Πέμπτη 24 Ιουλίου 2014

“IO HO DUE MAMME”: L’AMORE OLTRE LE BARRIERE DELL’IPOCRISIA

S
iete delle adulte egoiste, metterete al mondo un figlio infelice. Silvia e Fabiana erano state ammonite da familiari e conoscenti, quando comunicarono l’intenzione di avere un bambino. Tempi duri per essere madri, soprattutto se in casa le aspiranti mamme sono due. Silvia e Fabiana sono le genitrici di Sara, una bambina bellissima di quattro anni. La loro piccola è il frutto di un amore sbocciato oltre dieci anni fa. La legge italiana vieta alle coppie omosessuali di ricorrere alla fecondazione assistita, ma il sogno di formare una famiglia è a portata di aereo. Un desiderio costoso, in termini economici e psicologici.

Se le norme sulle adozioni fossero più flessibili, quante coppie gay opterebbero per questa possibilità? «Probabilmente Sara sarebbe arrivata comunque nel modo in cui l’abbiamo concepita, ma abbiamo tanta voglia di un altro figlio che sarebbe bellissimo adottare, se solo fosse possibile».
Lo scorso inverno è arrivata un’altra cicogna in terra sarda. Ha portato una bimba bionda con occhi blu, Mathilde.
Marcella e Michelle-Ange l’hanno sognata per quasi un anno
. Il volo verso Barcellona, cariche di speranze e dubbi. La stimolazione ormonale avrà funzionato? Riusciremo a diventare mamme? Stiamo facendo la cosa giusta? Mettere al mondo un figlio è da sempre un atto d’amore e di grande incoscienza. Nessuno di noi ha scelto dove nascere, con quali desideri e talenti. Nel bene e nel male è stata, per tutti, una questione di sorte. «Eravamo spaventate a nostra volta, volevamo questo figlio, ma ci siamo poste anche un sacco di interrogativi: crescerà bene? Accetterà la sua storia? Sarà felice? Noi oggi l’abbiamo fatta - prosegue Michelle-Ange - e speriamo che un domani viva bene questa condizione. Ad ogni modo, come ci siamo sempre dette, che sarebbe successo se nostra figlia avesse avuto la pelle di colore diverso rispetto agli altri, se fosse stata diversamente abile o semplicemente grassa? Senza dubbio sarebbe arrivato un momento in cui un compagno di scuola insensibile l’avrebbe presa in giro».
In un mondo dove la differenza è un disvalore è difficile vivere dadiversi. «È vero, la sua differenza è colpa nostra, perché l’abbiamo creata noi. Ne siamo consapevoli».

Tu quante mamme hai? Sara è pronta per mangiare il suo gelato alla fragola. È una bella giornata, fa caldo. Silvia racconta la loro storia. «Io e la mia compagna stiamo insieme da oltre dieci anni e volevamo tanto avere una bambina bella come Sara. Quindi siamo andate a Madrid, per prendere il semino che mamma Fabi ha scelto e ha messo nella mia pancia, abbiamo aspettato e aspettato e dopo nove mesi, anzi otto, è arrivata Sara: aveva tanta fretta di vedere il mondo». Silvia sorride alla sua bambina: gli occhi grandissimi e birichini spuntano dalla coppetta appoggiata sul tavolo. «Sara ha due mamme, conosce la sua storia, la racconta a tutti. Esistono tanti tipi di famiglia e lei lo sa»
Quando ha saputo di essere incinta, Silvia ha incontrato i suoi parenti più stretti per annunciare che presto sarebbe arrivato un bambino. «Tutti immaginavano che avessi finalmente trovato un uomo e che magari mi sarei sposata. Ma ho subito precisato che il bimbo non avrebbe avuto un padre, bensì un’altra madre: la mia compagna». Fino a quel momento non tutti sapevano della relazione con Fabiana. Sarebbe arrivata una bambina infelice, secondo alcuni pronostici, che avrebbe sofferto per la mancanza del papà. Tuttavia, non pochi studi (dal 1970 ad oggi sono stati eseguiti circa 1600 studi sul tema dell’omogenitorialità, ndr) dimostrano che i figli cresciuti in famiglie omogenitoriali hanno le stesse possibilità di sviluppo, e anzi molto spesso hanno una maggiore apertura mentale «non perché siano migliori, ma perché crescono in ambienti dove la diversità è un valore e ricevono più stimoli da questo punto di vista». È la qualità delle relazioni familiari a fare la differenza, indipendentemente dal sesso dei genitori.
mammegay bambino
Il percorso di Silvia e Fabiana non è stato sempre facile. «Chi ci accetta, comunque, ha spesso difficoltà a capire che siamo genitori allo stesso livello. La madre biologica, nelle coppie omosessuali, tende a essere considerato come l’unico vero genitore. Ma questo è un problema che hanno anche molti papà, spesso considerati genitori di serie b nelle famiglie tradizionali». L’omofobia e i pregiudizi interiorizzati vengono fuori non solo a parole, ma anche e soprattutto negli atteggiamenti quotidiani, nei piccoli gesti. «È inutile arrabbiarsi – prosegue Silvia – se la vera accettazione passa per i fatti, noi rispondiamo a nostra volta con i fatti».
Stanche del fatto che fosse sempre e solo Silvia ad essere interpellata quando Sara non mangiava o aveva il raffreddore, in quantovera mamma della piccola, «io e la mia compagna abbiamo deciso di reagire in questo modo: quando si rivolgono a me, risponde lei».
È difficile fare una stima precisa di quante siano in Sardegna le famiglie omogenitoriali. Solo quattro sono iscritte all’Associazione Famiglie Arcobaleno, compresa una coppia di aspiranti papà. Ma Silvia assicura di conoscerne almeno altre sette, che, semplicemente, fanno finta di essere genitori single. 

Di rientro dalla Spagna con la piccola Sara, Silvia ha dovuto compilare i moduli dell’ufficio anagrafe nei quali si richiedevano anche informazioni sul padre della bimba. «Mi sono rifiutata di raccontare falsità: dichiarare che il padre di Sara era morto o che io fossi una madre single. La verità è che noi siamo una coppia omosessuale. Quindi ho lasciato in bianco la parte del modulo che secondo l’impiegata avrei dovuto obbligatoriamente compilare con menzogne».
Silvia è la madre biologica di Sara. Di comune accordo con la sua compagna è stato deciso che lei avrebbe portato avanti la gravidanza, dal momento che aveva desiderio di vivere l’esperienza della maternità. In genere si opta per la più anziana della coppia, e da lì si procede alternandosi, nel caso in cui entrambe vogliano vivere la gestazione. Capita quindi che all’interno dello stesso nucleo omogenitoriale i bimbi abbiano cognomi diversi, pur essendo tra loro fratelli. Silvia e Fabiana hanno fatto ricorso ad una semplice inseminazione artificiale - andata a buon fine al secondo tentativo - con donatore anonimo, come la legge spagnola impone. In altri Paesi è possibile conoscere l’identità del donatore, lasciando quindi aperta la possibilità che il bambino vada alla ricerca di quel padre, una volta raggiunta la maggiore età. «Avremmo comunque scelto un donatore anonimo – precisa Silvia – per noi quello non è certamente un padre, per quanto il semino sia molto presente nelle nostre discussioni. Ci scherziamo sopra, perché esiste. Capita di dire a Sara: ‘Forse gli occhi li hai presi dal semino’, ma è solo un gioco».
Non è una questione di genere. Non ci sono cose da maschi e da femmine, ma cose che piacciono e cose che non piacciono, questa è la prima regola che Sara ha imparato. «Giochiamo sull’interscambiabilità dei generi – racconta Silvia – cercando di insegnare a nostra figlia che alcuni schemi culturali non hanno ragione di esistere». Lo scorso inverno la piccola è andata a scuola, qualche volta, indossando un grembiulino celeste. «Lei lo avrebbe voluto celeste dall’inizio, ma le abbiamo spiegato che gli adulti a volte si inventano delle regole sciocche, quindi le femmine devono usare il grembiule rosa. Ad ogni modo lo abbiamo comprato, dicendole che quando se la sarebbe sentita avrebbe potuto metterlo, sapendo però che rischiava di essere presa in giro. Quindi si è convinta che fosse meglio quello rosa, finché un giorno ha detto di essere pronta per indossarlo celeste. I compagnetti dell’asilo le hanno detto che sembrava un maschio e lei ha risposto che ci sono cose che piacciono e non piacciono e alcuni bambini si sono accontentati di questo».
omogenitorialita LIBRI
Quando Sara ha cominciato ad andare a scuola, prima al nido e poi alla materna, mamma Fabi e mamma Silvia hanno regalato alle maestre alcuni libri che spiegano la famiglia, nelle sue molteplici declinazioni, ai bambini. La casa editrice Lo stampatello nasce con questo obiettivo, per volere di due socie dell’Associazione Famiglie Arcobaleno. Quello che dal di fuori non si coglie, sembra sostenere Silvia, è che, in famiglia, l’amore e i ruoli non sono mai una questione di genere. «Come in ogni buona famiglia, per quanto riguarda le questioni pratiche come accompagnarla a scuola, preparare da mangiare e simili, siamo abbastanza interscambiabili. Ma poi ci sono cose che Sara fa solo con me e cose che fa solo con Fabi. Con me legge, con Fabi cura il giardino e si occupa del cane. Fabi è la più trasgressiva, quella che le fa mangiare le patatine e la vizia. Io, invece, sono quella bacchettona che la rimprovera».
La società sta cambiando, ma non tutti sono tolleranti. «La tristezza di manifestazioni come la protesta delle sentinelle in piedi (che recentemente hanno manifestato contro le unioni omosessuali, ndr) mi ricordano che esiste una minoranza, comunque radicata, di persone che osteggiano profondamente le nostre scelte. Ma io sono assolutamente convinta del fatto che basterebbero ventiquattro ore con le sentinelle per mostrare loro com’è la nostra bambina e come viviamo. Chi ci conosce ci accetta». Il limite di ogni desiderio, per una coppia gay, sono i soldi.Legittimare una situazione di fatto, richiede pazienza, tempo e tanto denaro. L’amore e la famiglia sono veri e proprie investimenti, molto più onerosi che per una qualunque coppia eterosessuale.
Silvia e Fabiana vorrebbero sposarsi «e sicuramente lo faremo», ma temporeggiano perché anche il matrimonio, rigorosamente all’estero, sarebbe una spesa consistente. «Siamo andate dal notaio, abbiamo pagato un sacco di soldi per tutelarci tramite scritture private eppure non abbiamo la certezza che se mai dovesse succedere qualcosa a me, che sono la madre biologica della bambina, la mia compagna potrebbe comunque occuparsi di lei». Per la legge italiana Silvia è l’unica mamma di Sara, Fabiana non esiste. «E lei si troverebbe orfana due volte. Noi abbiamo cercato di tutelarci: abbiamo scritto il nostro progetto di convivenza e di omogenitorialità dal notaio, nel quale diciamo che Sara è qua anche grazie al fatto che ci sono due mamme. Senza Fabiana non l’avrei fatta. Abbiamo scelto in due e anche economicamente abbiamo contribuito in due. La tutela legale della bambina era la nostra unica preoccupazione, quella che ci ha fatto aspettare anni prima di decidere di averla, e lo è anche adesso».

Omogenitorialita MICHELLE E MARCELLA
Mamma e maman. Marcella e Michelle-Ange sono state, prima che compagne, colleghe di lavoro e amiche. Si conoscono da dieci anni, quando Michelle è stata trasferita per lavoro in Sardegna. La loro relazione sentimentale è iniziata circa tre anni fa. Michelle ha 39 anni, Marcella 46. «Il nostro è un rapporto maturo, non è una storia da ragazzine», puntualizzano. L’idea di avere un figlio è venuta a Michelle. «Non avevo mai avuto il desiderio di diventare madre, pur avendo sempre avuto storie omosessuali, di cui una lunghissima. Con Marcella si». Le condizioni erano ben chiare: doveva essere un bambino fatto in due, «anche se siamo due donne».
«Ci siamo rivolte a un ginecologo che si occupa, a Cagliari, di fecondazione assistita, pur sapendo che in Italia non sarebbe stato possibile, nel nostro caso, avere un bambino», raccontano. «Abbiamo poi preso contatti con una clinica spagnola». Marcella ha portato avanti la gravidanza, ma Michelle è geneticamente la madre di Mathilde, in quanto donatrice dell’ovulo. «Inizialmente non sapevamo se tecnicamente sarebbe stato fattibile – ricorda Michelle – quando abbiamo avuto la conferma, l’unica raccomandazione del medico è stata quella di affrettarci. Essendo io abbastanza grande di età, era necessario stringere i tempi». Inizia la stimolazione ormonale. «Le iniezioni le ho fatte da sola, ho dovuto imparare. Non ho nemmeno smesso di lavorare durante la stimolazione. Viaggio tanto per lavoro, quindi è capitato spesso di dover fare le punture in aereo, per rispettare gli orari stabiliti», spiega Michelle. «Qua a Cagliari, poi, abbiamo fatto un controllo ecografico, prima della partenza, per capire se la stimolazione avesse funzionato». «Non abbiamo fatto niente di illegale – prosegue Marcella – anche se a noi sembrava di farla un po’ sporca. In alcuni momenti ci siamo sentite, forse esagerando, quasi delle ladre». Di certo Marcella e Michelle volevano tanto questa bambina. Se il transfer non avesse funzionato avrebbero tentato ancora. Più volte, assicura Michelle.
Fare un figlio per una coppia gay, anche se per le donne costa molto meno, è un investimento. Senza nessuna garanzia. Tuttavia, non solo le coppie omosessuali, ma anche quelle etero, spesso preferiscono recarsi all’estero per la fecondazione assistita. Meno restrizioni, meno burocrazia e tempi meno lunghi generano senza dubbio meno stress e la percentuale di trattamenti andati a buon fine è decisamente più alta rispetto al nostro Paese. La maternità desiderata da una coppia di donne costa almeno tremila euro a tentativo per una semplice inseminazione artificiale. Circa 1500 euro, come tariffa base, ai quali si aggiungono i costosi medicinali, la permanenza in Spagna, i viaggi e le visite. Per unaFivet (fecondazione in vitro) si sale a cinquemila euro. E gli spagnoli ridono. «Noi lo abbiamo sempre detto: ‘Se ne faranno di risate gli spagnoli’. Loro fanno i soldi e noi?». 

Il modo in cui Marcella e Michelle hanno concepito la loro bambina è vietato in Italia. «Marcella è italiana, io pure ho preso anche la cittadinanza italiana, pago le tasse qua, vivo qua: sono parte integrante di questo Paese. Lo Stato mi vietava di fare mia figlia, io sono andata all’estero e l’ho fatto lo stesso, l’ho portata qua e la crescerò qua. Cosa farò poi? Andrò all’estero, mi sposerò, la adotterò e poi sarà mia figlia a tutti gli effetti. È più lungo, più complicato, più oneroso, ma se vuoi, lo fai comunque».
I limiti della natura, i limiti della legge. Le coppie gay sono più solide, si lasciano meno di quelle etero. Il desiderio dei figli è un banco di prova, la famiglia una conquista. Il figlio di una coppia omosessuale non potrà mai essere un bambino nato per caso. È ricercato, desiderato, giunto con fatica. Ma se è vero che la possibilità di procreare per natura non rende bravi genitori, siamo davvero certi che i figli abbiano essenzialmente bisogno di una mamma e di un papà? Sulla necessità della famiglia tradizionale ci sarebbe da discutere, soprattutto per quanto riguarda l’apporto educativo della figura maschile. Generazioni e generazioni hanno avuto come riferimento padri che, nella pratica, erano solo poco più che un cognome. La storia racconta di gruppi di donne che allevavano in comune i figli che la guerra aveva reso orfani, gli sciagurati eredi della povertà che di padri non hanno mai sentito parlare. Nell’immaginario collettivo, forse, un’omogenitorialità al femminile risulta più accettabile anche per questo. «Possiamo testimoniare che i papà che abbiamo conosciuto sono perfettamente in grado di badare ai loro bimbi, sono dei mammi esemplari. I pregiudizi li avevamo anche noi e, in un certo senso, eravamo un po’ incuriosite dall’idea dell’omogenitorialità al maschile. Ma ci siamo ricredute dopo averli visti all’opera».

Michelle, come Marcella, è cresciuta in una famiglia tradizionale «e inizialmente pensavo che la bambina non avrebbe potuto chiamare entrambe mamma, pensavo che la mamma dovesse essere una e che sapere di averne due potesse creare problemi a Mathilde. In realtà, dai vari colloqui con gli psicologi, ho capito che non è affatto una questione di genere. Si può pensare che nella coppia di uomini manchi la dolcezza, mentre in quelle di donne manchi la figura autoritaria a dettare le regole. Posto che anche nelle coppie etero non è detto che questo accada, è comunque una questione di figure e atteggiamenti: una delle due parti deve rappresentare la dolcezza, ruolo che nel nostro caso è affidato a Marcella, l’altra la rigidità, il sacrificio, l’autorità, ruolo che nella nostra coppia spetta a me. I valori non hanno niente a che fare con l’essere uomo o donna».
Ora Michelle sa di poter sfruttare il vantaggio linguistico che esiste all’interno della sua famiglia: quando Mathilde chiamerà mamma si volterà Marcella, quando chiamerà maman sapranno entrambe che l’interessata sarà Michelle.
omogenitorialita Manifestation.JPG
Marcella e Michelle raccontano una città tollerante e matura, dove la parola d’ordine sembra essere ‘accettazione’. Durante la gravidanza, al consultorio, al nido: per le due donne non ci sono mai stati problemi. “Facciamo una vita normale, bella nella sua banalità. Nel quotidiano si parla di pannolini e malanni, come fanno tutte le mamme”. Secondo Michelle, l’Italia è pronta per un passo avanti di civiltà. “Non abbiamo avuto nessuna difficoltà né a lavoro, né nelle strutture pubbliche. La mamma di Marcella ha 70 anni: né lei, né le sue amiche hanno discusso la nostra scelta. Magari non la condividono, però davanti alla felicità non criticano”. E allora cosa manca per legittimare la situazione? “Fare una legge è più irreversibile, almeno nel medio termine, si ufficializza qualcosa che esiste certo, ma non è permesso. Io credo che un grosso freno per l’Italia sia il Vaticano”. Mathilde, tuttavia, è stata battezzata. Le due mamme hanno raccontato la loro storia e il sacerdote non si è opposto. “C’è stato un po’ di imbarazzo, non lo nascondo. Ci siamo rapportate ad una persona che non poteva approvare, ma almeno non ci ha sbattuto la porta in faccia. Ha detto semplicemente che lui non poteva giudicarci. Anche ammettendo che personalmente non fosse più di tanto contrario, comunque non avrebbe potuto dirlo, in quanto rappresentante della Chiesa”.

Famiglia di fatto, ovvero, famiglia. “Nessuno può vietarci di avere figli e noi lo facciamo. Ma per la legge italiana Michelle è un’estranea, nonostante geneticamente sia la madre di nostra figlia”. La grande di paura di Marcella è la mancanza di tutele legali per la sua bambina. Nella speranza che anche l’Italia faccia la scelta coraggiosa di riconoscere le tante situazioni di omogenitorialità di fatto (secondo l’Istat sarebbero 529 le coppie gay con figli a carico, ma il dato sembrerebbe sottostimato. L’indagine Modi.di. (2005), finanziata dall’Istituto Superiore di Sanità, afferma che sarebbero centomila i minori che vivono con almeno un genitore omosessuale) e che per Mathilde maman non sia solo una parola affettuosa, Marcella e Michelle sono pronte a raccontarle tutta questa bella storia. “Marcella ha un figlio di dieci anni, avuto da un precedente matrimonio etero. Gli abbiamo detto tutta la verità e l’ha sempre vissuta con naturalezza. A lui non sembra una cosa molto strana questa storia. Sicuramente è protetto dall’ingenuità di essere un bambino, non ancora in età critica. I bambini hanno una mentalità molto aperta che, purtroppo, gli schemi culturali chiudono troppo velocemente”.

http://www.ladonnasarda.it/index.php?option=com_k2&view=item&id=561:io-ho-due-mamme-l-amore-oltre-le-barriere-dell-ipocrisia&Itemid=720

Τρίτη 22 Ιουλίου 2014

Νέα προσφυγή 162 ομοφυλόφιλων ζευγαριών κατά της Ελλάδας









στις .
eddaΕκατόν εξήντα δύο ζευγάρια ομοφυλόφιλων αντρών και γυναικών προσφεύγουν για δεύτερη φορά εναντίον της Ελλάδας, αναζητώντας το δίκιο τους στο Ευρωπαϊκό Δικαστήριο για τα Δικαιώματα του Ανθρώπου. Η πρώτη προσφυγή είχε γίνει από τέσσερα ζευγάρια, τα οποία δικαιώθηκαν στις 7 Νοεμβρίου 2013. Ωστόσο η ελληνική κυβέρνηση αρνείται να εφαρμόσει την απόφαση!
Αυτή τη φορά την προσφυγή υπογράφει το Ελληνικό Παρατηρητήριο των Συμφωνιών του Ελσίνκι (ΕΠΣΕ), το οποίο συγκέντρωσε τα 162 ζευγάρια με τη σημαντική συμβολή του σωματείου Σύνθεση, με το οποίο εξάλλου είχαν καταθέσει τις δύο χωριστές προσφυγές με τέσσερα ζευγάρια την τελευταία φορά.
Στις 21 Ιουλίου 2014, το ΕΠΣΕ ταχυδρόμησε στο Ευρωπαϊκό Δικαστήριο Δικαιωμάτων του Ανθρώπου (ΕΔΔΑ) την προσφυγή Ελίζας Μπαρμαξίζογλου-Γκορόγια και λοιπών κατά της Ελλάδας 162 ομόφυλων ζευγαριών (166 γυναικών, 157 ανδρών και ενός διεμφυλικού άτομου), για το συνεχιζόμενο αποκλεισμό τους από το σύμφωνο συμβίωσης, παρά την καταδίκη της χώρας από το ΕΔΔΑ στις 7 Νοεμβρίου 2013.
Τα 162 ζευγάρια κατηγορούν την ελληνική πολιτεία για παραβίαση του δικαιώματος στην ιδιωτική-οικογενειακή ζωή, για διακρίσεις, αλλά και για το ότι δεν συμμορφώθηκε με την προηγούμενη καταδικαστική απόφαση.
Η άρνηση της κυβέρνησης να καταργήσει σε εύλογο χρονικό διάστημα τον αποκλεισμό των ομόφυλων ζευγαριών από το Σύμφωνο Συμβίωσης, επικαλούμενη επιχειρήματα που έρχονται σε αντίθεση με όσα ισχυριζόταν μέχρι πρότινος η ίδια, οδήγησε σε δεύτερη προσφυγή ομόφυλων ζευγαριών στο Ευρωπαϊκό Δικαστήριο για τα Δικαιώματα του Ανθρώπου, αυτή τη φορά ιδιαιτέρως μαζική.

Η προσφυγή (Μπαρμπαξίζογλου-Γκορόγια και λοιπών κατά της Ελλάδας) υπογράφεται από 162 ομόφυλα ζευγάρια (166 γυναίκες, 157 άντρες και ένα τρανς άτομο). Ζητούν να αποζημιωθούν και να καταδικαστεί η Ελλάδα όχι μόνο για παραβίαση του δικαιώματος στην ιδιωτική και οικογενειακή ζωή (άρθρο 8 της Ευρωπαϊκής Σύμβασης για τα Δικαιώματα του Ανθρώπου) και για διακρίσεις (άρθρο 14), λόγοι για τους οποίους είχε καταδικαστεί η Ελλάδα από την ευρεία σύνθεση του Δικαστηρίου τον Νοέμβριο, αλλά και για τη μη συμμόρφωση της Ελλάδας με την προηγούμενη απόφαση.
Η πρώτη προσφεύγουσα Ελίζα Μπαρμαξίζογλου-Γκορόγια (εκπρόσωπος του ΕΠΣΕ και των PoustiRiot) δήλωσε: «Κάποιοι θα γιορτάσουν αυτές τις ημέρες τα 40 χρόνια της μεταπολίτευσης και της αποκατάστασης για αυτούς της δημοκρατίας. Αυτοί ανήκουν αποκλειστικά στην πλειονότητα των λευκών, ετερόφυλων, ελληνόφωνων, ορθόδοξων χριστιανών, εθνοτικά Ελλήνων. Όλες και όλοι εμείς οι διαφορετικές και διαφορετικοί στο σεξουαλικό προσανατολισμό, στην ταυτότητα φύλου, στη μητρική γλώσσα, στις θρησκευτικές πεποιθήσεις (ή στην απουσία τους), στην εθνοτική ταυτότητα και στην ιθαγένεια περιμένουμε ακόμα τη μεταπολίτευση που θα οδηγήσει σε μια δημοκρατία χωρίς διακρίσεις. Μέχρι τότε θα διεκδικούμε την ισονομία με κάθε τρόπο και θα καταφεύγουμε στο ΕΔΔΑ και στους διεθνείς οργανισμούς ζητώντας και πετυχαίνοντας την καταδίκη της Ελλάδας, που σίγουρα έχει τη χειρότερη επίδοση μεταξύ των θεωρούμενων ως παραδοσιακών δημοκρατιών σε καταδίκες για παραβιάσεις των δικαιωμάτων των μειονοτήτων.

Δεν υπάρχει δημοκρατία αλλά θεσμοποιημένη ομοερωτοφοβία σε μια χώρα που, π.χ., τιμωρεί τα φιλιά ομόφυλων ζευγαριών και ανέχεται την ομοερωτοφοβία στην τηλεόραση. Δεν είναι κράτος δικαίου αυτό που δίνει εντολή στις νομικές συμβούλους του να περιφρονούν την απόφαση του ΕΔΔΑ για το σύμφωνο συμβίωσης και να εμπαίζουν το Συμβούλιο της Ευρώπης αρνούμενο τη συμμόρφωσή του. Οποιοσδήποτε συνδυασμός φύλων συναινούντων ενηλίκων πρέπει να έχει δικαίωμα στη συμβίωση, στην οικογενειακή ζωή και στην παιδοθεσία, έχει δικαίωμα να απαιτεί να αναγνωρίζονται και να προστατεύονται από το κράτος. Όσο η έμφυλη κανονικότητα επιχειρεί να μας οριοθετήσει, εμείς θα σπάμε σε κάθε κατεύθυνση. Όσο η Ελλάδα θεωρεί τους/τις συντρόφους και τα παιδιά μας αόρατα, εμείς θα αντικαθιστούμε τις λευκές σημαίες με πολύχρωμες. Δεν κρυβόμαστε. Δεν σιωπάμε. Δεν απολογούμαστε.»

http://www.10percent.gr/epikairotita/eidiseis/3411---162-----.html



As an act of solidarity to the Greek LGBTQ struggle for equality, and starting from Wednesday, 23/7, we all, regardless of our sexual orientation, change our relationship status on facebook to "married with" a person of the same sex as ours.
162 Greek same-sex couples are currently asking the European Court of Human Rights to condemn for the second time the continued discriminatory policies that they are facing regarding civil partnerships, and, therefore, family life in general.
Let's stand on the right side of history. LGBT rights are HUMAN rights!





Δευτέρα 21 Ιουλίου 2014

Οι λέξεις έχουν δύναμη. Μπορούν να πληγώσουν, να εμπνεύσουν, να πωρώσουν, να πολιτικοποιήσουν, να αναπαράγουν (ή να διακόψουν) μια σεξιστική, τρανσφοβική και ομοφοβική πραγματικότητα.

Κείμενο της Λεσβιακής Ομάδας Αθήνας που διαβάστηκε στην εκδήλωση/συζήτηση του Χιπχοπ Καφενέ στις 17 Ιουλίου 2014: "Σεξισμός και Ομοφοβία στο ελληνικό Hip Hop"


                                               

Eίμαστε σήμερα εδώ, κάποιες γυναίκες από τη Λεσβιακή Ομάδα Αθήνας μετά από πρόσκληση του χιπχοπ καφενέ που στεγάζεται στην εργατική λέσχη Περιστερίου, και με αφορμή και τα γεγονότα που έλαβαν χώρα στο 18ο αντιρατσιστικό φεστιβάλ. Στα πλαίσια του Φεστιβάλ φέτος συμμετείχαν και χιπχοπ καλλιτέχνες, μεταξύ των  οποίων ο 12ος πίθηκος. To Σάββατο το βράδυ, λίγες ώρες πριν την εμφάνιση του συγκεκριμένου καλλιτέχνη, μια ομάδα ατόμων του φεμινιστικού και ΛΟΑΤΚ κινήματος διαμαρτυρήθηκαν στην επιτροπή του φεστιβάλ, σε μια άκαρπη προσπάθεια να αποφευχθεί η αναπαραγωγή σεξιστικού, μισογυνικού και ομοφοβικού λόγου, σε ένα φεστιβάλ που μάχεται για αντιφασισμό και αντιρατσισμό. 


    
Παραγκωνίζοντας συνειδητά τη λύπη και το θυμό μας, που εκφράστηκε ποικιλοτρόπως απέναντι στο φεστιβάλ για αυτή την επιλογή, είμαστε εδώ απόψε μιας και θεωρούμε  σημαντικό το διάλογο και τη ζύμωση ανάμεσα σ’ εμάς, μια φεμινιστική λεσβιακή ομάδα και τ@ς ίδι@ς τ@ς χιπχοπ καλλιτέχν@ς, σε μια προσπάθεια να ανοίξει ένας δίαυλος επικοινωνίας μεταξύ φεμινιστικού λόγου και χιπχοπ.
Eάν η ιδεολογική βάση του χιπχοπ είναι οι ελευθεριακές ιδέες και αποτελεί, όπως πολλ@ καλλιτέχν@ς ισχυρίζονται, μια ξεκάθαρα πολιτική κουλτούρα με αντεθνικιστική και αντιφασιστική κατεύθυνση που μάχεται κάθε μορφή εξουσίας (γιατί εμείς για αυτό το χιπχοπ θέλουμε να μιλήσουμε), της εξουσίας που οικοδομείται γύρω από την κοινωνική τάξη, το χρώμα του δέρματος, τη μετανάστευση κτλ, μας εξοργίζει το γεγονός ότι το φύλο και η σεξουαλικότητα δεν εντάσσονται σε αυτό. Μας εξοργίζει ακόμη περισσότερο να βλέπουμε στα πλασία της χιπχοπ κουλτούρας να προβάλλεται ο σεξιστικός, μισογυνικός και ομοφοβικός λόγος ως το κατεξοχήν μέσο αμφισβήτησης άλλων μορφών εξουσίας και υποτίμησης τ@ αντιπάλου.


Οι κοινωνίες μέσα στις οποίες έχουμε μεγαλώσει όλ@ είναι βαθιά πατριαρχικές. «Η πατριαρχία είναι το κοινωνικό σύστημα στο οποίο οι άντρες είναι η αρχή, το κύρος, η εξουσία και το επίκεντρο. Είναι η άνιση κατανομή ισχύος και η άνιση σχέση μεταξύ αντρών και γυναικών, με τις γυναίκες να καταπιέζονται συστημικά και ουσιαστικά» (Καμένα Σουτιέν.) Αλλά δεν είναι μόνο οι γυναίκες που καταπιέζονται από την πατριαρχία. Συστηματικά οι άντρες διδάσκονται ότι η αρρενωπότητά τους κινδυνεύει εάν αποκλίνουν έστω και λίγο από τα στερεότυπα που η πατριαρχική κοινωνία προτάσσει ως μη αντρικά. Και παρότι το χιπχοπ θεωρείται ένα είδος μουσικής με έντονη ταξική συνείδηση και στίχους που εναντιώνονται σε σημαντικές κοινωνικές καταπιέσεις, δυστυχώς έχει συνδεθεί αναμφισβήτητα με ορισμένες εκφράσεις στρέητ αρρενωπότητας, τόσο σκληρής και επιθετικής, η οποία καταπιέζει όχι μόνο τις γυναίκες cis και τρανς, αλλά και τους μη μάτσο άντρες, τους θηλυπρεπείς άντρες, τους πούστηδες, και  όλ@ όσ@ δε συμμορφώνονται στις επιταγές της. 
Είπαμε προηγουμένως ότι είμαστε εδώ απόψε σε μια προσπάθεια να ανοίξει ένας δίαυλος επικοινωνίας μεταξύ φεμινιστικού λόγου και χιπχοπ. Είμαστε επίσης εδώ, γιατί οι δρόμοι μας όλο και πιο συχνά τον τελευταίο καιρό συναντιούνται. Στο αντιρατσιστικό φεστιβάλ, στις αντιρατσιστικές πορείες, σε φεστιβάλ σεξουαλικότητας, στις πορείες στο Κερατσίνι μετά τη δολοφονία του Παύλου Φύσσα, αντιστεκόμαστε και μαχόμαστε κι εμείς, όπως και πολλοί πλέον μουσικοί της χιπχοπ σκηνής, ενάντια στο φασισμό. Δε θα αδιαφορήσουμε και δε θα θεωρήσουμε συμμάχους μας στην μάχη κατά του φασισμού και του ρατσισμού, ανθρώπους, ομάδες και μουσικά σχήματα που έχουν ως βασική μέθοδο το να μειώνουν τους κοινούς μας αντιπάλους χρησιμοποιώντας την τακτική της θηλυκοποίησης του Άλλου, μια τακτική που έχει βαθιά τις ρίζες της σε μισογυνικές, σεξιστικές και ομοφοβικές βάσεις.


Με άλλα λόγια, αντιδρούμε όταν στους κοινούς μας χώρους συνάντησης, αλλά και όχι μόνο, τραγουδάει ένας ράπερ, του οποίου οι στίχοι προτρέπουν από τη μία:

  «ξεφτιλίστε τον ρουφιάνο, φόλα σ’ όποιον φόλιασε του γείτονα τον σκύλο» και από την άλλη λέει «κι αφού ξέχασες ποιος είσαι σε βάζω στις αδερφές, κι είναι πολλές», «κάντους να σε βλέπουν σαν θηλυκό όχι σαν μουνί». Ή όταν ακούμε στίχους που λένε πόσο «γαμάτε τους κώλους του αντίπαλου crew» ή «πόσο για τον πούτσο είναι οι γκόμενες σας/τους». Ξεφτιλίζουν την ιστορικο-πολιτισμική θέση της γυναίκας –ως κατώτερης κοινωνικά- και τις λεσβιακές και τρανς μας ταυτότητες εντός των οποίων η παθητικότητα δεν συνιστά κατωτερότητα ή τιμωρητική πρακτική.

Οι λέξεις φέρουν νοήματα, που αποτυπώνουν μια πραγματικότητα και εμείς θέλουμε ν’ αλλάξουμε αυτή την πραγματικότητα, άρα και τις λέξεις της. Οι λέξεις έχουν δύναμη. Μπορούν να πληγώσουν, να εμπνεύσουν, να πωρώσουν, να πολιτικοποιήσουν, να αναπαράγουν (ή να διακόψουν) μια σεξιστική και ομοφοβική πραγματικότητα. Η οικειοποίηση μιας λέξης όπως για παράδειγμα «είμαι νταλίκα, τράβελο, αδερφή, τσουλάκι» πρέπει να ξεκινά στο πλαίσιο του αυτοπροσδιορισμού κάποι@ και από κει και μόνο εκεί να αρχίζει να διαφοροποιείται η κοινωνική της χρήση. Με λίγα λόγια το ποι@ χρησιμοποιεί μια λέξη και από ποια θέση μιλάει πρέπει να μας προβληματίζει διαρκώς.   
Ο ρατσισμός, σήμερα στον τόπο αυτό έχει πολλές μορφές, ο φασισμός απειλεί τα σχολεία, τις γειτονιές, κυνηγάει τ@ς μετανάστ@ς, τ@ς αναρχικ@, τ@ς αριστερ@ς, τ@ς αντιφασίστ@ς, αλλά και τους πούστηδες, τα τρανς άτομα, τις λεσβίες, πολλ@ εκ των οποίων είναι και μετανάστ@ς, και αριστερ@ς και ανάρχικ@ς και αντιφασίστ@ς. Μέσα από την αντίστασή μας όμως απέναντι στο φασισμό, αλλά και ξέχωρα από αυτήν, για εμάς εδώ προκύπτει και ένα άλλο, καθόλου δευτερεύον ανθρώπινο ερώτημα: Πώς θα δώσουμε τη δυνατότητα στους ανθρώπους να ζήσουν με ένα φύλο χωρίς εξαναγκασμούς; Χωρίς την απαίτηση να ανταποκρίνονται στην αντίληψη που έχει κάποιος άλλος, [το σχολείο, η οικογένεια, η κοινωνία, ο γείτονας, @ αγαπημέν@ μας ράπερ] για το τι καθορίζει αυτό το φύλο; (Τζούντιθ Μπάτλερ)



Σας καλούμε, λοιπόν, να θέσετε κι εσείς στους εαυτούς σας και τις εαυτές σας το ίδιο ερώτημα, να επανεξετάσετε το μισογυνισμό, το σεξισμό και την ομοφοβία της χιπχοπ, όπως προσπαθούμε να κάνουμε και εμείς με το δικό μας, και να πάρετε θέση κατά της ομοφοβίας, του σεξισμού και της τρανσφοβίας.
17/07/2014, Λεσβιακή Ομάδα Αθήνας
Εργατική Λέσχη Περιστερίου


Επεξηγήσεις:
- Για το @: Η χρήση του συμβόλου ‘@’ γίνεται στις γλώσσες που έχουν έμφυλες
εκφράσεις (Ελληνικά, Ισπανικά κ.ο.κ.). Προκειμένου να χρησιμοποιούμε γλώσσα
χωρίς αποκλεισμούς ή αυθαίρετα συμπεράσματα, πολλές φορές το σύμβολο ‘@’
αντικαθιστά το σημείο εκείνο της λέξης που δίνει την έμφυλη χροιά.
Cis / Trans & Trans*: Λατινικοί όροι. Το cis σημαίνει “από την ίδια μεριά” ενώ το trans σημαίνει “από την άλλη μεριά”. Χρησιμοποιείται με την ίδια λογική του hetero- / homo-.  Η χρήση του trans* με τον αστερίσκο γίνεται για να εννοηθούν όλοι οι σχετικοί όροι που χρησιμοποιούνται από την τρανς κοινότητα (transgendertranssexual κ.ο.κ.).


(Ράπ)ισμα στην ομοφοβία

Στην ταράτσα της Εργατικής Λέσχης Περιστερίου φαν του χιπ χοπ και εκπρόσωποι οργανώσεων ΛΟΑΤΚ αναζήτησαν έναν άλλο τρόπο στο ραπάρισμα, με ρίμες που δεν προσβάλλουν τον διαφορετικό και εναντιώνονται στον ρατσισμό και την τρανσοφοβία.
       Της Αφροδίτης Τζιαντζή

Πέμπτη βράδυ και η ταράτσα της Εργατικής Λέσχης Περιστερίου στη λεωφόρο Θηβών ήταν γεμάτη. Περισσότερα από 100 άτομα συμμετείχαν στη συζήτηση του χιπ χοπ καφενέ με θέμα την ομοφοβία και τον σεξισμό στο ελληνικό χιπ χοπ, ενώ αρκετοί ήρθαν μετά το τέλος της πορείας για την Παλαιστίνη. Πολλοί ΜCs (όπως αποκαλούνται όσοι ραπάρουν με ρίμες), ακροατές και ακροάτριες του χιπ χοπ, άτομα και ομάδες από ΛΟΑΤΚ κινήματα (Λεσβίες – Ομοφυλόφιλοι – Αμφισεξουαλικοί – Τρανς – Κουίρ), αριστεροί και αριστερές, κόσμος της γειτονιάς που μέσα από τη λέσχη συμμετέχει σε αντιφασιστικές, κοινωνικές και αλληλέγγυες δράσεις.

Επιτροπές λογοκρισίας

«Το ότι μέσα στο κατακαλόκαιρο συναντιόμαστε τόσοι άνθρωποι και συζητάμε, δείχνει πολλά» ξεκίνησαν οι διοργανωτές, με την παραδοχή ότι δεν είναι ειδικοί ούτε θέλουν να φτιάξουν μια επιτροπή λογοκρισίας. «Αυτό που μας ενδιαφέρει ως χιπ χοπ καφενές είναι να βάλουμε ένα λιθαράκι στην προσπάθεια σύνδεσης της ελληνικής χιπ χοπ κοινότητας με τα κινήματα που ξεσπούν στις γειτονιές μας» εξήγησαν, θέτοντας ερωτήματα που πηγαίνουν πέρα από το ποιος ράπερ είπε τι.

Ενα από αυτά είναι το πώς γίνεται κάποιος να θεωρείται αντιφασίστας και σκεπτόμενος MC, εκπρόσωπος του λεγόμενου «συνειδητού ραπ» (σε αντίστιξη με το εμπορικό ραπ των κυριλέ σκυλάδικων) και ταυτόχρονα να αναπαράγει μισογυνικά και ομοφοβικά κλισέ με το άλλοθι ότι «έτσι είναι η κουλτούρα του χιπ χοπ, τι να κάνουμε;» Ενα άλλο ερώτημα είναι το πώς θα γίνει το χιπ χοπ που σκέφτεται διαφορετικά να σταθεί στο πλευρό μαχόμενων κινημάτων ενάντια στη φυσική βία και τις διακρίσεις που δέχονται γυναίκες και ΛΟΑΤΚ άτομα.

Πρώτος πήρε τον λόγο ο ράπερ Τiny Jackal ή αλλιώς Θανάσης Περράκης, φίλος του Παύλου Φύσσα και πρωτεργάτης της ομάδας «Δεν ξεχνάμε», που δημιουργήθηκε στη μνήμη του αντιφασίστα ράπερ τον οποίο δολοφόνησαν οι νεοναζί.«Το μεγαλύτερο πρόβλημα είναι η έλλειψη παιδείας» παραδέχτηκε, εξηγώντας ότι η χρήση υποτιμητικών χαρακτηρισμών εγγράφεται στη λογική τού «battle» – της λεκτικής αντιπαράθεσης μεταξύ MCs. «Το ότι οι λέξεις πληγώνουν και προσβάλλουν είναι κάτι που οι ράπερ πολλές φορές καταλαβαίνουν εκ των υστέρων» είπε με απολογητική και συμφιλιωτική διάθεση ο Tiny Jackal, αναγνωρίζοντας ότι «έτσι έμαθα, έτσι κάνω, μακάρι να υπήρχε άλλος τρόπος».

Η δύναμη των λέξεων

Αυτόν τον «άλλο τρόπο» επιχείρησαν να αναδείξουν δεκάδες ομιλήτριες και ομιλητές σε μια συζήτηση που διήρκεσε σχεδόν τρεις ώρες και που, πέρα από τις παραφωνίες και εντάσεις, είχε εξαιρετικό ενδιαφέρον. «Οι λέξεις φέρουν νοήματα που εκφράζουν μια πραγματικότητα και εμείς θέλουμε ν’ αλλάξουμε αυτή την πραγματικότητα, άρα και τις λέξεις της. Οι λέξεις έχουν δύναμη. Μπορούν να πληγώσουν, να εμπνεύσουν, να πωρώσουν, να πολιτικοποιήσουν, να αναπαράγουν (ή να διακόψουν) μια σεξιστική και ομοφοβική πραγματικότητα» ειπώθηκε μεταξύ άλλων στην παρέμβαση της Λεσβιακής Ομάδας Αθήνας (το πλήρες κείμενο αναρτημένο στο www.loa.gr).

«Ως τρανς γυναίκα δεν έχω την πολυτέλεια να μη με απασχολεί η τρανσφοβία που βιώνω από τα έξι μου» είπε εκπρόσωπος της ομάδας Queer Trans, εισάγοντας στη συζήτηση το θέμα των διακρίσεων λόγω ταυτότητας φύλου.

Βιώματα από την εφηβεία του στη Βόρεια Ελλάδα μετέφερε νεαρός ομιλητής, ενθυμούμενος ότι οι χιπ χοπάδες της μικρής του πόλης ήταν αυτοί που τον μείωναν και τον εκφόβιζαν όντας θηλυπρεπές αγόρι. Συναισθηματικά φορτισμένη ήταν η παρέμβαση του ράπερ Βλάση από τους Productive, που, αφού ευχαρίστησε από καρδιάς όσες και όσους μίλησαν για όσα τον βοήθησαν να μάθει και να συνειδητοποιήσει, έδωσε ένα φιλί στο αγόρι που είχε υποστεί bullying σε μια αυθόρμητη χειρονομία αναγνώρισης και σεβασμού.

Ο χιπ χοπ καφενές κλείνει για το καλοκαίρι με μια τελευταία ανοιχτή εκδήλωση την Πέμπτη, ανανεώνοντας το ραντεβού για τον Σεπτέμβριο, επιμένοντας να ονειρεύεται μια κοινωνία άλλη, χωρίς διακρίσεις και εκμετάλλευση ανθρώπου από άνθρωπο, και ένα χιπ χοπ που δεν θα χαρίζει καμιά μάχη, ούτε τη μάχη κατά του σεξισμού, της ομοφοβίας και της τρανσφοβίας.
http://www.efsyn.gr/?p=218883

Κυριακή 13 Ιουλίου 2014

Gaza Under Attack











"Διδάξτε στα παιδιά ότι δεν υπάρχει δόξα ή ήρωες στον πόλεμο. 
Η δόξα πρόερχεται από τις ενέργειες που αποτρέπουν τον πόλεμο και ήρωες είναι εκείνοι που εφαρμόζουν στην πράξη τις ενέργειες αυτές. "
Εδώ δεν έχουμε πόλεμο αλλά σε ανησυχητικά πολλά μέρη του κόσμου ισχύει μια άλλη πραγματικότητα. Και φυσικά εκεί υπάρχουν και μεγαλώνουν παιδιά. 


Πέμπτη 10 Ιουλίου 2014

οποι@ μιλαει για αντιρατσισμο αναπαραγοντας σεξισμο...





 Με την διαμαρτυρία στο αντιρατσιστικό επιτύχαμε :

1) Η γραμματεία κατάλαβε ότι δεν αστειευόμαστε πλέον , και είπαν ότι θα πάρουν


 σοβαρά μετρά ώστε να μην ξαναγίνει κάτι παρόμοιο.

2) Ακούστηκε στο web radio που ήταν εκεί απευθείας , έτσι η διαμαρτυρία μ
ας έγινε 


γνωστή στον κόσμο που δεν έτυχε να πάει στο φεστιβάλ , και μας κάλεσαν να 

μιλήσουμε τις επόμενες μέρες .

3) ο Ράπερ TinyJackal (ένας εκ των 5 που έστησαν την συλλογικότητα


"Δεν ξεχνάμε") μίλησε με ακτιβιστές των lgbtqi οργανώσεων και δόθηκαν αμοιβαίες 


εξηγήσεις και βγήκε φωτογραφεία μαζί μας.

4) Όσο η πορεία γυρνούσε στον χορό του φεστιβάλ ,πλήθος κόσμου χειροκροτούσε 


και άλλοι μας πλησίασαν και πληροφορήθηκε τον λόγο για τον οποίο κάναμε τη 

διαμαρτυρία.


"οικογενειακή" φωτογραφία με τον Tiny Jackal.

«ο TinyJackal (ένας εκ των 5 που έστησαν την συλλογικότητα
"Δεν ξεχνάμε") ήρθε στον χώρο που ήταν τα τραπεζάκια των lgbtqi οργανώσεων και δόθηκαν αμοιβαίες εξηγήσεις. Όλα όσα καταγράφηκαν και καταγγέλθηκαν ειπώθηκαν από άτομα που απλώς ήταν στο τραπεζάκι χωρίς να εκπροσωπούν την συλλογικότητα (ο ίδιος ήταν εκεί στην αρχή της συζήτησης αλλά μετά έφυγε και πήγε στα παρασκήνια). Δέχτηκε ότι είναι ευθύνη της κάθε συλλογικότητας να ξέρει ποιος είναι στο τραπεζάκι της και ποιος μιλάει εξ ονόματός της κι ότι στο μέλλον θα το έχουν στο μυαλό τους. Στο τέλος είπε σε όλους μας εκεί ότι μπορεί εάν ακούσουμε και τα δικά του τραγούδια να βρούμε πράγματα που να μας προσβάλουν αλλά δεν είχε ποτέ την πρόθεση να το κάνει και εάν συμβαίνει αυτό μας ζητάει συγνώμη.Το θετικό που βγήκε από την συγκεκριμένη αντιπαράθεση και στην συνέχεια από την κουβέντα μας μαζί του είναι ότι θα προγραμματιστεί μια συνάντηση-συζήτηση για να δούμε μαζί πως μπορεί η χιπ χοπ και η ραπ μουσική να βρει τρόπους έκφρασης που να μην θίγουν άλλ@ς και κυρίως να μην θίγουν τις γυναίκες και lgbtqi άτομα»







http://www.vice.com/gr/read/hip-hop-sexismos

http://ergatikilesxiperisteriou.blogspot.gr/p/blog-page_7918.html




Σωματείο Υποστήριξης Διεμφυλικών

ΑΝΑΚΟΙΝΩΣΗ: 

«Ανάρμοστη συμπεριφορά από το Αντιρατσιστικό Φεστιβάλ Αθήνας».
http://www.transs.gr/news1.php?nid=2849

===========

Συγκεκριμένα: όταν αναζητήσαμε τον χώρο που θα ήταν το περίπτερό μας, οδηγηθήκαμε σε ένα σημείο που αφενός μεν θα ήταν δύσκολη η πρόσβαση του κοινού ώστε να μας επισκεφτεί – σα να ήθελαν να μας κρύψουν και να μη φαινόμαστε, αφετέρου ο δρόμος που οδηγούσε εκεί ήταν δύσβατος.


Επιπλέον -και τούτο έχει γίνει και άλλες φορές-, αναζητώντας στην ιστοσελίδα του Αντιρατσιστικού Φεστιβάλ Αθήνας (http://antiracistfestival.gr/2014/06/04/programma/) τις εκδηλώσεις και συζητήσεις με lgbtθεματική, ο/η αναγνώστης/στρια, παρατηρεί ότι δεν υπάρχει απολύτως τίποτε αναρτημένο. Μάλιστα αφού έγινε σχετική παρατήρηση σε υπεύθυνο του Φεστιβάλ, κάποιος εξ αυτών ισχυρίστηκε ψευδώς ότι μας είχε πάρει «επανειλημμένως» τηλέφωνο, πράγμα που δε συνέβη ποτέ.

Ακόμη, όταν ζητήσαμε από υπεύθυνη να μας μεταφέρουν σε κάποιον χώρο πιο προσβάσιμο, αντιμετωπίσαμε ειρωνεία, που εν πάση περιπτώσει δεν θα περιμέναμε από κάποιους/ες που θεωρούσαμε συμμάχους.










   Η Κανελίτσα στο νησί του Γίγαντα














http://www.lifo.gr/team/gnomes/49937


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