Τετάρτη 15 Ιανουαρίου 2014

Dalla 7 tv un bellissimo ritratto di famiglia di due nostre amiche

Al minuto 9.30 

http://www.la7.tv/richplayer/index.html?assetid=50386291


 Francesca Pardi: "Ritengo che alla base del pensiero omofobico ci sia un pensiero sessista,

 che intende i due generi maschio e femmina come portatori di una differente posizione di

 potere, sia sociale che all'interno della relazione erotica. L'omosessualità sovverte

 quest'ordine perché l'uomo si sottrae alla sua posizione di forza, la donna a quella di 

debolezza, simbolicamente riguadagnando una posizione di parità sociale e all'interno della 

relazione. E infatti statisticamente gli uomini sono più omofobi delle donne perchè hanno 

una posizione di potere da difendere, i gay maschi fanno più paura perché abdicano alla

 loro posizione dominante, le lesbiche sono invisibili perché ritenute innocue nella loro 

inadeguatezza al potere. Se ci fate caso, chi è etero e non è sessista, molto raramente è 

omofobo.


Sono convinta che la conquista dei nostri diritti passi dal superamento di una cultura 


sessista davvero dura a morire, nel nostro paese."










Τρίτη 14 Ιανουαρίου 2014

La Rivincita della Donna Più Brutta del Mondo, Ecco cosa ha fatto




Si chiama Lizzie Velaquez, e otto anni fa, quando aveva solo 16 anni, trovò su YouTube un breve filmato del suo volto, il titolo di quel video era “la donna più brutta del mondo” e aveva già registrato quattro milioni di visite, elencando commenti spesso violenti e carichi di odio. Allora per lei sedicenne fu uno shock. Gli utenti che avevano scritto quei commenti cattivissimi e pieni di rancore però ignoravano una cosa, la più importante, Lizzie era ed è così magra non per suo volere ma per una  rarissima forma genetica che impedisce al suo corpo di accumulare peso, Lizzie è semplicemente scheletrica. E’ anche nata cieca nell’occhio destro. Ma certo non è una persona brutta.
Da allora le è rimasto questo appellativo e questa esperienza l’ha segnata profondamente. Dichiara:
Ovviamente piansi tantissimo ed ero pronta a ribattere, ma qualcosa è scattato nella mia testa e ho pensato “Lascerò correre”. “Mi sono chiesta: Lascerò che le persone che mi hanno chiamata mostro mi definiscano? No, farò in modo che il mio successo e i miei traguardi siano le cose che mi definiscono
Lizzie a distanza di anni si prende la sua rivincita: oggi, a 24 anni, è una motivational speaker, cioé tiene discorsi e dà lezioni di amore e tolleranza. Ha finito il liceo, si è laureata, ha scritto due libri e ora sale senza paura su un palcoscenico e racconta la sua storia a un pubblico che ascolta ipnotizzato:
Qualcuno pensa che abbia sviluppato una pellaccia dura. Ma non è così. Sono anche io un essere umano, anche io soffro
E un suo intervento, caricato su YouTube il 20 dicembre, ha già raggiunto oltre un milione di visitatori , e questa volta i commenti sono invece di ammirazione e affetto.


Δευτέρα 13 Ιανουαρίου 2014

«Noi coppia gay con un bimbo in affido»/Le due mamme


Stefania, Caterina e l’arrivo di Nicolas



Nicolas è arrivato con una valigia mezza vuota e le buste della spesa piene di cose. Tredici anni che sembravano meno, figlio di una donna sola che spesso «sparisce» inghiottita dal buco nero della depressione, secondo la definizione dei servizi sociali era in uno «stato di abbandono». Lasciato a se stesso senza che nessuno badasse davvero a lui. In questi casi scatta l’affido di emergenza: il bimbo viene preso in carico dai servizi sociali che gli cercano una sistemazione. Per lui ha significato andare a casa diStefania e Caterina, una delle prime coppie omosessuali affidatarie in Italia.
Fenomeno finora rimasto sotto traccia, è emerso dopo che a novembre scorso il Tribunale di Bologna ha affidato una bimba a una coppia di uomini nel Parmense. In realtà è più diffuso di quanto si pensi: ci sono famiglie gay che hanno preso in carico bimbi a TorinoGenovaRoma e Milano. Stefania e Caterina, emiliane, quarantenni, insieme da dieci anni, sono le prime a raccontare la loro storia (i nomi e alcuni particolari sono stati cambiati per proteggere l’identità del minore).
L’arrivo di Nicolas, un anno fa, le ha colte di sorpresa: «Avevamo appena finito i colloqui per l’idoneità con i servizi sociali. Ed eravamo d’accordo che avremmo iniziato con bambini piccoli e per periodi molto brevi: quelli che servono a tamponare le emergenze – racconta Stefania –. Invece ci hanno proposto un adolescente, per quattro mesi. Siamo dovute correre da Ikea a comprargli i mobili per la camera».

Quattro mesi possono sembrare pochi, soprattutto per chi pensa all’affido come a una specie di adozione. Non è così. «Nell’affido sei al servizio. I bambini ti “usano”, prendono da te più che possono. Non è un’adozione mascherata – spiega Federica Anghinolfi, responsabile del servizio sociale in provincia di Reggio Emilia –. Ma un luogo “accuditivo”, in attesa che la famiglia naturale, i genitori o il genitore, si riprenda. Per questo ètemporaneo, dura massimo due anni». Molti affidatari invece si aspettano di trovare un figlio; è uno dei motivi per cui – dice Anghinolfi con aria rassegnata – «gli adolescenti non li vuole nessuno».
«Noi invece non avevamo bisogni di maternità insoddisfatti: è stata la prima cosa che abbiamo chiarito con i servizi sociali – racconta Caterina –. La seconda è che non eravamo lì per fare da portabandiera alla causa gay. Non siamo in nessun modo militanti. Siamo solo convinte che nella vita di un ragazzo anche incontri brevi possano fare la differenza. Evolevamo essere d’aiuto». Il primo mese con Nicolas è stato difficile. «Ci ha messe alla prova in tutti i modi, aveva atteggiamenti di sfida, era strafottente. E molto chiuso: non era abituato ai gesti di affetto, non sapeva neppure come accarezzare il gatto, lo toccava con la mano stesa e rigida», racconta Caterina. Anche le cose più semplici erano complicate: «La mattina non si vestiva se non gli preparavo io le cose. Fargli fare la cartella per la scuola era un’impresa», aggiunge Stefania. Lei e Caterina si sono chieste tante volte quale fosse la strategia migliore, se aveva senso il braccio di ferro costante: «Ci siamo risposte: paletti e coccole. E siamo andate avanti. Le cose sono cambiate un giovedì mattina: si è alzato, si è preparato la cartella senza che nessuno gli dicesse niente, si è vestito ed è venuto in cucina. È come se avesse fatto clic: aveva iniziato a fidarsi di noi».

Stefania e Caterina hanno detto subito a Nicolas di essere una famiglia, ma non hanno affrontato direttamente il tema omosessualità: «Se ci fosse arrivata una domanda diretta avremmo risposto. Ma ancora non è successo», dice Stefania. «Adesso che è passato un anno stiamo cercando di capire come parlargliene, non vogliamo che diventi un peso per lui», aggiunge Caterina. La questione omosessualità non è stata un ostacolo neppure per i servizi sociali, nonostante per loro fosse il primo caso del genere. Eppure può sembrare strano che Nicolas sia stato affidato a una coppia lesbica: cresciuto con una madre single, viene da chiedersi perché non sia stato scelta una soluzione che potesse dargli una «figura paterna».
«Non è per forza il genere che definisce la figura paterna, ma il ruolo: è il genitore “normativo”, quello che dà le regole – replica Federica Anghinolfi –. Mentre la figura materna è calda, “accuditiva”. Nelle coppie omosessuali i ruoli sono più interscambiabili, ma anche in quelle etero ci sono madri normative e padri materni. L’importante è sapere gestire entrambe le funzioni, perché i bambini ne hanno bisogno», aggiunge, forte del lavoro sulla genitorialità gay (seminari di approfondimento e corsi di formazione) fatto in questi mesi dai servizi sociali emiliani. Lo conferma anche una ricerca svolta dall’Università di Cambridge nel Regno Unito per conto della British Association of Adoption and Fostering (un’associazione no profit che si occupa di adozioni e affidi) e pubblicata a marzo scorso, da cui emerge che i bambini affidati alle coppie gay non differiscono nei risultati da quelli cresciuti dalle coppie etero. Anzi, dai dati emerge che ipadri gay fanno meglio degli altri (etero e lesbiche) perché per loro l’adozione e l’affido sono spesso la prima scelta e non un ripiego in caso di infertilità.

Per altro nel caso di Nicolas l’affido con una coppia eterosessuale è stato tentato e non è andato a buon fine. È successo dopo che sono passati i quattro mesi previsti per la permanenza da Stefania e Caterina. «Gli abbiamo trovato un uomo e una donna senza figli che lo avrebbero tenuto per un periodo lungo. Ma lì la relazione non ha funzionato: dopo due mesi ci hanno chiamati dicendo che non ce la facevano ad andare avanti». Fortunatamente nel frattempo la mamma di Nicolas, che va molto d’accordo con Stefania e Caterina, stava meglio ed è potuta tornare ad occuparsi almeno in parte di lui. Così è stato deciso un affido parziale: il bimbo passa parte della settimana dalla madre, il resto e quasi tutti i pomeriggi dalle affidatarie. «Sembriamo una coppia separata – sorride Caterina – Intanto abbiamo spiegato a Nicolas che adesso è entrato nella nostra famiglia: ci ha fatto un sorrisone. Ora scherza che andremo al suo matrimonio con la dentiera e il bastone». L’affido parziale non ha limiti di durata e ha cambiato le cose anche per Caterina e Stefania: «Sappiamo che non siamo le sue madri – spiegano – Ma adesso facciamo fatica a pensare per due: pensiamo per tre».

Università degli Studî Suor Orsola Benincasa
Servizio di Orientamento e Tutorato di Ateneo
Facoltà di Giurisprudenza


L'affidamento del figlio minore al genitore omosessuale

Gli allievi delle scuole campane aprono al cambiamento sociale

Per il giudice Cavallo
“La sentenza della Cassazione è una chiara apertura ai matrimoni gay”




Comunicato Stampa



“La sentenza 601/2013 della Corte di Cassazione mi appare un’ evidente apertura della giurisprudenza ad un cambiamento sociale della realtà che riconosce ormai l’esistenza di famiglie omogenitoriali il cui riconoscimento formale spetta però al legislatore”. Conclude così Melita Cavallo, presidente del Tribunale per i minorenni di Roma, il suo intervento al processo simulato organizzato dalla Facoltà di Giurisprudenza dell’Università Suor Orsola Benincasa sul tema dell’affidamento di un figlio minore ad una coppia omosessuale.

Un’apertura che raccoglie anche le sollecitazioni degli oltre 300 studenti presenti in sala e provenienti da tredici diverse scuole secondarie di secondo grado della Campania ed anche dal Liceo Flacco di Potenza per l’appuntamento inaugurale della terza edizione del Ciclo di incontri di Orientamento al diritto attraverso la simulazione di un processo organizzati dal Suor Orsola.



L’incontro si è svolto in modo da riprodurre una vera e propria simulazione processuale in cui le tesi giuridiche dell’accusa e della difesa sono state presentate e sostenute rispettivamente dagli avvocati Ivana Terracciano Scognamiglio e Ilaria Amelia Caggiano e il collegio giudicante presieduto dalla Cavallo è stato formato da quindici studenti in rappresentanza delle diverse scuole.

Il verdetto finale è stato in linea con quello della Cassazione: via libera all’affidamento esclusivo del minore alla madre che convive con un’altra donna, perché, come ha già spiegato la Suprema Corte, “è un mero pregiudizio che sia dannoso per l'equilibrato sviluppo del bambino il fatto di vivere in una famiglia incentrata su una coppia omosessuale”.

Un verdetto non unanime, però. “Mi ha molto sorpreso - ha spiegato Melita Cavallo - vedere che nemmeno tra i giovani non vi sia l’unanime recezione del cambiamento del costume sessuale e questo dimostra che ci sono ancora importanti passi avanti da fare nella percezione sociale dei nuovi concetti di famiglia”. Passi avanti che, come ha spiegato la Cavallo, non spettano solo alla magistratura che “svolge un ruolo importante con interventi giurisprudenziali che fanno da apripista alla codificazione di evidenti mutamenti sociali”, ma che ha bisogno del contributo del sistema politico che in Italia non è ancora riuscito a legiferare su un tema sempre più pressante come quello delle unioni gay.





Università degli Studi Suor Orsola Benincasa
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http://www.loveability.it/sesso-uguale-per-tutti-diverso-per-ognuno/




http://www.loveability.it/una-prostituta-per-il-fratello-disabile/


http://www.loveability.it/i-devotee/


http://www.loveability.it/assistenza-sessuale-e-prostituzione-nuove-regole-per-una-nuova-consapevolezza/


http://www.video.mediaset.it/video/lucignolo/clip/426133/ok-sesso-ma-i-disabili-.html

Dico io, tanto per parlare. Gente che commenta, mi manda mail, mi scrive in ogni dove, per dire che l'assistenza sessuale è sbagliata secondo loro. Ora. Comprendo che il nostro Paese è composto dal comune cittadino del tipo "su ogni cosa devo metter bocca..." ma in questo caso c'è un errore d'intendimento di base: a me, non mi frega niente se siete concordi o no. Non mi frega nulla per il semplice motivo che non sto proponendo una nuova tassa o qualsiasi altra cosa che interverrà sulla vita di ogni cittadino italiano. No. E' una proposta che introdurrà una figura che sarà "utilizzata" da chi lo desidera. Solo da chi lo desidera e saranno affarissimi suoi. Non ti piace? Non la vuoi? Non la richiedi. Semplice. Non ti cambierà nulla nella tua vita se ci sarà questa figura. Non verremo a rubarti i soldini dalle tasche, non ci ricorderemo neanche chi sei. Quindi. Del tuo continuo parere contrario, non ce ne frega nulla. Certo, lo puoi dire comunque, per passatempo. Ma il mio di tempo non lo voglio usare a risponderti. In Italia siamo così. Ci sono uomini/donne che si vogliono sposare fra di loro e ci mettiamo bocca tutti, come te ne venisse qualcosa a te. Ci sono persone che vogliono morire nel momento in cui non hanno più speranza e solo dolore e tutti a dirli cosa dovrebbe fare. Fattene una ragione cittadino italico: nessuno di noi è il centro dell'Universo, figurati della nazione in cui vivi. Al massimo puoi esserlo di casa tua e manco lì è detto che puoi.

Πέμπτη 9 Ιανουαρίου 2014

LeGeBiT Azra Has Sokağı Eylemi



Flag Τουρκία : Πέμπτη, 9 Iανoυαρίου 2014 | 09:30


Τουρκία: Δρόμος στη Σμύρνη ονοματοδοτείται από δολοφονημένη τρανς εργάτρια του σεξ.


του Omer Akpinar


Μετάφραση για το transs.gr*Ειρήνη Πετροπούλου


Αξέχαστη θα μείνει για την πόλη της Σμύρνης η μνήμη της Azra Has, της τρανς εργάτριας του σεξ που δολοφονήθηκε το 2010 από κατά συρροή δολοφόνο. Το όνομά της δόθηκε στην οδό Bornova όπου ζουν πολλές τρανς εργαζόμενες του σεξ.
Χθες, συναντήθηκαν στο κέντρο της Σμύρνης LGBTI (λεσβίες, γκέι, αμφισεξουαλικοί, τρανς και ίντερσεξ άνθρωποι) προκειμένου να κρατήσουν ζωντανή τη μνήμη της Azra. Μάλιστα στο πλευρό των ακτιβιστών στάθηκαν και τα μέλη του Συλλόγου Μουσικών της Σμύρνης, τα οποία έντυσαν με τις μουσικές τους τη γιορτή της ζωής.

Σεβαστείτε Το Όνομά Μου, Την Ταυτότητά Μου! 
Η Azra Has έπεσε θύμα, μαζί με τις Esra Yasar και Ayse Selen Ayla, του κατά συρροή δολοφόνου Hamdi Ayri. Τα ονόματα των δύο γυναικών δόθηκαν σε ισάριθμους δρόμους του Δήμου Balcova της Σμύρνης, ενώ απορρίφθηκε η πρόταση να γίνει το ίδιο και για την Azra επειδή «δεν ήταν κάτοικος του δήμου», όπως αναφέρθηκε.



Μάλιστα, το Υπουργείο Οικογενειακών και Κοινωνικών υποθέσεων επέμενε το 2012 να δοθεί σε δρόμο το όνομα της τρανς έτσι όπως υπήρχε στα επίσημα έγγραφα της, με το αιτιολογικό πως το Azra ήταν «παρατσούκλι». Ο δολοφόνος της καταδικάστηκε στη μεγίστη των ποινών για τα εγκλήματα του, ήτοι ισόβια κάθειρξη 48 ετών και χρηματικό πρόστιμο ύψους 2.000 τουρκικών λιρών (περίπου 670 ευρώ).

Η Azra ανήκε στα ιδρυτικά μέλη της μοναδικής LGBTI οργάνωσης στη Σμύρνη, της Black Pink Triangle. 

«Μπαμπά είμαι γκέι» (σβησμένο σ’ένα παγκάκι στην Ν. Ιωνία)


09/01/2014
by 
της Μαρίας Μάζη
«Άεκ για πάντα ρε μουνιά» . Όχι όχι, ΟΣΦΠ για μια ζωή. Ή μήπως ΠΑΟ(Κ); Δηλώσεις σαν αυτές τις ακούμε παντού, κάθε μέρα, κάθε ώρα μας περιτριγυρίζουν. Και τις βλέπουμε παντού επίσης. Άλλοτε με τεράστια μαύρα γράμματα, άλλοτε με μια πιο παιχνιδιάρικη διάθεση σε μωβ χρώμα (είναι όμορφο χρώμα το μωβ εξάλλου έτσι;) , άλλοτε βαμμένα στο χρώμα της εκάστοτε ομάδας με μπογιά, η οποία να μαρτυρά τα σημάδια της βιασύνης αυτής της δήλωσης, της απαγορευμένης (από υποστηρικτές άλλων ομάδων ή από τον νόμο). «Ο Κωστάκης αγαπάει την Μαρία», «Πάρος 2010», κάποιος στίχος του Λειβαδίτη, όλα αυτά χρωματίζουν και στοιχειώνουν ακόμη (αν ο Κωστάκης χώρισε τελικά με την Μαρία) κάποιο πάρκο, κάποιον τοίχο, κάποιο σχολείο, κάποιο κάτι.
Δεν μας πειράζουν. Ίσα ίσα έχουμε μάθει να θεωρούμε τόσο φυσική την παρουσία τους εκεί, που τις περισσότερες φορές δεν τα παρατηρούμε καν, όσο μεγάλο κι αν είναι το μέγεθος τους, όσο φανερό κι αν είναι το σημείο τους. Εκτός αν κάτι μας φαίνεται διαφορετικό ή αντίθετο με αυτά που έχουμε συνηθίσει να «είμαστε».
Όπως το παγκάκι με την φράση «μπαμπά είμαι γκέι» (βλέπε 3,4 κείμενα στην ίδια στήλη πιο κάτω) σε μια πλατεία. Για λίγους μήνες καλά κρατιόταν, όσο έβλεπε διάφορα συνθήματα (συνήθως ποδοσφαιρικών ομάδων) να σβήνονται ακόμα και την επόμενη μέρα της γέννησης τους με μανία, με μαύρη μπογιά ή άσπρη, οτιδήποτε για να τα καλύψει και να τα αντικαταστήσει κάποια άλλη νύχτα με κάποιο νέο. Πριν μια βδομάδα λοιπόν πάει κι αυτό το παγκάκι, ή καλύτερα πάει αυτή η φράση, το παγκάκι ακόμα εκεί είναι. Ένα πράσινο μαρκαδοράκι χάραξε τρία χι, ένα σε κάθε λέξη. Εντάξει μια ακόμα δήλωση ήταν θα μου πεις, ένα ακόμα σβήσιμο από κάποιον/α που δεν του/της άρεσε.

Το αξιοπρόσεκτο είναι όχι ότι σβήστηκε (περνούσα από εκεί συχνά, περίεργη να δω αν και πότε θα σβηστεί), αλλά ο τρόπος που έγινε. Δεν έγινε με μανία, δεν έγινε με πληρότητα, με κάποιο χρώμα που να το εξαφάνιζε για πάντα, σαν να μην υπήρξε ποτέ. Έγινε διακριτικά, λεπτά, να φαίνεται από κάτω τι σβήστηκε. Σαν να έδειξε εκείνο το πράσινο, λεπτό μαρκαδοράκι ότι η φράση αυτή δεν ανήκει σε αυτό το πράσινο παγκάκι, δεν είναι επιθυμητή, είναι αντίθετο με αυτό. Κρατά την ύπαρξη της φράσης λοιπόν, δείχνοντας με τι είναι αντίθετο.
Υπάρχουν παντού αντιθέσεις που συνθέτουν κάποια επιθυμητά σχήματα, σώματα, πρόσωπα και συνθέσεις που αντιτίθενται ταυτόχρονα. Όπως η προχθεσινή εμφάνιση των poustiriot με το σύνθημα «Η αγάπη ΔΕΝ είναι αμαρτία» ενάντια στις χαρακτηριστικές ομοφοβικές δηλώσεις του μητροπολίτη Σεραφείμ, τονίζοντας το πόσο μη επιθυμητές είναι και ταράζοντας την εξουσία που μπορεί να έχουν. Η ελληνική κοινωνία φαίνεται πως διαλέγει, πως το ναι και το όχι της βρίσκονται τόσο δίπλα δίπλα όσο και απέναντι το ένα από το άλλο σε μια συνεχή μάχη των ορίων.
Κλείνοντας, δεν ξέρω κατά πόσο έχει νόημα αυτό το κείμενο, ίσως τόσο νόημα όσο έχει το σβήσιμο αυτής της φράσης, ενώ πολύ εύκολα ξαναγράφεται, από πάνω, από δίπλα, σε άλλο παγκάκι, σε τοίχο, σε σπίτια, σε σχολεία, όπου υπάρχουν άνθρωποι για να την δουν. Εσύ που έσβησες την φράση «μπαμπά είμαι γκέι» από το πράσινο παγκάκι, θα μου πεις για να μην ταλαιπωρούμαι στα γιατί ;

Του πούστη (riot)!


http://listenagain.mycyradio.eu/index.php?id=959


Την ημέρα των Φώτων, την ώρα που ο μητροπολίτης έριχνε τον σταυρό στα νερά, μια ομάδα γκέι ακτιβιστών φιλήθηκε δημόσια, διεκδικώντας ίσα δικαιώματα σ' ένα κράτος που τους τα αρνείται.
Δεν θα μιλήσω για το πώς στερούμαστε αυτά τα δικαιώματα, γιατί όποιος δεν το καταλαβαίνει, αποκλείεται να το καταλάβει ολόκληρη Πάπυρος-Λαρούς-Μπριτάνικα επιχειρημάτων να παραθέσω. Τι έγινε όμως στον Πειραιά; Γιατί αυτοί οι γκέι ακτιβιστές «προκάλεσαν», επιλέγοντας αυτό τον «επιθετικό» τρόπο διεκδίκησης;
In-your-face ακτιβισμός – ή, αλλιώς, «σου τρίβω στη μούρη αυτό που αρνείσαι πεισματικά να δεις» είναι τρόπος διεκδίκησης δικαιωμάτων σε πολλά κινήματα. Τελευταία χρησιμοποιείται από τις διάσημες πλέον Pussy Riot, οι οποίες κάνουν γυμνόστηθες, επιθετικές διαμαρτυρίες ενάντια στην καταπίεση των γυναικών (σεξισμός) και της ΛΟΑΤ κοινότητας (ομοφοβία).


Όμως ο επιθετικός ακτιβισμός έχει μακρά ιστορία, σε πολλά κινήματα διεκδίκησης ανθρώπινων δικαιωμάτων. Η Greenpeace σε θέματα προάσπισης του περιβάλλοντος και η Act-Up για τα δικαιώματα των οροθετικών είναι άλλες δύο περιπτώσεις κινημάτων που κατά καιρούς επιλέγουν επιθετικούς τρόπους για να περάσουν το μήνυμά τους. Στις αρχές του 20ού αιώνα, οι σουφραζέτες αλυσοδένονταν σε κάγκελα, έβαζαν φωτιά σε γραμματοκιβώτια και έκαναν απεργία πείνας για να διεκδικήσουν το –αυτονόητο πλέον– δικαίωμα της ψήφου. Πολλές φυλακίστηκαν και κάποιες πέθαναν στον αγώνα τους. Όλες λοιδορήθηκαν, χλευάστηκαν και αποκαλέστηκαν προκλητικές και αντικοινωνικά στοιχεία. Τώρα τις θεωρούμε –και είναι– ηρωίδες.

Μα δεν μπορούν όσοι και όσες καταπιέζονται να διεκδικήσουν τα δικαιώματά τους ήσυχα κι ωραία; Πρέπει να κάνουν ντόρο;
Η απάντηση είναι αναγκάζονται να κάνουν ντόρο. Εξ ορισμού, οι ομάδες που καταπιέζονται και στερούνται τα δικαιώματά τους έχουν μικρή ή καθόλου πρόσβαση στα κέντρα λήψης αποφάσεων. Οι πολιτικοί αρνούνται να κάνουν το παραμικρό για την άρση της αδικίας, εκτός αν στριμωχτούν. Παράλληλα, τα μέσα μαζικής επικοινωνίας λογοκρίνουν τις καταπιεζόμενες ομάδες ή τις παρουσιάζουν όπως θέλουν αυτά, συνήθως διαστρεβλωμένα. Π.χ. από τους χιλιάδες διαδηλωτές στις παρελάσεις γκέι περηφάνιας, τα ΜΜΕ δείχνουν πάντα μόνο τους ελάχιστους διαδηλωτές που είναι ντυμένοι με εντυπωσιακά κουστούμια. Ή πάλι, οι φεμινίστριες ουδέποτε έκαψαν τα σουτιέν τους, αλλά η ρετσινιά έμεινε. Το ΕΣΡ εξακολουθεί να παραβιάζει την απόφαση του ΣτΕ και να λογοκρίνει εκ των προτέρων οποιαδήποτε παρουσίαση ομοφυλοφιλίας στην τηλεόραση – τα δε κανάλια υποκύπτουν αμαχητί. Οι γκέι παραμένουμε αόρατοι, με εξαίρεση όταν παρουσιαζόμαστε ως διασκεδαστικές καρικατούρες.

Ο επιθετικός ακτιβισμός δεν είναι πανάκεια ούτε ο καλύτερος τρόπος διεκδίκησης δικαιωμάτων. Είναι ένας τρόπος αγώνα, με βασικό στόχο να κάνει ορατό το αόρατο, εξαναγκάζοντας τη στρουθοκαμηλίζουσα πλειονότητα ν’ αντικρίσει τις αδικίες στις οποίες συναινεί και διαιωνίζει μέσω της σιωπής της. Τραβά την προσοχή εκεί που δεν δίνεται προσοχή.
Ο επιθετικός ακτιβισμός τύπου Πούσ(τ)ι ράιοτ πρέπει να συνυπάρχει με τον θεσμικό ακτιβισμό, δηλαδή τις πολιτικές παρεμβάσεις οργανώσεων και ατόμων μέσα στα πλαίσια που επιτρέπουν οι θεσμοί, π.χ. προσφυγές, μηνύσεις, lobbying κτλ. Κανείς από τους δύο τύπου ακτιβισμού δεν είναι καλύτερος ή χειρότερος. Και οι δύο χρειάζονται, καθώς και οι δύο έχουν τον ίδιο σκοπό, αλλά επιλέγουν διαφορετικά μέσα επίτευξής του.
Και τι κατάφεραν οι γκέι και οι λεσβίες που φιλήθηκαν μπροστά στους παπάδες; Όσοι περιμένουν μία μόνο ακτιβιστική παρέμβαση ν’ αλλάξει άρδην και αυτοστιγμεί την αδικία δεν είναι απλά ανόητοι αλλά και κακοπροαίρετοι, γιατί υποσκάπτουν τη μακρόπνοη αξία του αγώνα. Οι κοινωνικοί αγώνες έχουν σωρευτικά αποτελέσματα. Τσούκου τσούκου, ώστε αυτό που σήμερα σε κάποιους φαντάζει προκλητικό αύριο να είναι αυτονόητο.

Λύο Καλοβυρνάς Λύο Καλοβυρνάς

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