizzabili.
Via via le ricerche sono divenute sempre più attendibili, per esempio con il ricorso a "gruppi di controllo" (un campione di famiglie eterogenitoriali da usare come termine di confronto) e la rilevazione dei dati prolungata su più di dieci anni. Oggi gli studi sono ormai moltissimi, e i dati che ci offrono confermano in modo compatto (con le poche apparenti eccezioni che discuteremo tra poco) quanto scriveva Patterson nel 2005. A fare la differenza è la qualità delle relazioni di accudimento, non il sesso o l'orientamento sessuale dei genitori.

Questi studi hanno fornito ovviamente anche una messe di altre informazioni. Per esempio, la metanalisi (una comparazione tra molte decine di studi precedenti) effettuata nel 2010 dai sociologi americani Timothy Stacey e Judith Biblarz ha indagato l'influenza della variabile "genere" sulle competenze genitoriali. Scoprendo tra l'altro che le madri lesbiche preferiscono in generale le figlie femmine, i padri eterosessuali i figli maschi, e i padri gay non sembrano avere particolari preferenze in un senso o nell'altro.
Riferiamo questo dato curioso solo per dare un'idea di come in ambito accademico non si sia ormai più ossessionati dalla questione dello "stato di salute" della famiglia omogenitoriale in sé, e si cerchi invece di conoscere meglio questo o quell'aspetto di questo come di altri tipi di famiglia. È significativo, comunque, che molti di questi studi ci mostrino famiglie omogenitoriali mediamente meno legate agli stereotipi di genere (per esempio, figli e figlie si scambiano i compiti con facilità) e meno inclini alle punizioni corporali.
Un punto importante è naturalmente se i bambini arcobaleno risentano dell'omofobia sociale. Alcuni studi, come quelli compiuti da H. M. W. Bos negli anni Duemila, mostrano che questo impatto negativo esiste, se la scuola e i genitori non attivano strategie antiomofobiche. Ma sorprendentemente gli studi di Bos mostrano anche che questi ragazzi hanno uguali livelli di disagio psicologico globale rispetto ai ragazzi cresciuti con genitori eterosessuali. Forse è un segno della buona reattività delle coppie dello stesso sesso di fronte a una situazione problematica che la nostra società dovrebbe comunque affrontare. Se viviamo in una cultura omofoba (o razzista), la soluzione non può essere ostacolare le famiglie omogenitoriali (o straniere).

GLI "STUDI" AVVERSI
Veniamo ora alle ricerche in apparenza avverse all'omogenitorialità a cui avevamo accennato.
"In apparenza", perché occorre prima di tutto liberare il campo da una serie di lavori che vengono spesso citati quando si parla di genitori dello stesso sesso, ma in realtà con le famiglie omogenitoriali hanno ben poco a che fare.
Per esempio, accade che si tirino in ballo i numerosi studi che mostrano come un bimbo che cresce con la sola madre sia svantaggiato rispetto a uno che cresce con una madre e un padre. E che questi studi vengano descritti come "ricerche sui bimbi allevati senza un padre". La malafede è evidente. Si tratta ovviamente di bimbi allevati innanzi tutto con un solo genitore, con le inevitabili difficoltà che questo comporta. Cosa accadrebbe con due genitori dello stesso sesso rimane da dimostrare (o meglio, è stato mostrato - nei tanti studi "positivi" che abbiamo già citato).
In modo analogo, si citano le tante ricerche sulla centralità del rapporto con il padre nelle famiglie eterogenitoriali, e le si usa per sostenere che i bambini "hanno bisogno di un padre". Ma il senso di questi studi è chiaramente che i figli crescono meglio se hanno un rapporto significativo con entrambe le figure genitoriali, qualsiasi sia il loro sesso biologico. Per verificarlo basterebbe vedere cosa accade quando i genitori sono dello stesso sesso. E, come abbiamo visto, la risposta c'è già - negli studi citati in apertura.
Altri studi utilizzati contro le famiglie omogenitoriali prendono in esame la popolazione omosessuale in generale e mostrano un'incidenza di disagio psichico, malattie (tra cui l'Aids), consumo di alcool e droghe, comportamenti asociali, violenza, ecc. con valori superiori alla media. Alcuni di questi studi sono affidabili: in effetti parametri di questo tipo sono spesso più alti in tutti i gruppi discriminati, per esempio le minoranze etniche, o i disoccupati/inoccupati. Ma non è assurdo pensare che per questo motivo occorra evitare di dare riconoscimento alle loro famiglie?

E in ogni caso, cosa significano questi dati? In Italia (per fare un parallelo) la percentuale di cittadini che hanno consumato cannabis e cocaina è tra le più alte in Europa, ma questo non significa che le famiglie italiane siano fumerie d'oppio... Solo alcuni gay (e solo alcuni etero) sono violenti o consumano droghe, e non è detto che siano proprio loro a voler mettere su famiglia. Per accertarsene occorrerebbe indagare la presenza di questi comportamenti non nell'intera popolazione gay/lesbica, ma direttamente nelle famiglie omogenitoriali. Ma queste famiglia, come abbiamo detto, sono già state studiate.
Ancora una volta, è davvero curioso che si cerchino studi che indicano presunte criticità delle famiglie arcobaleno senza mai studiarle direttamente - e che queste criticità poi scompaiano quando le si studia davvero.
Altri studi, poi, mostrano che per un figlio è più vantaggioso, mediamente, crescere con genitori sposati che con genitori conviventi. Questo è un ottimo argomento a favore del matrimonio per tutti...
Altri studi sono stati frettolosamente pubblicati su riviste sconosciute e di scarsissima autorevolezza, prive di peer review o con peer review approssimative...
Altri studi sono frutto del lavoro di "studiosi" pittoreschi come Paul Cameron, espulso dal suo ordine professionale e oggetto di una fitta serie di sanzioni...
Altri studi citano prese di posizione di associazioni professionali fantasma comel'American College of Pediatricians, cioè alcune decine di medici che hanno lasciato nel 2002 la vera associazione professionale dei pediatri americani, l'American Academy of Pediatrics, con 60000 iscritti...
La più straordinaria collezione di informazioni false e tendenziose sull'argomento, pericolosa per il suo aspetto "scientifico", è forse la poderosa lista di "studi scientifici" [sic] avversi all'omogenitorialità messa online dall'UCCR (Unione Cristiani Cattolici Razionali). Ce ne sono di tutte le tipologie che abbiamo elencato fin qui. Ma ecco alcune perle:
- nel dicembre 2011 viene riportata la pubblicazione di una ricerca su "Archives of Sexual Behaviour" secondo cui le figlie diciassettenni di madri lesbiche sarebbero più inclini a sperimentare con l'omosessualità (come se ci fosse qualcosa di male - comunque il dato è noto da molte altre ricerche, che mostrano che in età adulta la proporzione di omosessuali tra loro rispecchia quella della società nel suo insieme); non si dice però che, secondo lo stesso studio, queste ragazze hanno meno probabilità di subire abusi sessuali in famiglia;

- nel luglio 2012 vengono citate le parole di un sociologo (Daniel Potter) secondo cui "i bambini cresciuti in famiglie tradizionali (vale a dire, con i due genitori biologici sposati) tendono a fare meglio dei loro coetanei cresciuti in famiglie non tradizionali" - ma si tralascia il seguito dell'abstract, che trae conclusioni di senso diametralmente opposto;
- nel dicembre 2013 viene tirata in ballo una ricerca del "McGill University Health Centre" sulla mancanza del padre, che riguarda - ma questo non viene dichiarato - la mancanza del padre nel... topo americano.

Abbiamo voluto dilungarci su questa lista di bufale, a rischio di annoiare chi legge, per far capire che nell'ambito degli studi sull'omogenitorialità non si sta sviluppando un normale dibattito scientifico in cui tutti concordano almeno nell'intento di giungere a una verità oggettiva condivisa. Quando Ernesto Galli Della Loggia accusa associazioni come Famiglie Arcobaleno di "considerare ciarlatani o delinquenti tutti gli studiosi che non condividono il pensiero gay in base al semplice fatto (peraltro da accertare) che un paio di costoro sono stati colpiti da sanzioni o scoperti a mentire", mostra di non conoscere ciò di cui sta parlando. Non è in corso uno scontro tra il "pensiero gay" (qualunque cosa sia) e una frangia di rispettabili studiosi, ma un assalto alla scienza mosso dalla pseudoscienza a scopi schiettamente discriminatori.
REGNERUS E SULLINS
Occorre però dire qualcosa di più sugli studi, recenti e in apparenza più credibili, di Regnerus e Sullins.
Come abbiamo detto, in questi decenni moltissime ricerche sono state necessariamente qualitative, cioè basate su un campione di poche decine di famiglie che si sono offerte di partecipare. Ovviamente sarebbe stato preferibile condurre anche ricerche quantitative, cioè riferite ad ampi numeri e a un campionamento casuale. E così è stato: nel 2006 Patterson ha potuto condurre, con Jennifer Wainright, uno studio sull'andamento scolastico, l'adattamento famigliare e sociale e le relazioni amicali e romantiche di un campione totalmente casuale di ragazze cresciute in coppie lesbiche. I risultati sono stati analoghi a quelli delle ricerche precedenti. Altrettanto vale per gli studi di Michael Rosenfeld (2010) sulla riuscita scolastica di 3500 bambini cresciuti in famiglie omogenitoriali, e quello di Potter (2012) su 158 bambini scelti da un campione casuale di 20.000.
Si tratta di ricerche molto costose. In questi anni però alcune fondazioni legate alla destra fondamentalista hanno finanziato studi sociologici quantitativi di questo tipo. Il prossimo studio che discuteremo, per esempio, ha ricevuto quasi 700.000 dollari.
Il New families structure study di Mark Regnerus ha avuto una certa risonanza nel 2012. Per la prima volta uno studio condotto su un campione statisticamente significativo (quasi 3000 adulti tra i 18 e i 39 anni) riportava risultati negativi per i figli di genitori omosessuali. I figli di "madri lesbiche" avevano ottenuto risultati significativamente peggiori in molti aspetti della qualità della vita: disoccupazione, sussidio sociale, disimpegno politico, psicoterapia in atto per ansia e depressione, tradimento del proprio partner, perfino abuso sessuale ricevuto durante l'infanzia. Poveri erano i risultati scolastici, più frequenti l'abuso di droghe e gli arresti occasionali.
Lo studio, tuttavia, si è rivelato profondamente fallato (e un'indagine interna alla prestigiosa rivista Social science research, che l'aveva pubblicato, ha messo in evidenza gli errori compiuti nel processo di valutazione). "Madre lesbica", per esempio, era definita qualsiasi donna che avesse mai avuto una relazione anche brevissima con un'altra donna. Ciò faceva identificare come "figli di madre lesbica" anche tanti soggetti che erano sempre vissuti con i loro genitori etero. Solo il 57% dei "figli di madre lesbica" avevano vissuto almeno quattro mesi con la madre e la sua compagna, e solo il 23% per almeno tre anni. Solo il 23% dei "figli di padre gay" avevano vissuto almeno quattro mesi con padre e compagno, e solo il 2% per almeno tre anni. Chiaramente questo non è uno studio su ciò che intendiamo come "famiglie omogenitoriali".
Ma cosa ha studiato allora Regnerus? La sua ricerca intercettava soprattutto quei figli e figlie che, nati in una coppia eterosessuale, avevano visto uno dei genitori scoprirsi gay o lesbica, con conseguente crisi e separazione. Era inevitabile che lo studio incappasse in famiglie di questo tipo. Prima di tutto perché sono tuttora molto più diffuse delle famiglie "a fondazione omosessuale" (in cui una coppia di donne o di uomini decide di avere figli); e poi perché Regnerus aveva scelto di intervistare dei figli maggiorenni (tra i 18 e i 39 anni), quindi esplorava le relazioni famigliari che avevano vissuto nei decenni precedenti, quando le famiglie "a fondazione omosessuale" erano davvero casi eccezionali. Il risultato è uno studio che ci parla soprattutto della difficoltà di crescere in famiglie spezzate, e in particolare del peso del segreto omosessuale - una vera e propria bomba a orologeria. È uno studio che dovrebbe casomai stimolarci a accogliere gli omosessuali dichiarati, e a riconoscere le loro famiglie.
Lo studio del 2015, anch'esso quantitativo, di Donald Paul Sullins è stato appena pubblicato e ci riserviamo di tornarvi sopra in un altro articolo. Per ora si può osservare che lo studio adotta un approccio molto simile a quello di Regnerus. Utilizza dati relativi addirittura a più di 200000 bambini, e in questo modo riesce a reperirne anche su 512 figli di genitori dello stesso sesso, il cui benessere appare nettamente inferiore alla media. Anche in questo caso i dati si riferiscono almeno in parte al passato: i primi sono stati ottenuti quasi vent'anni fa, nel 1997. Sullins evita di commettere l'imprudenza di Regnerus, e si guarda bene dal raccogliere dati sulla "durata" delle famiglie che esamina. In questo modo la presenza di famiglie segnate dal divorzio resta completamente invisibile. Ma proprio il confronto con i dati di Regnerus ci fa capire che la grande maggioranza di queste famiglie omogenitoriali è segnata dalla separazione dei genitori.
Del resto, anche la conclusione del lavoro di Sullins - che celebra enfaticamente la "famiglia biologica" e la crescita con due "genitori biologici" - fatica ad ancorarsi ai dati: come possiamo dire, nell'epoca dell'eterologa per tutti (e ovviamente dell'adulterio per chi lo vuole), che i figli di queste coppie etero sposate siano davvero "biologici"?

Abbiamo deliberatamente evitato di tirare in ballo il fatto che Donald Paul Sullins sia stato sacerdote e insegni tuttora presso la Catholic University of America. Molto correttamente il sito dell'UCCR osserva: "A chi volesse obiettareche l'autore è 'di parte' perché lavora in una Università cattolica bisognerebbe ricordare che tale ateneo è ritenuto uno dei migliori college americani da parte della Princeton Review, che l'indagine scientifica non si basa sul principio di autorità e il ricercatore - anche se interessato all'argomento (sarebbe strano il contrario, in realtà )- pubblica dati e offre un'interpretazione di essi, rimettendosi al giudizio e alla valutazione dei revisori esterni, cosa che è stata fatta dal prof. Sullins." Molto meno correttamente lo stesso sito, nella "pagina degli orrori" che abbiamo citato prima, attacca Charlotte Patterson, professoressa di Psicologia e direttrice del "Programma interdisciplinare di studi su donne, genere e sessualità" della prestigiosa Università della Virginia, e ovviamente anche lei sottoposta alle stringenti valutazioni dei revisori esterni, rinfacciandole di essere "un'attivista omosessuale, convivente con tre bambini". Ancora una volta: due pesi e due misure. Per questo abbiamo parlato di "pseudoscienza".

Ora, qualche conclusione.
I difetti strutturali di ricerche come quelle di Regnerus e Sullins - per non parlare degli altri studi meno seri a cui abbiamo accennato - non sono paragonabili ai limiti dei circa 200 studi qualitativi che danno un'immagine rassicurante dell'omogenitorialità. I primi, infatti, sono semplicemente inutilizzabili ai fini di una migliore comprensione dell'omogenitorialità, perché si fondano su un'idea distorta di essa e impediscono di valutare l'effetto di fattori esterni (come il divorzio o lo stigma) dall'impatto di eventuali caratteri intrinseci della realtà omogenitoriale. I secondi invece, pur non essendo generalizzabili, forniscono una mole di dati coerenti e unidirezionali che oltre a venire ribaditi da sempre nuovi studi qualitativi, possono trovare successive conferme in studi quantitativi come quelli di Patterson, Rosenfeld e Potter - che effettivamente li confermano, e sono generalizzabili.
In secondo luogo, di fronte ad una letteratura scientifica imponente che ha accumulato solo negli ultimi 15 anni più di 50 studi, che confermano e riconfermano gli stessi risultati (ovvero che l'orientamento omosessuale dei genitori non danneggia i figli che crescono con loro), qualunque studio che desideri affermare il contrario dovrà provarsi metodologicamente impeccabile.
Ma i lavori di Sullins e Regnerus si prestano a una riflessione ulteriore. Una parte delle coppie omosessuali prese in esame da Sullins - circa il 16 % - erano sposate (negli ultimi vent'anni il matrimonio per tutti ha preso piede negli Stati Uniti, come altrove). Questo avrebbe permesso allo studioso di svolgere un confronto omogeneo tra le coppie sposate eterosessuali e quelle sposate omosessuali. Invece ha preferito raccogliere in un'unica categoria tutte le coppie omosessuali - sposate, conviventi, appena nate, divorziate - e confrontarle con coppie etero in stragrande maggioranza sposate. Un paragone squilibrato, fatto per evidenziare la fragilità delle famiglie del primo gruppo. Ma è solo un esempio di un modo di procedere che - in Sullins come già in Regnerus - lascia fuori dal quadro le maggiori pressioni sociali a cui è sottoposta una famiglia omogenitoriale: l'esclusione dal matrimonio (che, come molti studi hanno mostrato, rinsalda una coppia), ma anche lo stigma, il segreto (a volte), la mancanza di tutela legale, l'omofobia interiorizzata, il bullismo scolastico, il precedente divorzio eterosessuale...
Insomma, una montagna di dati che ci dice veramente poco. Spesso gli studi sociologici sui grandi numeri portano a grandi semplificazioni. E proprio qui si rivela il valore dell'indagine qualitativa. Gli studi fatti su piccoli campioni di convenienza permettono di isolare più facilmente la variabile omogenitorialità: capire se la coppia gay che vive con il figlio lo ha avuto in una famiglia precedente, oppure lo ha cercato (e per quanto tempo); se ha un'identità sociale forte, e per esempio fa parte di un'associazione; se può contare su buone prassi, se frequenta contesti liberali...
Una ricerca qualitativa ovviamente si concentra sulla descrizione di processi specifici al campione osservato. Non ha pretese di parlare per l'universo mondo, ma solo per il suo campione. Non può affermare che l'omogenitorialità è sempre funzionale o sempre disfunzionale; ma dal momento che riesce ad evidenziare delle realtà che funzionano anche meglio delle altre, per quanto non rappresentative di tutte le situazioni omogenitoriali, permette di affermare che l'omogenitorialità può funzionare perfettamente, quando il contesto glielo permette.
Ne deriva una domanda diversa: cioè quando e a quali condizioni l'omogenitorialità funziona? Che è esattamente il punto della richiesta di sensibilizzazione, legislazione e tutela delle famiglie arcobaleno. Se possono funzionare, allora è dovere della società cambiare per permettere loro di farlo.
Principali testi citati
Patterson, C.J., Lesbian & Gay Parenting. APA, Washington DC, 2005.
Regnerus, M., "How different are the adult children of parents who have same-sex relationships? Findings from the New Family Structures Study", in Social Science Research, 41 (4), 752-770, 2012.
Stacey, J., e Biblarz, T.J., "How Does the Gender of Parents Matter?", in Journal of Marriage and Family, 72, febbraio 2010, pp. 3-22.
Sullins, D. P., "Emotional Problems among Children with Same-Sex Parents: Difference by Definition", in British Journal of Education, Society and Behavioural Science, 7 (2), febbraio 2015, pp. 99-120.
Ringrazio per il sostegno Daniela Santoro, Giuseppina La Delfa e in particolare Federico Ferrari, che mi ha permesso di riprendere materiali dal suo "La ricerca scientifica sull'omogenitorialità" (in Le famiglie omogenitoriali in Italia. Relazioni familiari e diritti dei figli, a cura di P. Bastianoni e C. Baiamonte, Edizioni Junior, Bergamo, febbraio 2015, pp. 60-77) e dal suo ampio studio Omogenitorialità. Psicologia delle famiglie di lesbiche e gay (di prossima pubblicazione).

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