Σάββατο, 29 Δεκεμβρίου 2012

Famiglie omogenitoriali: due papà, semplicemente genitori


27 dicembre 2012- di Egizia Mondini
da Donna Moderna.com



 La famiglia composta da Luca, Francescopaolo (insieme da ben 17 anni, in barba a chi pensa che i gay siano tutti promiscui, e sposati in Canada) e la loro piccola Lara. Una famiglia composta da due papà, una bimba, una donatrice, una gestante, nonni, zii, cugini, amici, pannolini e raffreddori. Una famiglia in cerca di diritti ma già attiva sui propri doveri. E per favore, non chiamiamoli pioneri perché loro sono e vogliono essere considerati solo genitori. A raccontarcela è papone Luca.

Francescopaolo ed io ci siamo conosciuti al Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli di Roma nel 1995 e da allora (ben 17 anni) stiamo insieme. Io ero volontario da tempo presso il Circolo, oltre ad essere assistente domiciliare per i malati di aids, e Francesco, appena arrivato, si è subito unito a me nel volontariato e nella militanza. Oltre che nella vita.
 Ci siamo sposati in Canada, un mese dopo la nascita di nostra figlia Lara: lì non serve alcun requisito né di cittadinanza, né di residenza, visto che anni fa hanno deliberato che quello di sposarsi è un diritto inalienabile dell’uomo.



Quando avete deciso di voler diventare papà?


Francesco l’ha sempre sentita quasi come una tappa obbligata nella vita, forse anche perché ha vissuto in una grande famiglia, piena di zii, zie e cugini. Io inizialmente ero spaventato dalla possibilità che i servizi sociali potessero intralciare la nostra vita e le nostre scelte familiari; non sapevo bene quali fossero o meno i miei diritti nei confronti di un eventuale nostro figlio. Ma forse mi serviva solo un esempio, non avendo mai incontrato prima una famiglia omogenitoriale. Ci è bastato un pomeriggio passato in compagnia di due papà con la loro figlia e le paure, i dubbi e i timori si sono dissolti: l’avevo visto con i miei occhi, due gay possono essere padri. E al diavolo se i diritti non li abbiamo ancora: lottiamo già per tante altre cose, lotteremo anche per questo.

Come avete deciso come fare?

Abbiamo seguito l’esempio dei due papà conosciuti, ora nostri amici, e abbiamo optato per una GPA (Gestazione Per Altri): in poche parole, una donna ci avrebbe donato l’ovulo e un’altra donna avrebbe portato avanti la gravidanza per noi, una volta impiantato l’embrione nato dall’unione dell’ovulo donato e del seme di uno di noi.

Cosa avete dovuto fare una volta presa la vostra decisione?

Dopo alcuni viaggi negli Usa e in Canada, abbiamo scelto quest’ultimo come paese natale di nostro/a figlio/a. Un grande paese civile in cui si respira la vera integrazione tra razze, culture, religioni. Ci siamo affidati ad un’agenzia che ci ha permesso di conoscere Danielle, che ci ha donato l’ovulo, e Becky, che ha portato avanti la gravidanza. Due donne che ringrazieremo sempre per ciò che hanno fatto e con cui continuiamo ad avere una relazione amichevole, grazie ad Internet, con Skype e i social network.

Quale difficoltà sentite maggiormente come padri?

In realtà non abbiamo mai avvertito particolari difficoltà come padri. Nonostante probabilmente qualcuno avrà pensato che senza una donna in casa avremmo combinato disastri, posso dire che in realtà ce la siamo cavata benino. E’ bastato qualche giorno per prendere un po’ confidenza con un corpicino così piccolo, ma poi tutto si è svolto in maniera molto naturale. Insomma, futuri papà, non vi spaventate: anche noi maschietti possiamo cambiare pannolini, canticchiare ninna nanne e abbracciare i nostri figli. Per il resto ci sono gli spaventi classici di tutti i genitori (i primi febbroni, i primi passi con ruzzoloni e così via).

Quanto vi siete interrogati sull’assenza della mamma per vostra figlia e cosa vi siete risposti?

Abbiamo sempre creduto che non fosse un reale problema. Se ci si preoccupa di un modello sessuato di donna, questo Lara lo avrà sempre intorno a sé, a partire dalle nonne e le zie e tutte le nostre amiche a finire (devo dire purtroppo in alcuni casi) ai modelli che propongono i media. Se invece ci si riferisce ai ruoli genitoriali che tradizionalmente sono associati alla figura materna e a quella paterna, crediamo che questi non dipendano dal genere e si possano ritrovare naturalmente (con)divisi all’interno della coppia. Già da tempo questi ruoli sono diventati se non proprio intercambiabili, almeno più fluidi anche all’interno delle coppie eterosessuali.

E oggi avete una bambina…

Sì, Lara, una bambina bellissima (e non lo dico solo perché “ogni scarrafone…”) e il momento della sua nascita non lo dimenticheremo mai: è davvero un evento forte, primitivo. Consigliamo sempre a tutti i futuri padri di essere presenti al parto: li legherà fin da subito a quell’esserino.



Cosa ne pensate dei paesi (vedi l’India ad esempio) dove è possibile rivolgersi per la GPA a costi ridotti?

Noi abbiamo guardato subito a paesi come gli Stati Uniti e il Canada, dove si presume che le donne coinvolte abbiano una libertà e consapevolezza di ciò che stanno facendo maggiore che in altri paesi. Come in effetti abbiamo riscontrato: le donne che abbiamo conosciuto sanno esattamente cosa fanno, decidono liberamente e coinvolgono in questa scelta tutta la famiglia. In questi paesi inoltre c’è una cultura più vicina alla nostra e, più importante ancora, abbiamo potuto fare il nostro percorso alla luce del sole, al contrario di altri in cui la GPA è vietata alle coppie omosessuali; per farla in questi ultimi paesi avremmo dovuto far tutto come single, ma noi volevamo un’origine chiara, limpida, pulita per nostra figlia, una storia da poterle raccontare senza ombre.

Come avete tutelato la vostra famiglia dal punto di vista legale visto che in Italia non siete riconosciuti?

Per lo Stato Italiano noi viviamo sotto lo stesso tetto, ma da estranei. Non siamo né sposati, né tanto meno io (genitore non biologico di Lara) sono suo padre. Potrei essere allontanato da lei nel caso che Francesco morisse o ci separassimo e lui non tenesse fede alle promesse che ci siamo fatti; ma se io dovessi impazzire e lasciarli, non avrei nessun dovere nei confronti di mio marito e di mia figlia. Quelli che noi chiediamo allo Stato Italiano non sono solo diritti, dunque, ma anche doveri. Ci siamo tutelati lasciando più “tracce” possibili della nostra storia e dei nostri legami; Francesco ha fatto testamento e mi ha nominato tutore legale in caso di sua morte. Ma tutto ciò è un palliativo, il testamento potrebbe essere impugnato facilmente. E inoltre in caso di sua dipartita, io non sarei automaticamente riconosciuto figura familiare, ma dovrei dimostrarlo davanti ad un giudice; e quindi dipenderebbe dal suo giudizio. Tutto ciò è profondamente ingiusto ed è per questo che ci battiamo ogni giorno.

Quanti anni ha Lara e volete darle fratelli?

Lara a fine dicembre compirà 20 mesi. Per il momento di fratelli o sorelle non se ne parla: purtroppo questo percorso comporta anche molte spese e viaggi all’estero e non possiamo permetterci altre spese simili.

Come vi chiama vostra figlia?

É nel periodo in cui ripete ogni cosa. Ci ha sempre chiamato “papà” indistintamente, ma ora inizia a ripetere i nostri nomi o anche “daddy” (cerco di parlarle in inglese ogni tanto). Deciderà lei come chiamarci, magari con un soprannone. A me piacerebbe “papone”.

Come è il rapporto con le rispettive famiglie?

Ottimo. Abbiamo coinvolto fin da subito le nostre famiglie nella nostra decisione. Abbiamo sempre creduto fondamentale che appoggiassero la nostra scelta di allargare il nostro nucleo familiare. E la decisione di parlarne subito con loro ci ha ripagato. In realtà siamo stati fortunati in questo; è stato piuttosto facile convincerli a sostenerci (in ogni caso non avremmo rinunciato) e ora sono dei nonni, nonne, zii, zie, cugini e cugine fantastici. Che ci danno anche molto più di una mano nella gestione quotidiana.

Come è il rapporto con la scuola e gli altri genitori?

Lara ha frequentato fin da piccolissima (aveva quattro mesi) il nido comunale. Prima di iniziare a frequentarlo, siamo andati a presentarci alla direttrice e alle insegnanti. Con nostra sorpresa, non abbiamo neanche dovuto fare chissà che sforzo, perché avevano già avuto l’esperienza di due papà. Ci siamo poi presentati anche con gli altri genitori, che si sono dimostrati curiosi, ma tranquilli.



Conoscete e frequentate altre famiglie omogenitoriali?

Poco dopo aver intrapreso il nostro percorso genitoriale, ci siamo iscritti a Famiglie Arcobaleno, l’associazione dei genitori omosessuali, che si è rivelata nel tempo un sostegno nei momenti brutti (abbiamo dovuto fare diversi tentativi per avere Lara e ogni insuccesso era una ferita cocente) e ci ha aiutato a costruire una solida rete di amicizie. Crediamo inoltre che sia fondamentale per un bambino di una famiglia omogenitoriale frequentare anche realtà simili alla sua.

Viste le ultime primarie del PD: quanto è cambiato il dibattito politico su questi temi rispetto a quando avete iniziato a pensare di diventare genitori?

Certamente ora si parla molto di famiglie omogenitoriali, quando pochi anni fa sembravano una chimera. Questo grazie a una visibilità sempre crescente delle famiglie stesse e al lavoro costante di Famiglie Arcobaleno, che crede davvero (come crediamo anche noi due da sempre) che sia l’arma più potente che abbiamo. Ma spesso purtroppo chi è chiamato ad esprimersi pubblicamente su questi temi è anche chi meno conosce la nostra realtà e ancora tanto lavoro c’è da fare sui politici, ancora troppo proni a un regime di “do ut des” con le gerarchie vaticane.

Vi sentite dei pionieri? E secondo voi i nostri/vostri figli ne pagheranno le conseguenze?

Gli omosessuali da sempre hanno figli, anche Oscar Wilde ne aveva, tanto per citare un esempio illustre, e sono stati genitori come gli altri. Non li avevano in coppia, questa è la differenza con il fenomeno dei nostri giorni. Questo è potuto cambiare ultimamente soprattutto grazie alla scienza oltre che alla rivoluzione sessuale e dei costumi che ancora è in atto. Non mi sento un pioniere, perché poi quotidianamente combatto contro pannolini e raffreddori come ogni altro genitore. Spero davvero che le cose cambino in fretta, ma mi sembra che la società su questo punto lo stia facendo rapidamente. E spero di riuscire a fornire a Lara una sicurezza, una forza e un orgoglio delle proprie origini che non la facciano mai star male. Ma mi sembra che questa sia la speranza di ogni genitore.

Cosa vi aspettate da vostra figlia?

Che cresca forte, decisa e indipendente, ma aperta e rispettosa delle differenze. Qualunque esse siano. Sono la base dello scambio e della crescita.

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