Πέμπτη 27 Φεβρουαρίου 2014

Genitori gay, non è questione di opinioni



Le domande che dobbiamo porci


Sull’adozione di bambini da parte delle coppie omosessuali tutti si sentono in dovere di esprimere la loro opinione: «secondo me non è il caso», «io penso che si dovrebbe», e così via. L’iniziativa di Matteo Renzi di accelerare il riconoscimento delle coppie dello stesso sesso è sicuramente apprezzabile, ma sulle adozioni lo stesso Renzi tergiversa. Senza togliere a nessuno il diritto di dire come la pensa, credo che sia giunto il momento dimettere in sordina sentimenti e opinioni per vedere prima di tutto cosa dice la ricerca empirica su questo tema, ricerca che negli Stati Uniti si è sviluppata da più di venticinque anni.

Due sono i quesiti principali. Il primo: gay e lesbiche sono adatti a svolgere il compito di genitore? Su questo punto esiste un’indicazione importante, una risoluzione adottata nel 2004 (quindi dieci, dico dieci anni fa) dall’American Psychological Association, l’associazione scientifica e professionale che raggruppa più di centotrentamila psicologi americani. Ebbene, una rassegna delle ricerche condotte sul tema mostra che i genitori omosessuali “sono adeguati come quelli eterosessuali a fornire un sostegno e un ambiente sano ai loro figli”. Pertanto la risoluzione dell’APA si oppone a ogni discriminazione in materia di adozioni, affidamento dei figli, eccetera.

Il secondo punto, ed è quello in assoluto più importante, riguarda i figli: i bambini cresciuti da coppie omo presentano caratteri particolarmente problematici? In altre parole, sono diversi da quelli allevati da coppie etero? La risposta complessiva a questa domanda è chiara: no. Ricerche longitudinali su bambini e adolescenti hanno mostrato che non esistono differenze significative. Si è visto innanzitutto che il tipo di coppia genitoriale (etero, lesbica o gay) non incide in modo rilevante sulla identità di genere, sull’orientamento sessuale dei bambini, sulle loro preferenze in termini di giochi e attività.
Ma, ancor più importante, uno studio condotto negli Stati Uniti con un campione nazionale di adolescenti che vivono con coppie omo ed etero ha mostrato che il tipo di famiglia in cui crescono non produce differenze di rilievo neanche tra gli adolescenti né per quello che riguarda il benessere psicologico (autostima, sintomi di depressione, ansietà), né rispetto alle relazioni con i genitori e alla loro popolarità con i coetanei (reti amicali, rapporti romantici), né riguardo ai comportamenti a rischio (uso di sostanze, atti criminosi), né per i risultati scolastici. I ricercatori hanno quindi concluso che la qualità delle relazioni all’interno del nucleo familiare incidono ben di più su questi fattori di quanto non faccia il tipo di famiglia. La risposta della ricerca psicologica e sociale è quindi chiara: lo sviluppo, l’adattamento e il benessere di bambini e degli adolescenti non è collegato con l’orientamento sessuale dei genitori.

A questo punto non ci sono più sostegni scientifici che consentano di opporsi alle adozioni da parte delle coppie dello stesso sesso. Resta il fatto che le ricerche di cui ho parlato sono state effettuate in paesi che sono ben più avanti di noi nel campo dei diritti civili. Cosa succederebbe in Italia, in un paese che ancora non è stato neanche in grado di riconoscere ufficialmente le coppie di fatto?
Innanzitutto, come si desume anche da sondaggi recenti, più della metà degli italiani è favorevole al matrimonio tra persone dello stesso sesso (dati Datamonitor, 2013). Per quello che riguarda le adozioni, invece, solo il 20% è favorevole, percentuale bassa ma comunque in crescita. È intuibile che le perplessità siano dovute soprattutto alla non conoscenza e i timori riguardino in particolare le possibili ricadute negative che le scelte dei genitori avrebbero sui figli.

È quindi indispensabile consentire alla gente di farsi un’idea più documentata su questo tema dando ampia diffusione ai risultati delle ricerche e aprendo un dibattito allargato – ossia non limitato ai diretti interessati — sui media, nelle scuole, nelle università, nei luoghi di lavoro. Si tratta di un’azione informativa e formativa di ampio respiro tesa a sensibilizzare innanzitutto operatori sociali, docenti, giornalisti, e formatori per poi svilupparsi rapidamente a palla di neve perché l’argomento appassiona e suscita vasto interesse in persone di tutti i tipi e di tutte le generazioni. Un intervento di questo tipo potrebbe modificare, sulla base delle evidenze empiriche, l’opinione più diffusa su questo tema e così esercitare una forte pressione a livello politico, velocizzando l’interminabile iter legislativo sul tema. Piccoli tentativi cominciano a vedersi anche sulla televisione di stato: il documentario Tutto il resto è nulla, trasmesso da Rai3 il 16 gennaio, ha raccontato la vita e i rapporti di una famiglia con due genitori dello stesso sesso, Marco e Giampietro. Ma è andato in onda in seconda serata, quanti lo avranno visto?

L’adozione non è mai semplice: per essere genitori adottivi è necessario essere pienamente consapevoli del difficile compito che ci si assume, aver fatto la scelta condivisa di una disponibilità costante nei confronti della figlia o del figlio. Si tratta di un grosso impegno cognitivo, affettivo e organizzativo che purtroppo non sempre si risolve in un successo. Ma questo vale per le coppie omosessuali quanto per quelle etero. Le domande semmai sono altre: in che misura i nostri servizi sociali sono in grado di preparare adeguatamente i genitori e monitorare il percorso evolutivo dei bambini adottati? Hanno gli strumenti per fornire l’aiuto psicologico e pratico di cui le coppie e i figli – quale che sia il tipo di famiglia – necessitano?

Φεστιβάλ Σεξουαλικότητας



ΓΙΑΤΊ ΕΝΑ ΦΕΣΤΙΒΑΛ ΣΕΞΟΥΑΛΙΚΟΤΗΤΑΣ;
Αποφασίσαμε πως ένα τριήμερο φεστιβάλ για τη σεξουαλικότητα είναι ένας εποικοδομητικός τρόπος για να διατυπώσουμε τις σκέψεις μας και να επικοινωνήσουμε ξεκινώντας έναν διάλογο γύρω από τα θέματα που μας αφορούν όλους και όλες. Η σεξουαλικότητα είναι ένα ζήτημα που ξεφεύγει από τα όρια της σεξουαλικής πράξης αυτής καθ’ αυτής και αγγίζει ένα ευρύτερο οικονομικό, κοινωνικό και πολιτικό πλαίσιο. Αφορά τις έμφυλες σχέσεις και τους κοινωνικούς ρόλους, όπως αυτοί προβάλλονται και εσωτερικεύονται από τα πρόσωπα. Σχετίζεται, επίσης, με το σώμα μας, το οποίο γίνεται αντικείμενο εκμετάλλευσης με στόχο το κέρδος. Επιπλέον, αφορά την καταπίεση της ποικιλομορφίας του σεξουαλικού προσανατολισμού και της ταυτότητας του φύλου, όπως αυτή εμφανίζεται μέσα απ’ τον στιγματισμό και την περιθωριοποίηση του διαφορετικού. Γι’ αυτά, λοιπόν, τα ζητήματα δημιουργήθηκε το Φεστιβάλ Σεξουαλικότητας, ενώ παράλληλα αποτελεί το μέσο αυτοκριτικής για τις επιλογές μας και για την εύρεση ενός τρόπου συλλογικής και ατομικής διαχείρισης των ζωών μας.


The Last Taboo - Το τελευταίο ταμπού



Documentary, US, 2012, dir. Alexander Freeman, 51 m, English (English and Greek subs)
“In bed, everyone’s able” This is the starting statement of a stunning documentary that shows us sexuality from a new perspective. Through the experiences and insights of several people who, thanks to their disability, have come to a new and more enriching understanding of sex, what can we learn about our own sexuality?

Ντοκιμαντέρ, ΗΠΑ, 2012, σκην. Alexander Freeman, 51 λ, αγγλικά (υπότ. αγγλικά και ελληνικά)
«Στο κρεβάτι όλοι είναι ικανοί». Αυτή είναι πρόταση με την οποία ξεκινά ένα εκπληκτικό ντοκιμαντέρ που μας δείχνει τη σεξουαλικότητα από μια διαφορετική οπτική. Μέσα από τις εμπειρίες αρκετών ατόμων τα οποία, χάρη στην αναπηρία τους, έχουν φτάσει σε μια νέα και πιο εμπλουτισμένη αντίληψη για το σεξ, τι μπορούμε εμείς να μάθουμε για τη σεξουαλικότητά μας;


Uneasy Riders - Nationale 7 - Η Εγνατία της αγάπης




Drama, France, 2000, dir. Jean-Pierre Sinapi, 90 m, French (English and Greek subs)
Do we all have the right to sexual pleasure? What if we needed help in order to fuck? A sexual revolution starts in an internment center when an empathetic caretaker takes seriously the claim of a quadriplegic rude and nasty man to visit a prostitute. People with disabilities are fed, showered, taken to cultural activities, included in religious services... why aren’t they granted sexual rights? (A true story)

Δραματική, Γαλλία, 2000, σκην. Jean-Pierre Sinapi, 90 λ, γαλλικά (υπότ. αγγλικά και ελληνικά)
Έχουμε όλοι δικαίωμα στη σεξουαλική ευχαρίστηση; Τι θα γινόταν αν χρειαζόμασταν βοήθεια για να πηδήξουμε; Μια σεξουαλική επανάσταση ξεκινά σ’ ένα ίδρυμα όταν μια κοινωνική λειτουργός παίρνει στα σοβαρά το αίτημα ενός τετραπληγικού, αγενούς και χυδαίου άντρα να επισκεφτεί μια πόρνη. Τα άτομα με αναπηρία ταΐζονται, κάνουν μπάνιο, πηγαίνουν σε πολιτιστικές και θρησκευτικές δραστηριότητες … γιατί δεν τους παραχωρείται το δικαίωμα στο σεξ; (Μια αληθινή ιστορία)


Ma vie en rose -My Life in Pink - Η ζωή μου σε ροζ



Drama, Belgium-France-US, 1997, dir. Alain Berliner, 88 m, French (English and Greek subs)
The wish of a small kid to wear dresses and marry the neighbors’ child turns upside-down the whole family and neighborhood. In an environment where appearances matter a lot, a series of disproportionate events follows: a psychiatrist is called, the father starts having trouble at work... Can love beat prejudice?

Δραματική, Βέλγιο-Γαλλία-ΗΠΑ, 1997, σκην. Alain Berliner, 88 λ, γαλλικά (υπότ. αγγλικά και ελληνικά)
Η επιθυμία ενός μικρού παιδιού να φορά φορέματα και να παντρευτεί το παιδί του γείτονα κάνει άνω-κάτω όλη την οικογένεια και τη γειτονιά. Σ’ ένα περιβάλλον όπου η εμφάνιση μετράει πολύ, ακολουθεί μια σειρά από δυσανάλογα γεγονότα: καλούνε ψυχίατρο, ο πατέρας αρχίζει να έχει πρόβλημα στη δουλειά… Μπορεί η αγάπη να νικήσει την προκατάληψη;


Venus Boyz - Αγόρια από την Αφροδίτη


Documentary, Germany, 2002, dir. Gabrielle Baur, 102 m, English and German (English and Greek subs)
What is masculinity’s essence? Can we discover, by its means, a new form of femininity? Or are all these terms obsolete once and for all? We are taken into a fascinating trip through the lives of drag kings and female-to-male transsexuals who speak of fears, wishes and doubts that we all have. Because, after all, what does it mean to be a man?  

Ντοκιμαντέρ, Γερμανία, 2002, σκην. Gabrielle Baur, 102 λ, αγγλικά και γερμανικά (υπότ. αγγλικά και ελληνικά)
Ποια είναι η ουσία της αρρενωπότητας; Μπορούμε να ανακαλύψουμε, μέσω αυτής, μια νέα μορφή θηλυκότητας; Ή όλοι αυτοί οι όροι είναι εντελώς παλιομοδίτικοι; Ένα συναρπαστικό ταξίδι στις ζωές των drag kings και τους άντρες διεμφυλικούς που μιλούν για φόβους , επιθυμίες και αμφιβολίες που όλοι έχουμε. Γιατί, στο κάτω-κάτω, τι σημαίνει να είσαι άντρας;


678 - Οι γυναίκες του λεωφορείου 678



Drama, Egypt, 2010, dir. Mohamed Diab, 100 m, Arabic (English and Greek subs)
Three women struggle every day against sexual harassment in their effort for justice. Among them, the first woman who filed a lawsuit for sexual harassment ever in Egypt.

Δραματική, Αίγυπτος, 2010, σκην. Mohamed Diab, 100 λ, αραβικά (υπότ. αγγλικά και ελληνικά)
Ο αγώνας τριών γυναικών που καθημερινά υφίστανται σεξουαλική παρενόχληση για δικαιοσύνη. Μεταξύ αυτών και η πρώτη γυναίκα που κατέθεσε μήνυση για σεξουαλική παρενόχληση στην Αίγυπτο.


Medianeras - Μεσοτοιχίες


Drama, Argentina, 2011, dir. Gustavo Taretto, 95 m, Spanish (English and Greek subs)
Two youngs, Martin and Mariana, try to find meaningful communication in adverse social and economic conditions. A film about the isolation of contemporary humans, surrounded by skycrapers of soulless cities. 

Δραματική, Αργεντινή, 2010, σκην. Gustavo Taretto, 95 λ, ισπανικά (υπότ. αγγλικά και ελληνικά)
Δύο νέα παιδιά, ο Μαρτίν και η Μαριάννα προσπαθούν μέσα σε δυσμενείς κοινωνικές και οικονομικές συνθήκες να βρουν την ουσιαστική επικοινωνία. Μια ταινία για την απομόνωση του σύγχρονου ανθρώπου μέσα στους διαδρόμους των πολυώροφων, άψυχων κτιρίων των μεγαλουπόλεων.


Drei - Three - Τρείς


Drama, Germany, 2010, dir. Tom Tykwer, 119 m, German (English and Greek subs)
After 20 years of romance, a middle-aged couple falls in love with the same man by chance.

Δραματική, Γερμανία, 2010, σκην. Tom Tykwer, 119 λ, γερμανικά (υπότ. αγγλικά και ελληνικά)
Ένα μεσήλικο ζευγάρι, μετά από 20 χρόνια σχέσης, ερωτεύονται εντελώς τυχαία τον ίδιο άντρα.


Έκθεση φωτογραφίας "εν-αλλαγή" - στο 2ο Φεστιβάλ Σεξουαλικότητας, 7-8-9 Μαρτίου στη Σχολή Θετικών Επιστημών του ΑΠΘ. Φωτογράφοι: georgia, yorgos_l, laurentiu.

Η ιδέα είναι παρμένη από την φωτογράφηση της Καναδής φωτογράφου Hana Pesut: ζευγάρια φωτογραφίζονται με τα καθημερινά τους ρούχα, αλλάζουν ρούχα μεταξύ τους και φωτογραφίζονται ξανά στο ίδιο κάδρο. Χωρίς διάθεση εμπορευματοποίησης και κερδοσκοπίας θελήσαμε να φέρουμε το ίδιο concept στην πόλη μας, στην δική μας πραγματικότητα και καθημερινότητα, προσθέτοντας όμως στα ζευγάρια που θα φωτογραφηθούν πέρα από στρέιτ, ζευγάρια ομοφυλόφιλων ανδρών και γυναικών(*). Θεωρήσαμε πως η ιδέα είναι απολύτως ταιριαστή με το Φεστιβάλ Σεξουαλικότητας.

Η φωτογράφηση αυτή αποτέλεσε για εμάς, ως ερασιτέχνες φωτογράφους, μία σημαντική άσκηση και εμπειρία καθώς πρώτη φορά αλληλεπιδράσαμε με ένα "ζωντανό" θέμα και έπρεπε να συνεργαστούμε όλοι μαζί σαν ομάδα, φωτογράφοι και μοντέλα. Επίσης, ήταν πολύ ενδιαφέρον για τα ίδια τα ζευγάρια που επέλεξαν να συμμετέχουν, να δουν τους εαυτούς τους με τα ρούχα των συντρόφων τους, να παίξουν και αυτά με τους ρόλους, τα στερεότυπα και την εικόνα τους, ακόμα και να νιώσουν πώς είναι να είσαι στα ρούχα του/της συντρόφου σου.

Σκοπός μας δεν είναι απαραίτητα να φανεί η διαφορά (το contrast) ανάμεσα στον διαφορετικό ρουχισμό (όπως είναι η διαφορά ανάμεσα στον παραδοσιακό ανδρικό και γυναικείο ρουχισμό) άλλα να δημιουργηθεί ένα παιχνίδι με την εικόνα και τα πρόσωπα καθώς και να αναδειχθούν διαφορετικά ζευγάρια στην έκθεση μας, όπως ομοφυλόφιλων ανθρώπων και ζευγάρια διαφορετικών ηλικιών (το αρχικό μας κείμενο εξάλλου τόνιζε την ανάδειξη της ετερότητας σε αντιδιαστολή με τις κυρίαρχες δομές και τα κυρίαρχα πρότυπα ομορφιάς που βομβαρδίζουν την καθημερινότητα μας). Επίσης, θεωρούμε ότι αν οι συμμετέχοντες/ουσες δεν φοράνε ακριβώς τα ίδια ρούχα, η εναλλαγή των ρούχων από μόνη της (όσο κοντά και να είναι τα στυλ) είναι ενδιαφέρουσα (και για το τελικό αποτέλεσμα άλλα όπως προαναφέρθηκε και για τα ίδια τα ζευγάρια).

(*) Αναζητούμε ακόμα ζευγάρια - κυρίως ομοφυλόφιλων ανδρών - καθώς δεν καταφέραμε να βρούμε μέχρι τώρα, ώστε σε περίπτωση που η φωτογράφηση εκτεθεί και σε άλλους χώρους να έχει περισσότερη ποικιλία. Μιλήστε μαζί μας στο φεστιβάλ ή επικοινωνήστε στο sexualityfestival@hotmail.gr




Τετάρτη 26 Φεβρουαρίου 2014

Beatriz Preciado su Libération:Omosessualità, transessualità: noi siamo dappertutto



 14 febbraio 2014
traduzione di Paola Guazzo su guazzingtonpost
L’omosessualità è un cecchino silenzioso che mette una pallottola nel cuore dei bambini durante la ricreazione, li prende di mira senza cercare di sapere se sono bambini di bobo (borghesi-bohémiens, ndt), di agnostici o cattolici integralisti.
La sua mano non trema, né nei collegi del VI arrondissement, né nelle zone di educazione prioritaria. Tira con la stessa precisione sulle strade di Chicago, i paesi d’Italia o le periferie di Johannesburg.
L’omosessualità è un cecchino cieco come l’amore, splendente come una risata e anche tenera come un cane. E quando si stanca di prendere di mira i bambini, tira una raffica di pallottole vaganti che finiscono nel cuore di una contadina, di un taxista, di un cantante hip-hop, di una postina che fa il suo giro… l’ultima pallottola ha colpito una donna di ottant’anni, nel sonno.
La transessualità è un cecchino silenzioso che mette una pallottola nel petto di bambini piantati davanti a uno specchio o che contano i propri passi sulla strada per la scuola. Non si preoccupa di sapere se sono nati da inseminazione artificiale o da coito cattolico. Non si domanda se sono nati da famiglia monoparentale o se papà portava l’azzurro e mamma si vestiva di rosa. Non trema né al freddo di Sochi né al caldo di Cartagena. Apre il fuoco sia contro Israele che contro la Palestina.
La transessualità è un cecchino cieco come una risata, splendente come l’amore, tenera e tollerante come sono i cani. Ogni tanto tira, su un professore di provincia o un padre di famiglia, e bum.
Per quelli che hanno il coraggio di guardare in faccia la ferita, la pallottola diventa la chiave di un mondo del quale mai avevano visto niente prima. Le tende si aprono, la matrice si scompone.
Ma fra quelli che hanno la pallottola nel petto, qualcuno decide di vivere come se non sentisse niente.
Altri compensano il peso della pallottola facendo grandi gesti da Don Giovanni o da principessa. Medici e chiesa promettono di estirpare la pallottola. Dicono che all’Equatore una nuova clinica evangelista apra ogni giorno, per rieducare gli omosessuali e i transessuali. I fulmini della fede diventano scariche elettriche. Ma nessuno ha mai saputo come estirpare la pallottola. Né i mormoni, né i castristi. Può conficcarsi più profondamente nel petto, ma mai essere estirpata. La tua pallottola è un angelo guardiano, sarà sempre al tuo fianco.

Avevo tre anni quando per la prima volta ho sentito il peso della pallottola. Ho saputo di averla quando ho sentito mio padre trattare come “sporche, schifose lesbiche” due ragazze straniere che camminavano dandosi la mano per la strada. Il mio petto si è messo a bruciare. Quella notte, senza sapere perché, mi sono immaginata per la prima volta di scappare dalla mia città e di andarmene in un altro paese. I giorni seguenti sono stati i giorni della paura e della vergogna.
Non è difficile immaginare che fra gli adulti che partecipano alle manifestazioni della collera certi portino, incistata nel plesso solare, una pallottola ardente. Per semplice deduzione statistica, e conoscendo l’abilità dei cecchini, so che alcuni dei loro figli portano già la pallottola nel cuore. Non so quanti siano, quale sia la loro età, ma so che alcuni di essi hanno il petto in fiamme.
Portano bandierine che qualcuno ha messo loro in mano, che dicono “non toccate i nostri stereotipi”. Ma sanno che non potranno esserne all’altezza. I loro genitori urlano che i gruppi lgbt non devono mai entrare nelle scuole, ma questi bambini sanno di essere loro i portatori della pallottola lgbt. La notte, come quando io ero bambina, vanno a letto con la vergogna di essere i soli a sapere di essere sconvenienti per i loro genitori, vanno a dormire con la paura che i genitori li abbandonino se lo scoprono, o ancora che preferiscano che muoiano. E sognano forse, come ho fatto io prima di loro, di scappare in un paese straniero, nel quale i bambini che portano la pallottola siano i benvenuti.
E vorrei dire a questi bambini: la vita è meravigliosa, vi aspettiamo, siamo tanti, siamo caduti sotto la raffica, siamo gli amanti dal petto aperto. Non siete soli.
Tectonic Shift by Zeraph Dylan

Ερωτήσεις και κλείσιμο της ημερίδας "Η αγάπη δημιουργεί οικογένειες"


Έξι Χρόνια



          για τη Νάνσυ

Μια φίλη μας αποκάλεσε
παντρεμένο από χρόνια ζευγάρι

Εγώ τινάχτηκα
εσένα δε σε νοιάζει
Στο δρόμο για το σπίτι
ρωτάς γιατί ταράχτηκα
Είμαστε κάτι
σαν αυτό που είπε
λες εσύ   εγώ λέω
Όχι

Δεν είμαστε παντρεμένες
κανείς δεν έχει ευλογήσει
αυτήν την ένωση   κανείς
δε μας έδωσε κουζινικά
Μόνες μας αγοράσαμε το μπλέντερ μας
Χτίσαμε την κοινή μας ζωή
στα μεσοδιαστήματα των νόμων

Έξι χρόνια
Ότι μας τράβηξε κοντά
ένας χαρτογράφος   μια μαγνητική δύναμη
τα κορμιά μας   οι κουβέντες μας
ο άνεμος   μια πείνα

Ακροάτριες
μαζί μιλήσαμε

Ήθελα: τη σχοινοτενή σου ενέργεια
έλεγχο   αποφασιστικότητα
ειλικρίνεια   το παρελθόν σου
ως αθλήτριας

Ήθελες:
την “κουλτουριάρικη”
ευγενική μου ζέση

Φυσικά και ήταν καταδικασμένο
Φανέρωσες
τον θυμό μου   αντιστάθηκα
στον έλεγχό σου   η ενέργειά σου
με εξάντλησε   τα χέρια μου
παραείναι ζεστά για σένα   κέρδισες
το βάρος που έχασα   η ευγένειά μου
είναι ανέντιμη   η τιμιότητά σου
αμείλικτη   μισείς
τα διαβάσματά μου   μισώ
τη μοτοσυκλέτα σου

Κι όμως κάτι έχει αλλάξει
Εσύ έχεις γίνει πιο επιεικής
Εγώ πιο αποφασιστική
Τα φέρνουμε βόλτα εύκολα
στο σπίτι μας
με τους κώδικες η μια της άλλης
Δεν υπάρχει τίποτε
να μη μπορούμε να πούμε μαζί

Στέρεο έδαφος
κάτω απ΄τα πόδια μας
το ξέρουμε το τοπίο
Δεν έχουμε επιλογή
προορισμού   μόνο η διαδρομή
είναι ένας γρίφος   κάθε μέρα  
ένας καινούριος χάρτης της ίδιας περιοχής


                                           
Alice Bloch, 1978.
(μετάφραση δικη μου)

LGBTQ Parenting Network Workshop - London





    •  


















  • What does it mean to be a queer positive professional?

    Come join us for a full day workshop facilitated by Rachel Epstein, Coordinator of the LGBTQ Parenting Network in Toronto.

    We will be touching upon the history and social context of LGBTQ families, inclusive language, personal biases and the process of unlearning, common misconceptions of LGBTQ parents, personal narratives, followed by a question and answer period. 

    We encourage everyone to come participate! This workshop would be especially helpful for midwives, doulas, lactation consultants, childbirth educators, counsellors, and other health and wellness-related professionals and students.

    To register there is a $40 investment to contribute back into The LGBTQ Parenting Network’s community programming, to cover Rachel Epstein’s costs, and for the catering provided by The Root Cellar. This is a sliding scale event so please contact me if you'd like to come but can't invest the entire $40!

    This workshop has limited space!

    To register please contact Rachelle Marek
    Phone: 519-702-5622
    E-mail: rachelle.marek@gmail.com


    https://www.facebook.com/events/1401950080057281/?ref_newsfeed_story_type=regular&source=1





    Rachel's Speaker Bio
    -------------------------------------------------
    Rachel Epstein (MA, Sociology; PhD (c), Education) has been an LGBTQ parenting activist, educator and researcher for over 20 years and coordinates the LGBTQ Parenting Network at the Sherbourne Health Centre in Toronto, Ontario, Canada. The LGBTQ Parenting Network provides resources, information and support to LGBTQ parents, prospective parents and their families and training for health care, legal, social work and education professionals about how to make services accessible to LGBTQ families.

    Rachel and her daughter and co-parent were parties in the 2005 Charter Challenge that resulted in changes to birth registration procedures in Ontario, Canada and for several years she has advocated on behalf of LGBTQ communities with Health Canada and the Assisted Human Reproduction Agency in Ottawa. Rachel also works as a professional mediator with LGBTQ parents and prospective parents.

    Rachel has published on a wide range of issues, including assisted human reproduction, queer spawn in schools, butch pregnancy, and the tensions between queer sexuality, radicalism and parenting. She is the author of the Best Start Resource Centre’s manual, Welcoming and Celebrating Sexual Orientation and Gender Diversity in Families: From Preconception to Preschool (2013), and editor of the anthology, Who’s Your Daddy? And Other Writings on Queer Parenting (http://threeoclockpress.com/sumachpress/index.htm)

    In 2008 Rachel was the winner of Community One Foundation’s Steinert & Ferreiro Award, recognizing her leadership and pivotal contributions towards the support, recognition and inclusion of LGBTQ families in Canada.




Τρίτη 25 Φεβρουαρίου 2014

Il matrimonio gay rivitalizza la famiglia

In primavera verranno celebrate le prime nozze tra persone dello stesso sesso, e intanto arriva un nuovo e inaspettato supporto alle unioni omosessuali da Lord Wilson of Culworth durante una conferenza di giuristi a Belfast

Regno Unito, giudice della Corte suprema: “Il matrimonio gay rivitalizza la famiglia”
Mentre il Regno Unito si prepara, in primavera, a celebrare il primo matrimonio gay – e la prima coppia è già stata individuata, due ragazzi londinesi – un nuovo, inaspettato supporto alle unioni fra persone dello stesso sesso arriva dalla Corte suprema britannica. “Il matrimonio gay farà bene alla famiglia tradizionale e fornirà un ambiente più sano per quei bambini nati in coppie omosessuali”, ha detto Lord Wilson of Culworth, che nella corte siede dal 2011, intervenendo a una conferenza di giuristi a Belfast, in Irlanda del Nord. “Già oggi – ha proseguito il giudice – la famiglia nucleare è stata soppiantata da coppie risposate, circoli allargati e così via. Io sono un cristiano credente, sono un fedelissimo anglicano, eppure la società nel suo complesso sta beneficiando di un approccio moderno all’amore e al matrimonio. Così, le unioni dello stesso sesso rafforzano anche gli eterosessuali, perché danno nuovo valore alla famiglia”. Le parole del giudice sono subito state accolte con grande favore dalle associazioni di gay e lesbiche del Regno Unito, che negli ultimi anni hanno sempre guardato con preoccupazione alle sentenze sul tema che arrivavano dalla Corte suprema. “Finalmente anche gli uomini di legge se ne stanno accorgendo”, ha commentato Stonewall, l’Arcigay britannica.



Ma le parole di Lord Wilson, comunque, riecheggiano anche quelle del primo ministro David Cameron. Che, l’anno scorso, durante il dibattito che poi ha portato alla legalizzazione del matrimonio gay, aveva parlato di un matrimonio “rafforzato” dalle esigenze della comunità omosessuale. “Lo sostengo – disse Cameron in parlamento – non solo perché credo nell’eguaglianza ma perché credo appassionatamente nel matrimonio. Credo che il matrimonio sia un grande istituto: penso che aiuti le persone a prendersi responsabilità e impegni, a dire che si prenderanno cura e vorranno bene a qualcuno. Penso aiuti le persone a mettere da parte l’egoismo e pensarsi come unione, insieme all’altro. Il matrimonio mi appassiona molto e penso che se funziona per gli eterosessuali come me, dovrebbe funzionare per tutti: per questo dovremmo avere i matrimoni gay e per questo li introdurremo”. Cameron fece virare completamente la posizione del partito conservatore, per qualche decennio strenuo oppositore dei diritti Lgbt. Una mossa politica che gli ha procurato ampi consensi fra quei milioni di omosessuali e bisessuali che popolano il Regno Unito.

Così, con un matrimonio sempre più “elastico”, come ha suggerito anche il giudice della Corte suprema, a fine marzo, appunto, verrà celebrata la prima unione fra persone dello stesso sesso. Quando fu approvata la legge, l’anno scorso, si parlò di un’attesa fino a luglio 2014, ma il processo è stato accelerato. Eppure la stampa, recentemente, ha riportato la notizia di alcuni intoppi, come quanto accaduto a una coppia di Barnsley, due uomini già in civil partnership e con relativi figli. Ai due la legge ha presentato un inghippo. Si sono recati in Comune per iniziare la pratica per convertire l’unione civile, contratta nel 2008, in matrimonio. Ma si sono sentiti dire che, per potersi sposare, avrebbero prima di tutto dovuto sciogliere la civil partnership, in pratica divorziare. Unico problema, per poterlo fare dovrebbero dimostrare infedeltà, incompatibilità, mancato supporto reciproco. Tutte cose indimostrabili al momento della richiesta di una licenza di matrimonio, chiaramente. Un impedimento burocratico dovuto a un’interpretazione alla lettera della legge, ma il governo ha comunque promesso che, entro l’autunno, tutto verrà risolto.



Δικαιώματα Ομοφύλων Ζευγαριών: Σύμφωνο Συμβίωσης και Παιδοθεσία στην ελληνική έννομη τάξη








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