Κυριακή, 3 Φεβρουαρίου 2013

Coppia gay con figli, per le faccende in casa la parità è assoluta


I bambini da accudire, le pulizie, il rubinetto da riparare: non ci sono ruoli predefiniti e questo è un punto di forza.
 di Lucia Aterini

«Prima delle sette Elisabetta si sveglia e poco dopo anche Andrea. E così inizia anche per noi la giornata: io prendo lei e Davide lui. Li cambiamo, li facciamo un po’ di coccole e poi prepariamo la poppata. Quando hanno mangiato li sistemiamo dentro le sdraiette e a volte riescono anche a riaddormentarsi. Finora non ci hanno dato problemi...sono due angeli». Questo è l’incipit della giornata di Luciano e Davide, la coppia di Poggio a Caiano che sette mesi fa ha avuto due gemelli con una gestazione di sostegno. Luciano Tanganelli, 51 anni, parte poi per il lavoro, e Davide Sapienza, 32 anni, che come dipendente di un outlet ha potuto avere il congedo di paternità, rimane a casa con i bambini.

Descrivendo la loro giornata-tipo ci si accorge subito che non ci sono posizioni cristallizzate nel loro menage quotidiano, i ruoli non sono assegnati come, invece, in molte coppie etero. Ed è forse questa elasticità/libertà a far impallidire gli avversari delle coppie omosessuali che decidono di avere un figlio. Chi pulisce la casa e accudisce i figli? Chi ripara il rubinetto e tiene al sicuro il nido domestico? Tra le coppie dello stesso genere tutto è interscambiabile e l’eguaglianza è nei fatti. Ne sono convinte anche Irene Ciulli, 40 anni, e Cristina Panzani, che ne ha 49, una coppia di Prato che tra pochi giorni avrà una bambina. Dipende molto dall’inesorabile “tempo” che ammazza le coppie di ogni tipo. Chi, in quel momento, ne ha di più lo mette a disposizione del nucleo per fare la spesa, per preparare da mangiare, o per mettere la dannatissima lavatrice (magari non di notte perché fa rumore). L’importante è far tornare i conti all’equilibrio della famiglia e di tutte le persone che la compongono. Compresi cani e gatti. «Dopo che abbiamo sistemato i bambini – riprende Luciano, titolare di un centro di elaborazioni dati – facciamo colazione. Poi porto fuori il nostro cane, Oliver, e vado a lavorare». In genere fino alle otto la sera. Davide, invece, pensa ai bambini. «Riesco a fare quasi tutto da solo - racconta - eccetto due volte la settimana quando li porto dalla madre di Luciano. Per le pulizie, invece, viene una signora ad aiutarci, come succedeva anche prima che nascessero i bambini». «Come tutte le coppie – continuano a raccontare insieme – andiamo a fare la spesa una volta alla settimana». «La mattina io compro il pane – aggiunge Luciano – perché Davide ha più difficoltà ad uscire di casa con i bambini». La sera, al rientro di Luciano, i bambini fanno l’ultima poppata della giornata. A questo punto i genitori finiscono di accudire i loro piccoli e si imbastiscono una cena. «Non riusciamo a metterci a tavola prima delle dieci - spiegano - siamo stanchi ma felici perché un sorriso dei nostri figli ci ripaga di ogni sacrificio». Solo quando Luciano torna prima da lavoro possono accorciare i tempi e ritagliarsi uno spazio per loro. Ma non rimpiangono la vita di prima. «Le nostre abitudini non sono cambiate molto – raccontano – anche prima di avere Andrea ed Elisabetta uscivamo solo per qualche cena da amici. L’unica cosa che ci manca davvero è andare al cinema».


Così anche la giornata di Cristina e Irene è scandita dagli orari di lavoro. Cristina guida l’autobus. «E se ha il turno di mattina – racconta Irene che invece fa la consulente per le risorse del Fondo sociale europeo – si alza alle 5,30 e allora tocca a me portare fuori il nostro cane. Alle 7,30 parto comunque anche io e rientro verso le 18. In quel caso è Cristina che nel pomeriggio porta di nuovo fuori il cane, ma dipende molto da quello che ci riserva la giornata. Anche i lavori in casa li dividiamo. Si fanno in base a chi ha più tempo e con un occhio a quello che ci piace di più. Magari se torno presto, cucino io perché mi diverto. Oppure è Cristina che porta a lavare anche la mia macchina perché le piace avere cura delle auto». Di base resta, però, il fatto che non ci sono indicazioni precise su chi fa che cosa. «Proprio il non avere ruoli predefiniti – dice Irene – dà forza alla coppia». Ora «ci preoccupa – conclude – dover conciliare lavoro e famiglia e stiamo valutando, come la maggior parte dei genitori, di ricorrere all'asilo nido. Ma è paradossale il fatto che, da una parte, Cristina non possa prendere nessuna decisione durante il parto (in caso io non potessi farlo) perché teoricamente non abbiamo nessun legame. Dall’altra, le tariffe del nido sono calcolate sullo stipendio di entrambe perché abbiamo la residenza insieme».



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