Τετάρτη, 23 Ιανουαρίου 2013

Lettera di un papà di una figlia lesbica

In seguito al mio post che criticava fortemente certi commenti al coming out di Jodie Foster, ho ricevuto questa mail di Carlo, un padre che, insieme alla moglie, ha saputo accogliere e guidare la loro ragazza lesbica verso una vita vissuta con serenità e dignità.

Ringrazio Carlo per la sua bella e preziosa testimonianza. Voglio dargli spazio, col suo permesso, in questo luogo perché mette a fuoco le reali difficoltà, le ansie dei genitori quando si confrontano con figli omossessuali ma dice anche quando è fondamentale per questi figli l'appoggio e il sostegno dei genitori. Senza quel sostegno, per un figlio o una figlia omosessuale, inizia un lungo e doloroso purgatorio che troppo spesso è finito nel dramma. Un genitore che rifiuta suo figlio omosessuale lo condanna irrimediabilmente al dolore. A volte è un dolore muto e discreto, a volte un dolore violento.

Ogni genitore deve convincersi che l'omosessualità non è una malattia e in quanto tale non c'è ovviamente guarigione da sperare. Si può far finta per compiacere l'altro, si può anche autoconvincersi di avercela fatta, si può anche decidere di vivere da "normale" una vita finta. Ma se un genitore ha davvero a cuore la felicità dei figli, anche se è difficile perché non previsto, perché il confronto con gli altri è doloroso per tutti ed è spesso il muro più alto da scalare, deve sforzarsi ad accompagnare il figlio : il compito più bello e più difficile di ogni genitore non è quello di superare paure e ansie e affrontare le difficoltà che si porranno ? E' l'unica e la piu bella strada da percorrere insieme, genitori e figli.


Gentile Giuseppina La Delfa,

ho letto su Huffington Post il suo commento sul coming out e voglio semplicemente ringraziarla.

Sono il papà di una ragazza di diciannove anni che quando ne aveva appena 12, seduti davanti ad un fuocherello in campeggio, mi chiese come mai provava il desiderio di abbracciare una sua amica e parlandone, dopo qualche minuto, capii che si trattava del suo primo innamoramento, erano gli stessi sintomi che tutti abbiamo provato a quell'età. Da allora non ha mai smesso di comunicare a sua madre e a me i suoi stati d'animo.

L'abbiamo sempre sostenuta e aiutata anche con il benefico supporto di esperti, sebbene, può immaginare, con tanti dubbi e difficoltà ma senza darle mai il peso di sentirsi sola.
 Ricordo che la mia principale preoccupazione, quando era ancora così piccola, era di immaginare che con molta difficoltà i suoi innamoramenti sarebbero stati corrisposti, l'immagine che avevo in mente era di una adolescente che si sarebbe innamorata magari della sua compagna di banco senza esserne corrisposta e che per questo avrebbe sofferto più degli altri. La mia era una preoccupazione direi statistica che mi faceva pensare che avrebbe avuto molte più probabilità di altri di trovarsi sola. Mi sono ricreduto e ne sono felice.

Pochi anni dopo, aveva ancora 14 o 15 anni, dopo un periodo accompagnato certo anche da sue acute sofferenze dovute ad un percorso liberatorio che è e non può che essere comunque in larga parte personale, durante un meeting sulla omosessualità organizzato dalla sua scuola, prese liberamente la parola e dichiarò pubblicamente la sua omosessualità diventando quasi una piccola bandiera dell'associazione di lesbiche e gay della nostra città. Adesso è una ragazza felice, per quanto si possa essere felici a quell'età, ha avuto e ha le sue relazioni. Ha, molto semplicemente, vissuto esattamente alla pari di altri suoi coetanei.

Oggi che studia in un'altra città l'unica mia preoccupazione è legata alle notizie che sempre più spesso si sentono di azioni discriminatorie o, peggio, violente. La società pare stia regredendo da molti punti di vista.

Non ho mai scritto a giornali o associazioni o raccontato ad altri, se non agli amici, questi brevi e, mi auguro, non così eccezionali fatti, lo faccio oggi con lei perché mi è piaciuto molto, oltre alla posizione che condivido pienamente sull'importanza personale e sociale del coming-out, vedere finalmente puntualizzare un fatto di cui non si parla spesso, il contrasto cioè all'idea comune che lega troppo fortemente l'omosessualità al sesso.

Chi non sa, nel senso che non ha vissuto in prima persona, ha spesso in mente una tale raffigurazione che è incrostata da anni nella nostra cultura: quando sente parlare di omosessualità pensa in modo immediato a due corpi su un letto, come se sempre ci fosse il sottinteso di un altro termine antico nella nostra cultura: perversione.

Io che nel mio piccolo invece ho visto, so che si tratta di amore. Dai primi innamoramenti a quelli più maturi sono semplicemente legami d'amore che certamente, come dice anche lei contengono anche e per fortuna la sessualità ma che corrispondono in tutto allo stesso senso che il pensare comune attribuisce ai rapporti affettivi eterosessuali.

Mi piacerebbe che anche gli altri lo sapessero e che coloro che lo sanno lo dicessero più spesso e mi piacerebbe anche che in un mondo ideale persino il termine omosessualità venisse sostituito quando se ne parla con altri termini che contengano al posto della radice della parola sesso quella della parola amore.

Mi scusi se mi sono dilungato e se traspare dalle mie parole quel tantino di orgoglio per mia moglie e me e l'enorme orgoglio che proviamo per nostra figlia.

Grazie per avermi letto, un cordiale saluto.

Carlo Barucco


 lettera aperta ai nostri figli
Carissimi gli avvenimenti di questi giorni ci hanno indotto a fare delle riflessioni, che affideremo alla rete perché per continuare a fare delle battaglie occorrono dei riscontri che noi abbiamo persi nell'intricato mondo comunicativo.


 Sappiamo che la vostra vita non è stata e non è facile ma con il nostro lavoro vorremmo che in seguito lo diventasse.
 Non possiamo impedire come è accaduto in questi giorni a Milano che ancora dei genitori caccino di casa il loro figlio per il suo orientamento sessuale, come non possiamo impedire che ci sia la povertà, il razzismo e centinaia di cose che sono lontane da quello che noi chiamiamo la “società civile”.
 Ma potremmo con la vostra collaborazione cercare di impedire che ne accadano delle altre.
 Potremmo per esempio separare il religioso dal politico, l'etico dal servile, l'immaginario dal reale.
 C'è ancora qualcuno di voi che pensa che la comunità omosessuale sia più promiscua della comunità eterosessuale.
 Che le dark rooms siano un luogo di perdizione tali da giustificare i “riparatori.”
 Non credo che siate così sprovveduti da pensare a una integrità e a una purezza della vita sessuale degli eterosessuali.
 Perchè a nessuno è mai venuto in mente di “riparare” gli eterosessuali che frequentano i club per scambisti, i club privè e quant'altro?
 Perchè per gli eterosessuali (maggiorenni e consenzienti) queste cose sono delle variazioni sul tema e per gli omosessuali sono delle “perversioni da essere riparate?
 Perchè un omosessuale che si traveste è un pervertito e un eterosessuale che si traveste è un burlone che si diverte?
 Perchè un omosessuale che si presenta in una coalizione politica diversa da quella standard (forse poteva anche essere utile un eletto omosessuale in una lista dove si è ampiamente dichiarato che l'unico matrimonio possibile è quello tra un uomo e una donna) è stato costretto a dimettersi per delle foto birichine, quando dobbiamo sorbirci tutti i giorni un possibile premier che è andato a letto con le minorenni e nessuno ha costretto a dimettersi?
 Abbiamo letto le dichiarazioni di Obama ma dietro Obama e prima di Obama c'è stato Milk!
 Dov'è il nostro Milk?
 Dov'è un unione appassionata dei vostri con i nostri intenti che ci porti a riappropriarci di quello che vi tocca e che nessuno vi deve elemosinare.?
 Non troviamo la soluzione del “minority stress”!
 Cerchiamo e cercate di incidere uniti al disopra degli interessi personali e di parte perché appartenere a una minoranza non significa essere inferiori significa solo essere una parte di quel tutto che è la nostra vita; grazie per l'attenzione
 Rita de Santis presidente Agedo


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