Δευτέρα 9 Ιουνίου 2014

Il lavoro Mobilita l'Omo (e i/le Trans*)

Documento politico Catania Pride 2014

3 Ιουνίου 2014 στις 3:51 μ.μ.


La questione del lavoro si pone come tema centrale nelle politiche dei nostri giorni, attraversati da una profonda crisi ideologica ancorché economica, dato che il capitalismo è una ideologia ed esso è alle soglie di un processo di crisi, nel senso etimologico del termine – perché a noi importa dei greci! – tant'è che speriamo che tale processo venga veramente vissuto ed elaborato: l'uscita da un periodo di crisi è una incognita, ma almeno non si permane in una stagnazione che impantana ogni soggetto.
L'ideologia della speculazione finanziaria regna e produce modelli non a misura di essere vivente; in un contesto in cui apparentemente i Paesi occidentali stanno progredendo nel settore dei diritti civili assistiamo a una duplice tendenza: da una parte, chi si oppone all'estensione dei diritti fa quadrato e radicalizza lo scontro; dall'altra, gli stessi Paesi che allargano l'ambito dei diritti civili sono inquadrati entro un modello occidentalista la cui applicazione produce un deciso restringimento della sovranità di sé per se stessi e di quella delle masse, forme machiste di relazione con l'altro da sé, erosione dei diritti dei lavoratori e delle lavoratrici e lo scientifico abbattimento di ogni forma di capacità di critica e di coscienza di classe o di appartenenza. «In Italia, ad esempio, è in corso la progressiva sostituzione del welfare (a misura di singolo cittadino) con modelli familisti», ciò nell'ottica di una «costruzione normativa mirante a perpetrare violenza e oppressione sui soggetti non conformi» (Buffoni, Zamel).
Di fronte alla necessità della sopravvivenza nessun diritto alla libertà individuale (e collettiva) può trovare vera esplicazione: nessun diritto al matrimonio senza il diritto a poterselo permettere economicamente, nessuna adozione è possibile senza la possibilità di mantenere l'eventuale prole, registrarsi civilmente non conviene.



L'Omo (e le/i Trans*) Nobilita il Lavoro

Nel sistema economico capitalista volto a marcare con dolo le divisioni dei ruoli legati ai generi (che esso stesso contribuisce a formare) e agli orientamenti sessuali, le persone LGBTQI vanno incontro a un doppio stigma: nella già difficile condizione generale in cui molti e molte, indipendentemente dagli orientamenti sessuali e dal genere, vivono enormi difficoltà a trovare lavoro (venendo quindi identificati/e dal pensiero mercantilista dominante come “disoccupati/e”, ovvero soggetti “improduttivi/e” e quindi marginalizzati/e), si inserisce l'ulteriore difficoltà legata alla discriminazione per orientamento sessuale e per identità di genere.
Come leggiamo nella guida ai lavoratori/alle lavoratrici LGBTQI “Diritti al Lavoro” dell'UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali e a Difesa delle Differenze): negli ultimi dieci anni il 13% delle persone gay e lesbiche ha visto respinta la propria candidatura ad un colloquio di lavoro a causa del proprio orientamento sessuale e questa percentuale sale vertiginosamente al 45% per le persone transessuali. Se inseriamo questi dati nel più ampio contesto di crisi economica emerge un quadro preoccupante che vede le persone gay lesbiche e transessuali maggiormente esposte al rischio di esclusione dal mercato del lavoro. Da questa premessa è più facile comprendere perché più di un quarto dei lavoratori LGBT (26,6%) decide di tenere celato il proprio orientamento sessuale, temendo un peggioramento della propria condizione lavorativa o addirittura un licenziamento. Questo dato, affiancato all’esperienza di chi invece ha deciso di fare “coming out” e perciò ha subito discriminazioni, trattamenti iniqui o addirittura il licenziamento (25% tra le per persone trans), ci consegna l’idea di un mercato del lavoro che ancora non riesce ad includere e anzi a valorizzare le differenze di cui i lavoratori possono essere portatori.


Ulteriormente discriminate sono le persone HIV+ che, per evitare l'insorgere di difficoltà sul posto di lavoro, pongono molta attenzione alla tutela della loro privacy, non dichiarando, quindi, il proprio stato sierologico, affrontano una serie di problemi relativi ad assenze per visite, per il ritiro dei farmaci, ecc. con il rischio di incorrere in sanzioni o, peggio, nel licenziamento. Gli atti discriminatori possono essere sia legati allo stato sierologico che alle idee moralistiche che legano il virus dell'HIV a comportamenti sessuali considerati deviati o contro la morale di certo cristianesimo, soprattutto se la persona HIV+ è anche omosessuale o trans.
È necessario, quindi, agire attraverso un triplo canale: a) operare politicamente per cambiare in meglio il sistema economico che ci governa; b) promuovere la cultura delle differenze e il rispetto per l'altro/a da sé; c) legiferare per abbattere ogni elemento discriminatorio nella fruizione del diritto al lavoro (che si esplica nell'accesso al mondo del lavoro e nel compimento del lavoro stesso).
È opportuno che il mondo del lavoro pubblico e privato implementi nelle proprie politiche i principi legati agli equality standard (cd. gender equality e diversity managment) che permettano a tutte/i l'accesso al mondo del lavoro e la vita in esso senza discriminazioni per genere, orientamento sessuale e identità di genere; priorità, queste, che si innestino nelle nuove tendenze degli standard normativi nazionali ed europei.

Prima sono e poi lavoro: la nostra proposta




Difendere il diritto al lavoro non significa porre il suo concetto al di sopra dei soggetti. Esso rappresenta uno dei molteplici aspetti delle nostre vite, come il sesso, le relazioni, le funzionalità biologiche. È parte di un tutto molto più variegato, necessario ma non totalizzante e ridurre l'identità della persona alla sua mera attività lavorativa, al suo essere occupato, disoccupato o inoccupato è un'operazione che spersonalizza e priva di valore e significato i soggetti (poiché sono solo ciò che lavorano). Il lavoro così inteso spersonalizza anche i lavoratori/le lavoratrici che smettono di lavorare (ad es. licenziati/e e pensionati/e) che, sulla scorta della ruolizzazione che il lavoro opera su di essi, abbandonano progressivamente i loro ruoli una volta abbandonata l'attività lavorativa, identificandosi con ciò che non si è più piuttosto che con ciò che si è.



Dobbiamo liberarci dai ruoli e dalle aspettative tipiche del sistema produttivo patriarcal-capitalsita che avvalora, per mezzo della sovrastruttura economica che si esplica nella contraddizione capitale/lavoro, i rapporti di forza sessuali patriarcali legati al maschile e al femminile, alla sessualità insertiva e alla sessualità ricettiva (capitalista=maschio attivo vs. lavoratore=femmina/femminilizzato passivo).
Attraverso il Movimento di Liberazione Sessuale le dinamiche oppressive del capitale potrebbero ancora essere scardinate per una fruizione libera non solo dei corpi, ma anche del lavoro.
Il nostro desiderio è di agire nell'ottica di una rinnovata liberazione dei corpi in un panorama in cui il concetto di liberazione può essere declinato in differenti sensi e altrettanti significati. Noi vogliamo rimarginare la ferita che si è venuta a creare tra diritti sociali e civili, che le rivendicazioni degli uni e degli altri comincino a procedere di pari passo influenzandosi vicendevolmente. Le lotte dei lavoratori e delle lavoratrici aprono la strada a quelle di liberazione e con la nostra azione politica cerchiamo di fondere in uno i due soggetti: lavoratori e lavoratrici che lottano per la liberazione dei corpi dai legacci di sistemi economici malati e da quelli dei sistemi moralisti clericofascisti e che contribuiscano allo scardinamento di un pensiero dominante che ci impedisce di vivere le nostre vite nella pienezza che tutte e tutti meriteremmo.



Si comprende, dunque, perché quest'anno abbiamo sentito la necessità di porre al centro di questo Pride il tema del lavoro. Oggi più di ieri abbiamo il dovere di essere tutte e tutti agenti di cambiamento senza temere le sconfitte e lo scoramento, ma lottando con gioia e con orgoglio, per mezzo della manifestazione che più di ogni altra si caratterizza per liberazione, colore, allegria, visibilità.
Come scrive Foucault alla prefazione dell'edizione americana dell'Antiedipo di Deleuze e Guattari il cui primo libro è intitolato Capitalismo e schizofrenia: «Non credere che occorra essere tristi per essere militanti, per quanto sia abominevole ciò che si combatte. È la connessione del desiderio con la realtà (e non la sua fuga nella forma della rappresentazione) che possiede forza rivoluzionaria».



Il 27 giugno sarò a Catania a parlare di Transgender e Lavoro, argomento scomodo per le associazioni T*, sempre più concentrate sul transito e non sui problemi che l'essere trans* ci causa in questa società transfobica.
Vorrei realizzare un video, dove NOI parliamo delle nostre esperienze con il lavoro e dove NOI parliamo delle nostre idee e paure riguardo il mondo del lavoro. NOI dobbiamo riprenderci gli spazi e ricominciare a parlare da soggetti, perché quando siamo oggetto del lavoro di altri, psicologi, medici, avvocati, giornalisti, ci fanno dire quel che gli fa comodo e non quello che pensiamo.
Il mio intervento verterà sul lavoro, sull'assenza di tutele, sull'ostacolo documenti, sull'ostacolo transfobia per quelle persone che "non passano", sulle paure che frenano il transito per paura di rimanere in mezzo ad una strada, sui problemi e sulla solidarietà riscontrata durante il transito per quanto riguarda il lavoro, sul problema carceri, sui rapporti con i centri per l'impiego, su idee e progetti per favorire l'assunzione delle persone trans.
Il video vorrebbe essere soprattutto un racconto di esperienze, ma ciò non toglie possiate anche esprimervi riguardo eventuali soluzioni per favorire le assunzioni.
Il video (2 - 5 minuti) può essere girato con la webcam o con il cellulare, basta che si senta bene l'audio. La proiezione verrà svolta durante l'incontro "transgender e lavoro" il 27 giugno al pride Catanese e non divulgato via web salvo ulteriori accordi.


Siete liber* di dire quel che volete nel video, per darvi qualche idea metto qualche domanda traccia:

Hai perso il lavoro / ridotto il fatturato / cambiato mansione dopo la transizione?
Hai subito mobbing?
L'idea di perdere il lavoro è stato un limite per la tua transizione?
Cosa servirebbe per favorire l'occupazione delle persone transessuali?
Hai difficoltà a trovare lavoro?
Ti sei mai rivolt* a un centro per l'impiego? Come hanno reagito?
Hai mai lavorato in nero?
Cosa è andato storto durante i colloqui di lavoro?
Se deciderai di partecipare ti prego di girare il video entro il 16 giugno, in modo da lasciarmi il tempo di sistemarlo per la proiezione

Σάββατο 7 Ιουνίου 2014

«Μια φορά μόνο φώναξε "μαμά"!»



του Γιώργου Τσιάκαλου



Η Μαρία είχε όμορφα ξανθά μαλλιά και πανέμορφα γαλανά μάτια. Γι’ αυτό αποφάσισαν να της προσφέρουν ένα διαφορετικό μέλλον, από αυτό που θα είχε αν παρέμενε στο περιβάλλον των πρώτων παιδικών της χρόνων. Τη μετέφεραν σ’ ένα ειδικό ίδρυμα για περιπτώσεις σαν τη δική της και μετά την παρέδωσαν σε μια επιλεγμένη οικογένεια, όπου θα μπορούσε να ανατραφεί με τον κατάλληλο γι’ αυτήν τρόπο. Με τον καιρό έμαθε να μιλάει τη γλώσσα των νέων κηδεμόνων της και υποχρεώθηκε να ξεχάσει την παλιά. Δεν γνωρίζουμε αν πρόφερε ποτέ στη νέα της γλώσσα τη λέξη «μαμά», γνωρίζουμε όμως ότι ήταν η πρώτη λέξη που είπε -στην παλιά και στη νέα γλώσσα- όταν αισθάνθηκε ότι είχε την ελευθερία να μιλήσει και ότι δεν κινδύνευε πια αν θα εξέφραζε με ειλικρίνεια τα αισθήματα και τη βούλησή της. 



«Θέλω να γυρίσω στη μαμά μου και στους δικούς μου» είπε, και όταν αυτό έγινε πραγματικότητα, είχε την τύχη να προλάβει ν’ αγκαλιάσει ζωντανή στο νοσοκομείο την ετοιμοθάνατη μητέρα της, από την οποία την είχαν απομακρύνει βίαια λίγα χρόνια πριν. Μπόρεσε να κλάψει μαζί της για τα χρόνια του χωρισμού αλλά όχι και να συνομιλήσει αφού είχε ξεχάσει πια τα τσέχικα, τη μητρική της γλώσσα. 



Η ιστορία της μικρής ξανθιάς Μαρίας, της Μαρίας Σουπίκοβα από το Λίντιτσε της Τσεχίας, είναι μια από τις χιλιάδες ιστορίες παιδιών με ξανθά μαλλιά και γαλανά μάτια που στη διάρκεια του Β’ παγκόσμιου πολέμου με επίσημες διαδικασίες απομακρύνθηκαν από τις οικογένειές τους και παραδόθηκαν στα ειδικά ιδρύματα των Ναζί και σε επιλεγμένες γερμανικές οικογένειες για να ανατραφούν όπως «άρμοζε στο φυλετικό τους χαρακτήρα».


Συγκλονιστικές είναι οι σχετικές μαρτυρίες. Στα ιδρύματα «έκαναν τα πάντα ώστε τα παιδιά να απορρίψουν και να ξεχάσουν τους γονείς τους», αναφέρεται σε σχετική έκθεση. «Χαρακτηριστικά, οι νοσηλεύτριες των SS προσπαθούσαν να πείσουν τα παιδιά ότι οι γονείς τους σκόπιμα τα είχαν εγκαταλείψει», και δέρνονταν εκείνα που αρνούνταν ν’ αποδεχτούν τις νέες καταστάσεις. Και όσα επέμεναν στην άρνησή τους κατέληγαν στα στρατόπεδα συγκέντρωσης και στο θάνατο.




Όλα αυτά, ελπίζαμε ότι, πέρασαν με το τέλος του πολέμου, και ότι οι χιλιάδες κατεστραμμένες ζωές που, αντίθετα από τα κατεστραμμένα κτίρια, ποτέ δεν μπόρεσαν να βρουν την παλιά τους μορφή και γαλήνη, θα αποτελούσαν ζωντανή υπενθύμιση για τον τρόπο που πρέπει να βλέπουμε τα παιδιά και να τα προστατεύουμε ιδιαίτερα σε δύσκολες στιγμές. Γι’ αυτό, τα ιδρύματα, και μαζί τους ο «ιδρυματισμός», ανήκουν στο παρελθόν και η φροντίδα των παιδιών ανατίθεται πια με γνώμονα τις ιδιαίτερες ανάγκες του κάθε παιδιού και με σεβασμό στο μέχρι τότε περιβάλλον του και στους ανθρώπους που αγάπησε.




Συνειρμικά μου ήρθαν όλα τα παραπάνω στο μυαλό διαβάζοντας πριν λίγες μέρες την είδηση με την οποία τροφοδότησε την κοινωνία η ΜΚΟ «Το χαμόγελο του παιδιού» σχετικά με τη ζωή της μικρής «ξανθιάς Μαρίας» σ’ ένα από τα ιδρύματά του: «Μια φορά μόνο φώναξε "μαμά"!» είπαν. 




Ώστε έτσι! Αρπάχτηκε βίαια από την αγκαλιά της μαμάς της, έχασε μέσα σε μια στιγμή όλα τα συγγενικά και φιλικά της πρόσωπα και την πατρίδα της –διότι για τη Μαρία αυτή είναι η αλήθεια- και ούτε μια φορά δεν αναζήτησε κανέναν; Ισχυρίζονται δηλαδή στα σοβαρά ότι εξήγησαν σ’ ένα πεντάχρονο παιδί την έννοια του DNA και των βιολογικών γονέων και συγγενών και το έκαναν ν’ αλλάξει σε γνωστικό επίπεδο την άποψή του και ταυτόχρονα ν’ αποδεχτεί συναισθηματικά το νέο δεδομένο της απόλυτης απαξίωσης του παρελθόντος του και της απόλυτης μοναξιάς του στον κόσμο; 



Προφανώς, αυτό θέλουν να μας πουν. Όμως, η πραγματική απάντηση στο ερώτημα έχει ήδη δοθεί από τη Μαρία Σουπίκοβα, και είναι ένοχος όποιος την έχει ξεχάσει.




7/6/2014 : ROMA PRIDE




Thousands join Rome's Gay Pride march
Photo: AFP

Thousands join Rome's Gay Pride march



    The march was held in a party atmosphere, with bright lights and rainbow flags adorning the Via del Corso in the centre of the city.
    Ignazio Marino, Rome's left-wing mayor, opened the procession by repeating his campaign promise to pass legislation allowing civil unions for gay couples.
    "We need to put pressure on parliament so Italy can overcome the shame of lagging behind the rest of the European Union," Marino said.
    It was the second time a mayor has attended the event. Francesco Rutelli, also of the centre-left, took part in 1994, the first year the march was held in Rome.
    Although polls find that a majority of Italians are in favour of civil unions for gay couples, Italy has lagged behind its European neighbours in part because of the influence of the powerful Catholic Church.
    LGBT activists described as "historic" a recent decision by a court in the Tuscan city of Grosseto recognising the marriage of two Italian men who tied the knot in New York.
    Also Saturday, some 400 people braved rainy weather to take part in a Gay Pride march in Bucharest, also demanding the right to civil unions for same-sex couples.
    "Our rights are not recognised by the Romanian state, and that brings no benefit to the country while doing a lot of harm to the gay community," the head of a gay rights group, Accept, said in the Romanian capital.
    "I hope ... things will go in the direction of what is happening in the West and not towards an attitude like (Russian President Vladimir) Putin's," Cosmin Bebu-Vijianu told AFP.
    Some participants whistled and booed when the march passed in front of the Russian embassy.















    La condizione Trans in Italia Oggi.



    Di seguito quanto avrei detto alla tavola rotonda del 5 giugno al Pride Park se la modalità l'avesse consentito*: 

    Il motto del Roma pride di quest'anno è “ci vediamo fuori” e io vorrei aprire il mio  breve intervento citando alcuni tratti dal primo editoriale del FUORI!, rivista dell'omonimo collettivo, acronimo di Fronte Unitario Omosessuale Rivoluzionario Italiano, che vide la luce nel 1971.

    Siamo usciti fuori, ma ad una condizione, fondamentale, autenticamente rivoluzionaria: siamo usciti con la pretesa di essere noi stessi, con la volontà di ritrovare la nostra vitale identità in strutture in cui l'altro ha assorbito, modificato, reificato qualsiasi possibilità espressiva del sé. E di colpo, senza soluzioni intermedie, senza tappe in momenti o verifiche riformiste, abbiamo scoperto in noi il diritto alla vita, che è prima di tutto il diritto al nostro corpo”.
    [..] Abbiamo proclamato il diritto a parlare di noi e noi soltanto di omosessualità. E abbiamo finalmente capito che la nostra “anormalità” è un privilegio nel momento stesso in cui, scopertene le radici nell'oppressione generalizzata, ci ha permesso l'acquisizione immediata di una coscienza che va ben al di la del problema omosessuale.
    [..] L'omosessuale, no, non ha ruoli gratificanti: è omosessuale e basta. Il professore è compentente, sempre. Il professore omosessuale travia i ragazzi. L'etichetta degli altri assorbe tutto, qualunque ruolo dell'omosessuale è assorbito dalla sua omosessualità.
    [..] La mediazione culturale per l'omosessuale risulta così paurosamente e totalmente nulla poiché si traduce nella ricerca di approvazione da parte di quello stesso establishment che ha creato e che mantiene le condizioni oppressive e non può essere altrimenti: chi ha urgenze vitali proprie ma ne richiede la soluzione ad altri, ai competenti, confessa la sua paura ed accetta implicitamente la sua condizione di inferiorità.

    Oggi la persona transessuale è prima di tutto “utente”, che si rivolge a strutture convenzionate e psicologi e psichiatri per avviare il percorso di transizione. Poi diventa“assistitito” di un qualche avvocato che dovrà accompagnarla a più udienze per le istanze di autorizzazione all'intevento chirurgico o di rettifica dei dati anagrafici. Poi è "paziente” dimedici chirurghi ed endocrinologi non sempre sufficientemente competenti.
    In tanti parlano al posto della persona soggetto della transizione: psicologi, giuristi, avvocati, endocrinologi, chirurghi, giornalisti, ma nei fatti le persone transessuali che parlano di sé, come ai tempi dell'editoriale del FUORI! sono pochissime e sono pochissime perché oggi, in Italia, dirsi transessuale significa perdere il lavoro, non riuscire a trovare una casa in affitto, rischiare di perdere gli affetti, venire additati, essere sottoposti a mobbing, dover essere i migliori per essere trattat* come i mediocri. Oggi, in Italia a denunciare lo stato di transessualità delle persone è lo stato stesso, che nega la possibilità di cambiare i documenti quando la persona lo desidera e che costringe ad anni di inevitabile stigma, che ormai fa parte di quella moderna via crucis, fatta di stazioni predeterminate scandite da perizie, sentenze e liste d'attesa, che porteranno alla rinascita della persona nei panni dell'altro sesso.

    La condizione delle persone transessuali in Italia oggi è di persone oppresse ed io ho ho deciso di sostenere il disegno di legge 405 con una petizione e con una pagina web,disegnodilegge405.blogspot.it, spazio aperto ai contributi di tutt*, perché questo DDL si prefigge lo scopo di eliminare le due più grandi oppressioni che colpiscono le persone transessuali ed intersessuali: l'impossibilità di autodeterminarsi nel nome e nel sesso scegliendone uno coerente al proprio aspetto ed il mancato divieto di intervenire chirurgicamente sul sesso dei bambini neonati nati con genitali atipici.

    Il documento politico del pride cita donne, migranti, diversamente abili, lavoratori precari e sfruttati, Rom, credenti di minoranze religiose, giovani e studenti quali soggetti che più facilmente rischiano di essere discriminat*, specialmente nel mondo del lavoro e soprattutto in questo periodo, perché nei periodi di crisi i “lavoratori desiderabili” abbondano. Le persone transessuali, per prime, sono vittime di pluridiscriminazionispecie se appartengono anche ad una delle sopracitate categorie, faticano a trovare lavoro, sono costrette ad accettare lavori poco desiderabili o a condizioni inaccettabili, faticano a trovare una casa o a terminare gli studi, stentano ad inserirsi nel contesto sociale e politico, non avendo alcuna legge che le tuteli. 

    Sempre sul FUORI! possiamo leggere: Nei fatti la libertà che ci garantisce la legge è la libertà di essere degli esclusi, degli oppressi, dei repressi, dei derisi, degli oggetti di violenza morale e spesso fisica”citazione tremendamente attuale per tutte le persone gender non conforming.

    La possibilità di cambiare identità quando lo si ritiene opportuno significherebbe non dover dare spiegazioni ogni volta che ci si trova a mostrare un documento, significa poter trovare un lavoro con la stessa difficoltà degli altri, significa poter emettere fatture senza doversi giustificare, significa poter considerare l'idea di tenersi quel corpo che la legge vuole veder adeguato a canoni sessisti così com'è, significa iniziare a parlare della transizione come percorso di liberazione da maschio o femmina a sé stess* e non come passaggio da un sesso all'altro, senza che ci sia obbligo di sottoporsi a terapie ormonali o chirurgiche.

    Finché sarà lo stato a denunciarci come transessuali ogni volta che mostriamo un documento, permettendo alle persone transfobiche di indentificarci ed escluderci, finché non ci sarà alcuna legge a tutela delle persone trans* che "non passano" e finché le persone intersessuali saranno operate coattivamente ai genitali saremo tutt* più concentrat* a condurre un viaggio verso l'inivisibilizzazione che verso la liberazione.



    Dedicato a:

    Vittoria, che anche se prossima alla laurea, sta lottando per introdurre il doppio libretto nell'ateneo Catanese;

    Giulia, che nonostante vivesse già al femminile da tempo ha dovuto aspettare due anni per avere il nullaosta della psicologa alla terapia ormonale;

    Laura, Leda, Alessandra vittime di mobbing sul lavoro;

    Lele, Eleonora, Elena in causa con chirurghi per negligenze durante gli interventi;

    Elisa, Andreas, Arianna che nonostante gli sforzi non riescono a trovare lavoro;

    Barbara, che non trovando lavoro vive autoproducendo i libri che scrive;

    Valentina e Matteo, che aspettano il posto fisso per iniziare la transizione;

    Gabrielle, che ha preferito trasferirsi in Inghilterra;

    Enrico, che si è visto allungare i tempi in tribunale perché il CTU si è rifiutato di lavorare in gratuito patrocinio;

    Aurora e Samantha, che dopo anni di bullismo devono ritrovare fiducia in questa società per poter ricominciare a vivere.

    A tutti quell* che sono usciti fuori o lo faranno presto. 

    Allo spirito partigiano, che non ha mai aspettato "favorevoli condizioni politiche" per schierarsi dalla parte degli oppressi.

    Firma la petizione  http://goo.gl/BFjLxD


    * la tavola rotonda è stata scandita da domande molto dirette, quindi tutt* hanno risposto alle domande, magari divagando un po', senza fare un vero e proprio discorso. I concetti qui esposti sono comunque più o meno tutti stati toccati dal mio intervento o da quell* di altr* presenti, ma tenevo comunque, qui sul blog, ad esporre il ragionamento per come l'avevo pensato.


    Παρασκευή 6 Ιουνίου 2014

    Γάμος, οικογένεια και ομοφυλόφιλα ζευγάρια



       
           



    στις .

    malliosτου Λύο Καλοβυρνά
    Ο δρ. Βαγγέλης Μάλλιος μιλά στο TEDxHeraklion για το θεσμό της οικογένειας, τον γάμο και διάφορα ανθρώπινα δικαιώματα που σήμερα θεωρούμε τόσο δεδομένα, που μας φαίνεται ότι υπήρχαν από πάντα. Όμως η πραγματικότητα είναι άλλη, όπως εξηγεί πολύ γλαφυρά στην παρουσίασή του.
    Ο Δρ. Βαγγέλης Μάλλιος σπούδασε νομικά στο Πανεπιστήμιο Αθηνών και στο Πανεπιστήμιο Paris I (Panthéon-Sorbonne) στους τομείς του Ποινικού και του Δημοσίου Δικαίου. Ασκεί συμβουλευτική και μάχιμη δικηγορία σε ένα ευρύ φάσμα τομέων του δημοσίου δικαίου και είναι Γενικός Γραμματέας της Ελληνικής Ένωσης για τα Δικαιώματα του Ανθρώπου.
    Ένας από τους δικηγόρους πίσω από την απόφαση του Ευρωπαϊκού Δικαστηρίου Ανθρωπίνων δικαιωμάτων που υποχρεώνει την Ελλάδα να συμπεριλάβει και τα ομόφυλα ζευγάρια στο Σύμφωνο Συμβίωση, ο Δρ. Βαγγέλης Μάλλιος μας μιλάει σχετικά με τις έννοιες του γάμου και της οικογένειας, την ισότητα ως προς τα δικαιώματα και τους σχετικούς νόμους.



                       http://vimeo.com/93392415



    Πέμπτη 5 Ιουνίου 2014

    20-22 Ιούνιου: Γνωριμία με την "άγνωστη χώρα" της αναπηρίας.Θα μου το παίξεις, μαμά;






    • photo: janicelin@flickr
      photo: janicelin@flickr





    Ένα χρόνο το παιδεύω αν πρέπει να ασχοληθώ με ένα τόσο λεπτό και ευαίσθητο θέμα. Πήρα κάποια εχέγγυα από εκεί που πρέπει και είπα να ανοίξω ένα κουτάκι, να ξετυλίξω ένα μικρό κουβάρι από τους τόνους που έχουν φορτώσει το μυαλό μας.

    Ήμουν στη Ρόδο, καλοκαίρι στο «μαγαζί». Ωραία αυλή, με λουλούδια, κατάμαυρη εγώ, πανέμορφη μέσα στην υπερφίαλη ματαιοδοξία μου. Διάλεγα ποιος θα με πληρώσει. Τις χρυσές εποχές του περιτυλίγματος. Κάποια στιγμή μπήκε στον χώρο ενας νεαρός με αμαξίδιο. Ανάπηρος. Εγώ; Θα άφηνα ανάπηρο να αγγίξει το κορμί μου; Και το χειρότερο, να αγγίξω εγώ το δικό του; Πόσο φτωχό, ανίκανο μυαλό; Με ευγένεια μεν, αλλά τον έδιωξα. Ούτε θέλω να σκέφτομαι πόσο άσχημα θα έπρεπε να ένιωσε. Και μάλιστα από έναν άνθρωπο που έχει βιώσει τον ρατσισμό στο πετσί του. Δέκα λεπτά μετά, ντρεπόμουν, τον έψαξα στα σοκάκια. Δεν τον βρήκα. Με στοίχειωνε μέρες το βλέμμα του.

    Λίγα χρόνια μετά, στα Χανιά, χωρίς αυλή, το ιδιο όμορφη, λίγο πιο μεστωμένο το μυαλό, συνέχιζα να διαλέγω παρόλα αυτά. Μπήκε μια παρόμοια περίπτωση. Χωρίς δεύτερη σκέψη, είπα ναι, αλλά τα δωμάτια ήταν στον επάνω όροφο. Δεν υπήρχε πρόσβαση.
    «Σε παρακαλώ, εδώ στην τουαλέτα, έτσι κι αλλιώς δεν μπορώ να σηκωθώ. Πέντε λεπτά, εδώ στην τουαλέτα, μου αρέσεις πολύ».
    Δεν θα μπω σε λεπτομέρειες, δεν έχει και νόημα. Αυτόματα ένιωσα οίκτο και αμέσως κατάλαβα πως δεν είναι το σωστό συναίσθημα.

    Δεν είχα άλλη σεξουαλική εμπειρία με άνθρωπο με αναπηρία (ΑμεΑ). Κάποιο κομένο πόδι ίσως, χέρι, αλλά με αμαξίδιο ή με άνθρωπο με παραπληγία, δεν είχα εμπειρία. Κάποιοι πελάτες ανά καιρούς την ώρα της πράξης, με παρακαλούσαν να με αποκαλούν μαμά, μάνα, αλλά νομίζω είναι άλλη περίπτωση. Έχει να κάνει με το Οιδιπόδειο.
    Αναρωτιέμαι μερικές φορές, ανάλογα τις προσλαμβάνουσες που θα εισπράξω, τι ερωτική ζωή μπορεί να έχει ένας βαριά κινητικά ανάπηρος, πόσω μάλλον όταν κάποια άκρα δεν λειτουργούν καν. Σχεδόν μηδενική. Δύσκολη. Στην εφηβεία τι γίνεται όταν οι ορμόνες εκρήγνυνται σαν πυροτεχνήματα σε ένα δυσκίνητο/ακίνητο κορμί; Σε ένα μισό σώμα. Σε ένα σώμα που ζητάει αλλά δεν μπορεί να δώσει; Η απλή σκέψη και η πιο δόκιμη, κοπέλες, εργαζόμενες του σεξ. Είναι μια λύση. Και πολλές φορές αποτελεσματική.


    Ας φέρω στο νου σας την ακραία περίπτωση, που στην εποχή μας δεν είναι και τόσο ακραία. Οικονομική κατάσταση χάλια. Φάρμακα, περίθαλψη, έλλειψη οικογένειας για βοήθεια στις βασικές ανάγκες. Για τις πιο ειδικές υπάρχει η μάνα. Πάντα αυτή υπήρχε. Το ζητάει απεγνωσμένα με το βλέμμα, προφανώς και με ντροπή. Πρέπει η μάνα να καταφέρει να φέρει σε οργασμό το σπλάχνο της, γιατί το βλέπει να υποφέρει. Με καθηλώνει η σκέψη. Με συρρικνώνει μπροστά στο μεγαλείο κάποιων ανθρώπων.
    Επανέρχομαι στην πιο «αχνή» πραγματικότητα αυτών των ανθρώπων. Τα κλεισίματα με παρκαρίσματα στις διόδους για τα πεζοδρόμια. Τα γεμάτα άχρηστα πράγματα στα πεζοδρόμια που τους δυσκολεύουν τη ζωή. Αλλά όχι... δεν είμαι ικανή να απαριθμήσω τα προβλήματα ενός τόσο μεγάλου θέματος.

    Μένει η σκέψη στο αριστερό χέρι μιας μάνας με τρέμουλο να χαϊδεύει το κεφάλι ενός νεαρού και το δεξί της χέρι χαμένο κάτω από κάποια, ίσως, πικέ κουβέρτα...

    ΥΓ.: Δεν ξέρω αν υπάρχεις. Σου ζητώ μια συγγνώμη όσο πιο ταπεινά γίνεται. Όχι γιατί δεν σε δέχτηκα. Αλλά γιατί σε απέρριψα για λάθος λόγο.







    anapiriaΣτις 20, 21 και 22 Ιουνίου 2014 θα πραγματοποιηθεί Φεστιβάλ Εξοικείωσης με τη Ζώσα Κατάσταση της Αναπηρίας στο Ελεύθερο και Αυτοδιαχειριζόμενο Θέατρο ΕΜΠΡΟΣ.
    Μέσα από τις δράσεις που θα πραγματοποιηθούν, επιδιώκουμε τη συνεκπαίδευση, την κατάλυση των στερεοτύπων που ανακυκλώνονται από τα ΜΜΕ και του ρατσιστικού τρόπου αντιμετώπισης της αναπηρίας, καθώς και την ανοιχτή πρόσβαση όλων στο περιεχόμενο της τέχνης.

    Το τριήμερο Φεστιβάλ θα περιλαμβάνει ποικιλία δράσεων, μεταξύ των οποίων και θέατρο, χορόδραμα, προβολές ντοκιμαντέρ, workshops αλλά και συζητήσεις για τη ζώσα κατάσταση της αναπηρίας.

    Η Κίνηση Χειραφέτησης ΑμεΑ: "Μηδενική Ανοχή", σε συνεργασία με την Κίνηση Καλλιτεχνών με Αναπηρία και το Ελεύθερο Αυτοδιαχειριζόμενο Θέατρο ΕΜΠΡΟΣ καλούν τους/τις ενδιαφερόμενους/ενδιαφερόμενες που επιθυμούν να συμμετάσχουν στο Φεστιβάλ να δηλώσουν συμμετοχή έως και τις 6 Ιουνίου 2014 (ημέρα Παρασκευή).
    Για πληροφορίες και εκδήλωση ενδιαφέροντος επικοινωνήστε με τον κ. Αντώνη Ρέλλα στο 6977202216 ή στείλτε email.



                    http://youtu.be/UG-KsKJb0es
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