Παρασκευή, 21 Μαρτίου 2014

Approvazione della proposta di legge sulla modificazione dell’attribuzione di sesso.


                        XXXY (2000)


Δημοσιεύθηκε στις 21 Νοε 2012

XXXY Sottotitolato in italiano. Vincitore come Miglior documentario agli Student Academy Awards del 2001, e con soli 13 minuti, il documentario di Porter Gale e Laleh Soomekh, XXXY è essenziale. Uno sguardo alle persone nate con genitali ambigui che hanno avuto la grande sfortuna di vedere il proprio sesso deciso chirurgicamente per loro da bambini, il film trasmette in modo conciso e potente l'orrore, l'ingiustizia e una grande forza personale. Fa tutto questo attraverso interviste con Kristi, 24 anni, e lo psicologo clinico Howard Devore, due individui che hanno vissuto questa esperienza sulla propria pelle.

Ho aperto un blog http://disegnodilegge405.blogspot.it dove intendo pubblicare le vostre storie di transessuali e parenti, amici, conoscenti di persone transessuali o i vostri messaggi di sensibilizzazione che potete scrivere a disegnodilegge405@gmail.com
Voglio condividere con voi uno di questi messaggi, quello di Laura, donna transessuale costretta a barcamenarsi tra le due identità per non perdere famiglia e lavoro. Abbiamo da poco superato le 3000 firme, vi rinnovo l'invito a condividere la petizione con amici e conoscenti, più siamo più possibilità ci saranno che si arrivi presto alla discussione del disegno di legge. Grazie!

http://disegnodilegge405.blogspot.it/p/partecipa.html

http://disegnodilegge405.blogspot.gr/2014/03/laura.html


Io mi chiamo Laura, o meglio: tutti mi chiamano così.
Sono una rotonda signora di quaranta e qualcosa anni (non si chiede l'età di una signora), non appariscente, porto capelli corti e vesto spesso un po' come un uomo, ma sono una donna e nessuno si sogna di metterlo in dubbio.
Ho una compagna, un figlio e un cane; viviamo tutti insieme.
Sono laureata in Economia, da oltre un quarto di secolo. Prima dell'università ho studiato all'istituto tecnico, e ho un diploma di ragioniere, col quale già durante gli studi universitari facevo pratica professionale.
Dopo la laurea ho insegnato per qualche anno: ragioneria e tecnica bancaria.
Poi ho scelto la libera professione, oggi assisto alcune grandi imprese italiane e straniere negli aspetti che riguardano il bilancio, i principi contabili , il controllo direzionale, la pianificazione aziendale, l'adeguatezza alle molte normative che riguardano le grandi società e tante altre cose ancora.
Anche la mia compagna ha un ottimo lavoro, nostro figlio invece studia.


Sì: nostro figlio, perché la mia compagna è mia moglie e il ragazzo, giovane adulto, è figlio di entrambe.
Io sono il padre. Per la legge io sono un uomo.
Se io volessi condividere ciò che oggi viene richiesto, per avere dei documenti conformi al mio aspetto e al mio ruolo sociale dovrei sottopormi ad un intervento chirurgico molto invasivo.
Io non intendo sottopormi a questo intervento, e se lo facessi paradossalmente, una volta riconosciuta donna "per legge", non potrei essere più sposata con mia moglie, anche se sia lei, sia io, siamo coniugi da ventidue anni e non abbiamo deciso di separarci: infatti viviamo insieme, come prima, anzi meglio, perché io ora sto bene, e prima no.
Quindi mi tengo i miei documenti con un nome maschile.
In molti casi questo non rappresenta un problema, ma in molti altri casi invece sì.
A volte si tratta di contrattempi, ancorché fastidiosi, come quella volta che dovetti restare in un posto di blocco per un'ora a spiegare che non avevo rubato né l'automobile né i documenti, ma che era tutto mio.
Oppure quando al seggio elettorale c'è qualcuno che tenta di dirottarmi alla coda delle femmine, e io devo dire che va bene dove sono.
Non è che va bene: è la legge.


Altre volte è davvero snervante, come quando rifiutano di consegnarti una raccomandata in posta.
Però per me tutto sommato si tratta di modesti disagi.
E tuttavia io l'ho firmata, questa petizione.
Perché per una persona fortunata come me, che tutto sommato può anche essere una donna e vivere coi documenti di un uomo, ce ne sono altre dieci? cento? mille? che invece sono più giovani e più fragili, non hanno un lavoro e non lo troveranno con una carta di identità che racconta una verità diversa da quella che oggettivamente si presenta, e alimenta i pregiudizi.
"Le faremo sapere".
Perché un'impresa dovrebbe gestire tutte le difficoltà di un dipendente che ha un nome ma ne sembrerebbe un altro? Spiegare ai superiori, convincere, e perché?
Ci sono un sacco di altri giovani che cercano lavoro, e che questo problema non lo hanno.
E non importa se la persona transgender che hanno di fronte è più brava.
Un percorso di genere è tutto a ostacoli, per nessuno è una strada in discesa, e neppure in piano: è una salita, un viaggio scomodo, in cui si perdono molti dei compagni di viaggio che non comprendono.
Questo tutti noi l'abbiamo messo in conto sin dal principio, e comunque non avremmo potuto non metterlo in conto, anche se il conto è decisamente a nostro svantaggio, perché non è una scelta.


Non c'era scelta: io sembravo un uomo, ma ero una donna, l'unica differenza di oggi rispetto a ieri è che io, oggi, mi assomiglio come donna: tutti lo vedono che sono una donna, e così finalmente anche io esisto.
Sembrava, all'inizio, che fosse dannatamente complicato. Complicato oggettivamente. Mi dicevo: ma come potrò mai fare in modo che il mio aspetto sia quello di una donna?
In realtà è stato molto più semplice di quanto potessi immaginare, ed è anche andato tutto molto oltre le mie migliori e ottimistiche previsioni.
No, non è stato difficile rendere il mio aspetto quello di una donna, è stato molto più difficile far capire a chi mi stava intorno perché io lo desiderassi e lo stessi facendo.
Dopo tutta questa fatica, e questo dolore, è inaccettabile che io debba nelle occasioni in cui i cittadini esercitano diritti o si assoggettano a doveri, dover raccontare a tutti, in un sol secondo, tutta la mia storia di fatica.
Vedere quegli sguardi così tanto benevoli, prima, al mio aspetto di mammina che va a prendere i figlioletti a scuola, trasformarsi in curiosità morbosa, in occhiate oblique, in cui posso leggere distintamente il pregiudizio ma - soprattutto - il giudizio.
Il giudizio sulla mia vita, e sulla mia storia regalata al primo sconosciuto che passa, non si capisce bene il perché.
Voglio essere semplicemente una signora come tante, e ci sono quasi riuscita.
Per riuscirci sino in fondo, mi serve una carta d'identità come quella degli altri cittadini: col mio nome, quello con cui mi chiamano, e che va d'accordo con ciò che io sembro e soprattutto io sono.
Chiedo troppo?


Enrico




Enrico è un FtM che ha richiesto autorizzazione al giudice per eseguire gli interventi di mastoplastica (cioè il rimodellamento del petto per renderlo maschile) e di rimozione dell'apparato riproduttivo. Enrico, come molte persone transessuali, a causa del reddito basso o nullo, ha diritto al gratuito patricinio ma... 

 Io godo del gratuito patrocinio a spese dello stato, cioè sono esente da tutte le spese relative al procedimento per via del mio reddito basso. Prima di entrare in udienza il mio avvocato si presenta al CTU*, psichiatra, e io, anche se un po' distante, sento che dice alla mia avvocata "certo che con gratuito patrocinio io i soldi li vedo tra due anni". Lo psichiatra richiede un anticipo, secondo lui delle spese vive,  di 400 euro. Il giudice esclama "beh almeno le spese le chiediamo a carico del richiedente", che sarei io. La mia avvocata fa presente che gratuito patrocinio é concesso,  appunto, per chi non ha le possibilita economiche di pagarsi il procedimento.
Così lo psichiatra se ne esce con "beh, se non ha i soldi da darmi allora che rimanga cosi" e rifiuta l'incarico.

Enrico ha subito un abuso, gli avvocati vedranno se è possibile prendere provvedimenti. Intanto i tempi per l'agoniata sentenza si allungano.




Attualmente le persone transessuali per poter far valere un diritto garantito dalla legge 164/82 devono infilarsi in un vortice di incertezze rappresentato da Giudici e CTU. Chi è fortunato se la cava in relativamente poco tempo, chi si scontra con la transfobia o con l'avarizia, come in questo caso, è costretto a subire ritardi e frustrazioni.

Leonardo: perché sul documento c'è una F

ci scrive Leonardo:

Mi chiamo Leonardo e sono un ragazzo transessuale di 30 anni.Ero proprietario di un bar, ma l'ho chiuso ad agosto del 2013 a causa della crisi e ingenuamente pensavo sarebbe stato facile trovare un lavoro con la mia esperienza e le mie credenziali ma non è stato così! Ad ogni colloquio i datori di lavoro rimanevano estasiati dal mio curriculum,ma nel momento in cui, per onestà e costrizione, dichiaravo che i miei dati anagrafici non corrispondevano al mio aspetto, la risposta era sempre la stessa cantilena "le faremo sapere". Ora sono 6 mesi che non lavoro e nonostante la crisi avrei trovato un posto..
il direttore è a conoscenza della mia situazione e non ha fatto problemi, ma il problema c'è.. quest'azienda assume solo uomini come magazzinieri ed io su carta non lo sono ancora.. per quanto possa venirmi incontro il direttore della filiale, nel momento in cui provasse ad assumermi, la direzione generale respingerebbe la mia candidatura al posto di magazziniere perché sul documento c'è una F!! Avevo pensato di partire e andare all'estero ma poi?? Ho la barba, il vocione da uomo, l'aspetto di un uomo ma c'è scritto che non lo sono, quindi avrei gli stessi problemi che ho qui in Italia, anzi forse ne avrei di più ! All'aeroporto ,in un qualsiasi ufficio,stando sempre a spiegare,qui invece nonostante tutto vivendo in un piccolo paese posso ritenermi abbastanza fortunato...vado in banca ,vado alla posta,vado in comune e fortunatamente nessuno mi chiede nulla!Ma ieri sera di rientro a casa vengo fermato dai carabinieri, non della mia zona, e mi è stato intimato di portarmi in caserma in quanto andassi in giro con una patente rubata,e li ho dovuto dare spiegazioni su di me.. avrei preferito essere portato in caserma piuttosto che sentirmi come fossi un minorato! Ero da multa, avevo eseguito un sorpasso dove non avrei dovuto, andavo oltre il limite di velocità, non avevo la cinta.. ma dopo aver spiegato per quale motivo i miei dati non coincidevano col mio aspetto mia hanno dato una pacca sulla spalla e mi hanno mandato a casa! (Leonardo)


 Ovviamente nessuno può rifiutare un lavoratore in base al sesso.. non può ma può decidere che non sei idoneo. Puoi fargli causa, sta a loro dimostrare che il motivo della non assunzione è un altro. Ne vale la pena? Soldi spesi per una causa verso un'azienda che, anche dovessi vincere, potrebbe benissimo farti passare un periodo di prova insostenibile, mobbing e licenziamento alla prima scusa buona. Conviene?
All'estero, in alcuni paesi, gli italiani transessuali vengono accolti come persone che hanno diritto all'identità che desiderano, a Leonardo basterebbe firmare qualche modulo e avrebbe i documenti corretti. Ma nemmeno questo è facile. Servono soldi per migrare.

Leonardo è stato fortunato con i carabilieri che lo hanno fermato. Molte altre persone transessuali ci finiscono in caserma. Molte persone transessuali vengono prese in giro dalle pattuglie. Nei rapporti di potere siamo sempre svantaggiate e, spesso, il motivo è quel documento che, nel caso di Leonardo, porta su scritta una F.

Firma la petizione http://goo.gl/BFjLxD

Quando finiamo in ospedale.

Quando finiamo in ospedale per un controllo o per un'emergenza cosa succede?

Napoli, 2 aprile 2014 da un comunicato congiunto di Arcigay Napoli e Salerno veniamo a conoscenza di questo:

Ancora una volta è calpestata la dignità di una persona transessuale.

Una donna transessuale è ricoverata per un ictus da diversi giorni presso l’Ospedale San Giovanni Bosco di Napoli, e come accade sempre in questi casi, è ricoverata in un reparto maschile
E’ lancinante lo sconcerto per il disorientamento che si legge negli occhi di questa persona, costretta, da norme che non riconoscono il suo corpo ma solo un nome su un documento non ancora “normalizzato”, a subire un sopruso di fronte al quale siamo impotenti.
Invochiamo il rispetto della dignità di questa persona, ed allo stesso tempo ci chiediamo se sia ancora possibile che si debba intervenire, ogni volta, confidando nel buon cuore e nella disponibilità del responsabile di reparto di turno.Chiediamo che si intervenga affinchè sia regolamentato l’accesso alle strutture sanitarie pubbliche per le persone transessuali con documenti non ancora corrispondenti alla loro identità, attesa anche l’incredibile complessità delle procedure previste dalla legge vigente per la riattribuzione anagrafica. Sono procedure che prevedono tempi lunghissimi, un doppio procedimento giudiziario, e l’obbligo della sterilizzazione preventiva, con liste d’attesa oramai proibitive nei nostri ospedali.

Alcune amiche assistono la ricoverata, mettendo una coperta tra lei e gli uomini con cui condivide la stanza, mentre il personale sanitario la spoglia per le operazioni di pulizia. Questo è rispetto? Al momento la paziente non è in grado di intendere e rispondere, nemmeno ha l'uso della parola. È sola da diversi giorni, abbandonata a se stessa in un reparto maschile Ancora solitudine e sofferenza. Importante è averla trovata (D.L. Falanga).

Manlio Converti ci segnala un'altro caso, quello di Claudia, ricoverata dopo essere stata aggredita in piena notte. Claudia è stata ricoverata in un reparto maschile, chiamata con nome maschile, trattata come se la sua persona non ci fosse.

Quanti e quante di noi, trovandosi in ospedale, per emergenza o procedure legate alla transizione, si sono sentit* ferit* e pres* in giro, anche in quei reparti dove le persone transessuali ci sono ogni giorno? Quanti uomini FtM, per affrontare l'isterectomia, si sono visti mettere in isolamento in una stanza di ginecologia e sono stati invitati a non vagare per i corridoi, essendo un reparto femminile che ospita un uomo?

Per l'organizzazione mondiale della sanità salute significa: stato di completo benessere fisico, psichico e sociale e non semplice assenza di malattia.

Lo stato ci nega i documenti. La sanità ci nega la dignità. E' ora di dire basta. Siamo persone, non oggetti in riparazione da tenere nascosti.

Il disegno di legge 405 prevede che il cambio di nome e sesso anagrafico siano regolati da semplici e veloci procedimenti amministrativi e, specificando che gli interventi necessari alle persone transessuali per raggiungere il proprio equilibrio non sono mutilazioni, permettono ai chirurghi di agire senza nullaosta del tribunale. Se questa legge fosse in vigore Enrico non dovrebbe recarsi in alcun tribunale, nessun CTU sarebbe necessario e avrebbe già tutte le autorizzazioni per il suo caso.

* Il CTU è un medico, solitamente uno psichiatra, che viene nominato dal tribunale per scrivere una perizia. Il giudice, non avendole competenze per valutare la documentazione fornita dal richiedente, nomina un medico che non fa altro che leggere relazioni scritte da colleghi che, come lui, sono iscritti all'ordine dei medici italiani, e dichiara al giudice che è tutto in regola. Questo si traduce in una spesa inutile, per il richiedente se questo lavora, per lo stato se questo ha diritto al gratuito patrocinio, e comunque in un inutile allungamento dei tempi.

http://youtu.be/V1yEh8SjKdw


Transgender, tra identità e discriminazione
«Non conoscono me, ma un luogo comune»

«Bisogna cambiare l’immagine secondo cui transessuale è uguale a prostituta». Per Vittoria, studentessa dell’ateneo di Catania, iscriversi in palestra, andare in biblioteca o cercare una casa in affitto può trasformarsi in un’occasione per essere discriminata. Per questo sta contribuendo a diffondere una petizione per permettere il cambio delle informazioni sui documenti anche ai cittadini che non hanno ancora affrontato il lungo e difficile percorso che porta all’intervento chirurgico
Vittoria_interna
Iscriversi in palestra, prendere un libro in biblioteca, pagare con carta di credito. Ogni giorno sono innumerevoli le situazioni per le quali viene richiesta una carta d’identità. Eppure molte persone vivono un gesto quasi banale come il potenziale avvio di discriminazioni o, nel caso migliore, con sorrisi imbarazzati. Sono i transgender, per i quali è impossibile modificare le informazioni sul documento identificativo senza aver subito l’intervento chirurgico. Vittoria, studentessa laureanda del dipartimento di Studi umanistici etneo, lo sa bene. Una lunga chioma rossa a incorniciare il volto, un vestito dai colori accesi e un nome ufficiale che non coincide con il genere femminile in cui si identifica. «A volte, quando vedono il documento, entrano in silenzio stampa – sorride amaramente – Non dicono niente, ma per me è un po’ imbarazzante, dà fastidio».
Vittoria_Sono tanti i casi che elenca: dalla richiesta di un affitto negataalla discriminazione di genere compiuta dalle forze dell’ordine. «Camminavo in viale Vittorio Veneto con un’amica – spiega – ci hanno fermate e chiesto il documento. Appena hanno visto il mio al maschile, mi hanno detto: “La sua estetica non combacia con il documento che mi sta presentando”. Non mi andava di spiegare, non era il caso, ma mi sono arrabbiata», confessa. «Un conto è vestirsi da donna perché devi fare una rapina, un altro è farlo perché ti senti donna. Bisogna distinguere. Serve molta sensibilizzazione all’interno delle istituzioni. Anche se a Catania – riconosce – siamo abbastanza protette». E poi ci sono le situazioni ordinarie, come la decisione di iscriversi in palestra: «Mi presento al femminile, ma nel documento compare il nome maschile». Oppure all’università, «prima dell’esame, il professore fa l’appello per vedere se tutti i prenotati si sono presentati e fa il mio nome al maschile. Io mi devo registrare per forza così – puntualizza – C’è chi si gira, chi sorride, chi si dà la gomitata, ti fanno una radiografia. Cose che danno fastidio. Loro non conoscono me, Vittoria, ma un luogo comune».
«In Italia c’è una concezione della donna pessima. Figuriamoci per gli omosessuali o per i transessuali. C’è ignoranza in questa materia», attacca. Tutto nasce da «un miscuglio di pregiudizi che nel tempo hanno portato a questa situazione». Per la studentessa «bisogna cambiare l’immagine secondo cui transessuale è uguale a prostituta. Anche su Google, se cerco trans, trovo annunci per escort, notizie legate allo spaccio», snocciola infastidita. «Io sto bene, non ho mai fatto nulla di questo, studio, faccio teatro – racconta con fervore – E mi dà fastidio se qualcuno mi addita come prostituta. Anch’io potrei dire: “Tutti i maschi etero sono stronzi”. Ma sarei stupida». E prosegue: «Ci sono donne che fanno le cubiste e quelle che lavorano alle poste. Trans studentesse e trans prostitute. Non ha senso generalizzare».
Per permettere ai cittadini transgender di tutelare i propri diritti, è stata lanciata dalla livornese Michela Angelini una petizione online che in poco tempo ha raccolto oltre cinquemila firme. Sono stati vari i tentativi di modificare la legislazione in materia – nel 2003, 2006 e 2008 – mafinora la politica si è mostrata sorda alle richieste avanzate. «Chiediamo una modifica della legge che ci permetta di presentarci nella società come donne anche senza intervento – dice Vittoria – Vogliamo stare bene con la nostra identità di genere, ossia il percepirsi maschio o femmina». Gli interventi di falloplastica e vaginoplastica sono molto complessi. Nonostante le moderne tecniche chirurgiche abbiano alzato i livelli di sicurezza, «c’è chi non vuole operarsi. È un intervento rischioso, che può avere anche conseguenze per la salute». E comunque, possono passare anche cinque-sei anni affinché la burocrazia completi il processo di cambiamento da uomo a donna e viceversa.
Secondo alcuni studi, racconta la giovane, «per i transessuali da maschio a femmina una parte del cervello è simile a quello di una donna biologica. Molte cose non si possono ancora spiegare, ma è giusto capire, comprendere». Vittoria sottolinea come «il genere è un fatto culturale, viene costruito dalla società». Un’urgenza di inserire qualsiasi essere umano all’interno di una griglia precostituita che va in tilt ogni volta che viene richiesta la carta d’identità. «Ma anche per strada, quando entro in un bar, ci sono sguardi strani. Hanno questa necessità di categorizzare. Sì, c’è l’odio verso l’omosessuale e il transessuale, ma secondo me odiano l’ambiguità, l’androginia. Si sentono minacciati, non riescono a etichettarti. Per fortuna non viene da tutti, ma quando succede si capisce anche a pelle».
Eppure qualcosa sembra cambiare. «Ci stiamo muovendo per far registrare il libretto universitario al maschile o al femminile – anticipa – Ci sono molte città in Italia, anche a Palermo, in cui sono attive iniziative simili per gli studenti transgender. E lo vogliamo fare qui, a Catania». L’obiettivo principale, nel frattempo, è portare la questione ai vertici istituzionali. «Non vogliamo togliere i ruoli tradizionali, vogliamo aggiungere», precisa. Dalla politica «non abbiamo alcun tipo di appoggio o di riconoscimento». Eppure, molto spesso, sono i gesti più piccoli e concreti quelli che hanno maggiori riscontri. «Vedendo me che studio, i miei amici hanno cambiato idea sui transgender. È un bene mostrarsi, fa cambiare la mentalità». E conclude: «Si fa più fatica a nascondersi che a mostrarsi».

http://www.change.org/petitions/per-l-approvazione-di-una-legge-che-tuteli-le-persone-transessuali?fb_action_ids=10201713173206443&fb_action_types=change-org%3Arecruit&fb_ref=__cphYrepDXZ&fb_source=feed_opengraph&action_object_map=%7B%2210201713173206443%22%3A468476039920548%7D&action_type_map=%7B%2210201713173206443%22%3A%22change-org%3Arecruit%22%7D&action_ref_map=%7B%2210201713173206443%22%3A%22__cphYrepDXZ%22%7D

Ελλάδα: Πρώτα στείρωση και μετά νομιμοποίηση


*

Στην Ελλάδα η κατάσταση είναι ακόμη πιο πίσω, παρά τα όσα προβλέπει η ευρωπαϊκή νομοθεσία. «Στην Ελλάδα η νομοθεσία για την αλλαγή των εγγράφων για τους τρανς ανθρώπους υπολείπεται αντίστοιχων νομοθεσιών που υπάρχουν σε άλλες χώρες της Ευρωπαϊκής Ενωσης», δηλώνει στην «Ε» η πρόεδρος του Σωματείου Υποστήριξης Διεμφυλικών Ατόμων, Μαρίνα Γαλανού.




Οπως λέει, στη χώρα μας, οι τρανς άνθρωποι μπορούν να αλλάξουν τα έγγραφά τους μόνο ύστερα από στείρωση και επέμβαση επαναπροσδιορισμού φύλου, έπειτα από χρονοβόρα δικαστική διαδικασία σε εφαρμογή παλαιάς νομολογίας προ τεσσάρων δεκαετιών. «Οπως έχει διατυπωθεί σε συστάσεις του Συμβουλίου της Ευρώπης και Ψηφίσματα του Ευρωπαϊκού Κοινοβουλίου, τα κράτη - μέλη πρέπει να εναρμονίσουν τη νομοθεσία τους ώστε να απλουστευθεί η διαδικασία αλλαγής των εγγράφων, χωρίς την προϋπόθεση στείρωσης ή επεμβάσεων επαναπροσδιορισμού. Είναι απαραίτητο, λοιπόν, η χώρα μας να συμμορφωθεί στις συστάσεις αυτές σύμφωνα με τα διεθνή στάνταρντ», τονίζει.

Επίσης υποχρέωση της χώρας μας είναι η ενσωμάτωση της Απόφασης Πλαίσιο του Ευρωπαϊκού Κοινοβουλίου για την καταπολέμηση του ρατσισμού. «Στη κατεύθυνση αυτή βρίσκεται το σχέδιο νόμου που ήρθε την περασμένη Πέμπτη 10/4 στην αρμόδια επιτροπή της Βουλής προς συζήτηση», τονίζει η Μαρίνα Γαλανού.

Οπως λέει, ο υπουργός Δικαιοσύνης, Χαράλαμπος Αθανασίου, σε πρόσφατη επίκαιρη ερώτηση της βουλευτού της ΔΗΜΑΡ, Μαρίας Γιαννακάκη, απάντησε ότι θα προστεθεί η ταυτότητα φύλου για την προστασία από τον ρατσισμό των τρανς ανθρώπων. «Περιμένουμε, λοιπόν, από τον υπουργό, κύριο Αθανασίου, να τηρήσει τις δεσμεύσεις του. Πιστεύουμε σε μία ανοικτή δημοκρατική κοινωνία που ο ρατσισμός και η μισαλλοδοξία δεν μπορούν να έχουν θέση», καταλήγει η Μαρίνα Γαλανού.



ΤΑΥΤΟΤΗΤΑ ΦΥΛΟΥ
Ευρωπαϊκή καμπάνια για την αναγνώριση
«Aπό εκεί ξεκινά ο Γολγοθάς του εξευτελισμού στην καθημερινότητα. Θυμάμαι πριν από μερικά χρόνια, που πήγε μια τρανς να παραλάβει δέμα από το ταχυδρομείο και ο υπάλληλος περιέφερε την ταυτότητά της στους άλλους και φώναζε: “Τη βλέπετε αυτή; Δεν είναι αυτή, είναι αυτός!”. Στην καλύτερη περίπτωση, θα σε κοιτάξουν καλά καλά και θα πάρουν ειρωνικό ύφος. Σκέψου να πρέπει να το αντιμετωπίσεις κάθε φορά που πας σε τράπεζα, σε νοσοκομείο, να νοικιάσεις ένα σπίτι, να βρεις εργασία. Σε άλλες χώρες, αλλάζουν τα έγγραφα με απλή δήλωση, χωρίς να απαιτούνται φάρμακα ή επέμβαση επαναπροσδιορισμού φύλου. Το ζήτημα δεν είναι ιατρικής φύσης, είναι θέμα ανθρωπίνων δικαιωμάτων».
Αυτά μας έλεγε σε συνέντευξή της στην «Εφ.Συν.» (11 Μαΐου 2013) η Μαρίνα Γαλανού, πρόεδρος του Σωματείου Υποστήριξης Διεμφυλικών, για ένα ακανθώδες ζήτημα των τρανς. Το κίνημα των τρανς της Ευρώπης αποφάσισε να βάλει το ζήτημα της νομικής αναγνώρισης της ταυτότητας φύλου ψηλά στις προτεραιότητές του για την επόμενη χρονιά, οργανώνοντας εκστρατεία ενημέρωσης της κοινωνίας, διεκδίκησης από τους φορείς και ενδυνάμωσης των ίδιων των τρανς. Στην εκστρατεία, που τιτλοφορείται «Πρόσβαση παντού: η αναγνώριση ανοίγει πόρτες», συμμετέχει και το ΣΥΔ.
Στην Ελλάδα, μόνο οι τρανς που έχουν κάνει επέμβαση επαναπροσδιορισμού φύλου μπορούν να αλλάξουν τα έγγραφα ταυτότητας, και αυτό με κατάθεση δικαστικού αιτήματος -διαδικασία γραφειοκρατική και χρονοβόρα.

«Διεκδικούμε τη γρήγορη, προσιτή και διαφανή νομική αναγνώριση της ταυτότητας φύλου και τη δυνατότητα αλλαγής των εγγράφων των τρανς χωρίς ιατρικές προϋποθέσεις. Η νομική αναγνώριση της ταυτότητας φύλου προστατεύει από τις διακρίσεις, προστατεύει την ιδιωτικότητα ενός ατόμου και αποτελεί τη βάση για μια αξιοπρεπή ζωή», γράφει ανακοίνωση του ΣΥΔ.
Δημήτρης Αγγελίδης
http://www.efsyn.gr/?p=193265

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