Σάββατο, 1 Δεκεμβρίου 2012

come nascono le famiglie omogenitoriali : 1 donatrice, 1 portatrice,2 papa'

Famiglie omogenitoriali 3: bimbi con due papà, una donatrice e una portatrice



Non nascondiamocelo, la faccenda per due papà si complica notevolmente. Bisogna anche in questo caso espatriare. Poi trovare una donatrice di ovulo che poi andrà impiantato, una volta fecondato con lo sperma di uno dei due papà, nell’utero di una donna che porterà avanti la gravidanza. Si chiama gestazione per altri e necessita di essere seguiti da agenzie specializzate in questo, soprattutto dal punto di vista legale. Ecco cosa scrive Tommaso Giartosio, che ha appunto due figli con il suo compagno Gianfranco (tra l’altro freschi di riconscimento a Roma): “Per realizzare una GPA uno o più ovuli vengono estratti, fecondati in provetta con lo sperma di uno dei due aspiranti padri, e poi impiantati nell’utero di una donna (detta portatrice, o anche surrogata o madre surrogata) che porterà a termine la gravidanza rinunciando esplicitamente ai suoi diritti sul bambino. Gli ovuli possono provenire dalla portatrice stessa – si parla in questo caso di GPA tradizionale – o invece da un’altra donna, una donatrice – nel qual caso avremo una GPA gestazionale. Quest’ultima, benché più costosa, è oggi per vari motivi la forma di GPA più diffusa, almeno in Occidente. Di norma entrambe le donne vengono pagate per il loro contributo, che comporta anche brevi terapie ormonali. Il pagamento assume la forma di un rimborso spese o di un vero e proprio compenso (può essere difficile distinguere tra l’uno e l’altro).
 A volte invece le donne coinvolte sono volontarie: un’amica, una parente. In ogni caso, quasi sempre firmano (insieme alla coppia) contratti molto dettagliati che indicano diritti, doveri e responsabilità di tutte le parti in causa. La donatrice (che rinuncia anch’essa, per contratto, a ogni diritto sul bambino) solitamente viene selezionata attraverso un’agenzia specializzata, ed è molto spesso anonima.
 La coppia ha informazioni più o meno ampie su di lei (per esempio è al corrente del suo stato di salute) ma non conosce la sua vera identità. Va detto però che a volte la donatrice acconsente ad incontrare il nascituro quando sarà grande, ed altre volte non è affatto anonima e entra subito in rapporto con gli aspiranti padri.
 Quanto al rapporto con la portatrice, non c’è anonimato (almeno nei paesi più avanzati) ed è possibile sviluppare da subito una relazione significativa”. Per saperne di più leggete sul sito delle Famiglie Arcobaleno, associazione che si occupa appunto delle famiglie omogenitoriali.


 Su questo potete leggere anche il libro di Claudio Rossi Marcelli: Hello daddy in cui si racconta la sua famiglia con il marito Manlio e i loro 3 figli. I costi per una GDA variano nei vari paesi dove è possibile essere seguiti. Gli Usa restano i più cari per via delle spese mediche, dei viaggi, delle coperture assicurative (parliamo di oltre 100mila euro) ma in Canada il prezzo scende, fino ad arrivare ai circa 10mila euro dell’India. Ma qui si apre una questione etica non da poco: vanno controllate le questioni igienico-sanitarie e la situazione di estrema povertà in cui queste donne indiane si trovano e portano avanti una gravidanza. E’ di rigore assicurarsi che tutto venga fatto secondo criteri eticamente accettabili.
Naturalmente oltre questi 3 casi, ci sono delle varianti insite in essi. Come famiglie formate da due papà e due mamme (due coppie omosessuali che si uniscono nel progetto di genitorialità)



 da due papà e una mamma (coppia gay + donna single), o da una donna lesbica single. E intanto i figli ormai cresciti, nati in una famiglia omogenitoriale, iniziano a dire la loro. E’ notizia di questi giorni infatti che a Lione è nata DECLA, associazione che riunisce adulti nati in contesti omogenitoriali. Nelle prossime settimane andremo a conoscere meglio queste famiglie che già sono tessuto sociale nel nostro territorio.

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